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Cos'è lo Spot Forex

Cos'è lo spot Forex: aspetti generali

Il Forex, il cui acronimo sta per Foreign Exchange Market, è il mercato dove vengono scambiate le valute dei paesi di tutto il mondo.

Tale mercato può essere:

  • a pronti, nel senso che gli scambi di valute avvengono immediatamente o dopo pochissimo tempo dalla data di contrattazione. In tal caso si parla di spot Forex;
  • a termine, in quanto gli scambi di valute avvengono ad una scadenza futura rispetto alla data di contrattazione. In questo caso si parla di Forex futures.

Lo spot Forex, quindi, si contraddistingue per il fatto che la liquidazione di un trade avviene entro due giorni da quando è stato eseguito.

Gli scambi avvengono in un mercato non regolamentato, denominato over the counter (OTC), attraverso un network di negoziazione che poggia su 4 principali piazze finanziarie (Sidney, Tokyo, Londra e New York) e che garantisce la continuità degli scambi 24 ore su 24.

Le ragioni per cui gli operatori si scambiano valute sul mercato Forex spot sono:

  • di natura commerciale, poiché gli esportatori e gli importatori nei loro traffici con i paesi stranieri hanno necessità di convertire la valuta domestica in valuta estera e viceversa;
  • di natura speculativa, dove gli operatori acquistano o vendono valute nella previsione futura di una rivalutazione o di una svalutazione delle stesse con lo scopo di ottenere un profitto.

Come si determina il prezzo nel Forex spot

Ogni giorno nel mercato Forex vengono quotate delle valute in rapporto ad altre, in maniera bilaterale, determinando quello che viene chiamato cross valutario.

Il cross valutario, quindi, è il rapporto tra due valute, dove al numeratore ci sta la valuta di riferimento denominata base currency e al denominatore l'altra valuta chiamata quote currency. Tale rapporto è dinamico, nel senso che varia in funzione della domanda e dell'offerta della base currency e della quote currency.

Facciamo un esempio.
Se il cross dollaro americano (usd)/yen giapponese (jpy) quota 108, significa che per comprare un dollaro occorrono 108 yen. Se dopo un giorno il cross valutario vale 109 vuol dire che è aumentata la domanda di dollari rispetto all'offerta ed è diminuita quella di yen.

Il prezzo quindi è influenzato dalla domanda e dall'offerta che dipendono dal numero di compratori e di venditori di ogni valuta e dal volume trattato.

Ci sono però dei fattori che influenzano il meccanismo della domanda e dell'offerta e riguardano:

  • I tassi di interesse. Quanto più essi sono alti nel paese valutario di riferimento, tanto maggiore è la richiesta di quella valuta che lo rappresenta poiché per un investitore è più conveniente detenere strumenti finanziari espressi in quella moneta, fruttando questi ultimi interessi maggiori.
  • Il tasso di inflazione. Un'inflazione maggiore in un paese comporta una perdita di potere d'acquisto per effetto di rendimenti reali più bassi: di conseguenza minori investimenti in quel paese e quindi minore richiesta valutaria.
  • La crescita. Se un paese cresce e si sviluppa attira maggiori investimenti, conseguentemente la propria moneta tende a rafforzarsi per via di un aumento della domanda.
  • La politica monetaria delle banche centrali. Una politica monetaria espansiva tende ad aumentare la quantità di denaro in circolazione e quindi, creandosi eccesso di offerta rispetto alla domanda, il valore della valuta si riduce. Ovviamente succede il contrario in caso di politica monetaria restrittiva.
  • La politica fiscale dei governi. Una politica espansiva di riduzione delle tasse, attira capitali dall'estero in quanto gli investitori trovano più convenienza nell'impiegare il proprio denaro in un paese in cui il reddito prodotto viene meno intaccato dalle imposte. Di conseguenza vi è una maggiore richiesta di valuta. La situazione si inverte se la politica fiscale risulta essere restrittiva.
  • Le condizioni di debito pubblico e privato. Maggiormente un paese si trova indebitato, più alta è la probabilità che il debito non venga ripagato, di conseguenza l'effetto che si crea è duplice: da un lato gli investitori diminuiscono la richiesta della valuta di quel paese per effetto di un calo fiduciario verso il paese stesso e dall'altro diminuiscono i prestiti verso le aziende pubbliche e private.
  • La situazione politico governativa. Se un paese è poco stabile per via di forme di turbolenza interne a livello politico, la valuta che lo rappresenta è poco richiesta in quanto considerata instabile e volatile. Quindi essa tende a deprezzarsi. È il caso soprattutto di paesi che sono caratterizzati da regimi dittatoriali condizionati da frequenti insurrezioni interne.

Tutti questi fattori influenzano i corsi valutari in un orizzonte temporale medio lungo, ma nel breve o brevissimo periodo concorrono vicende congiunturali (come la pubblicazione di una notizia rilevante, l'ingresso di nuovi compratori o venditori) e aspetti puramenti tecnici (come livelli di supporto e di resistenza, manovre speculative o attese da parte degli operatori finanziari che scontano un evento che sta per accadere e che riguarda una o più valute in particolare).

Come si acquista o si vende un cross valutario

A meno di non voler detenere fisicamente una quantità di valuta straniera per esigenze di carattere commerciale, dove in tal caso bisognerebbe recarsi in banca o presso un ufficio cambi, se la ragione è di carattere speculativo il modo più immediato per acquistare o vendere un cross valutario è quello di farlo attraverso una piattaforma di trading online messa a disposizione da un broker, che funge da intermediario favorendo l'incontro tra la domanda e l'offerta.

Per il servizio fornito, l'intermediario broker applica un costo che è rappresentato da:

  • uno spread, che consiste nella differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita di una valuta;
  • una commissione per ogni operazione eseguita.

Lo spread è tanto più contenuto quanto più è liquido il cross valutario che si sta trattando. La liquidità comunque viene spesso fornita dal broker stesso che fa da controparte di ogni operatore, in tal caso si dice che svolge un ruolo di Market Maker (MM). In tanti altri casi invece si limita a mettere in contatto direttamente a mercato il compratore con il venditore, in questo caso funziona come ECN (Electronic Communication Network).
Leggi qui la guida alla scelta dei due tipi di broker.

La quantità minima acquistabile sul mercato Forex viene denominata lotto e corrisponde a un controvalore di 100.000 dollari. Tuttavia la quasi totalità dei broker, per venire incontro alle esigenze dei clienti retail, consente la possibilità di fare operazioni minime acquistando minilotti che corrispondono a 10.000 dollari o microlotti equivalenti a 1.000 dollari.

Le operazioni possono essere effettuate utilizzando la leva finanziaria fino ad un massimo stabilito dalle normative comunitarie e consentito dal broker. La leva finanziaria consiste nella possibilità di utilizzare solo una parte del capitale impiegato nell'investimento.

Se ad esempio il conto trading risulta essere di 1.000 dollari e si usa una leva finanziaria 1:10, significa che si possono fare operazioni fino a 10.000 dollari. Questo amplifica i guadagni poichè una variazione nella direzione sperata di un cross valutario del 10% fa ottenere il 100% del guadagno, raddoppiando così il capitale. Questo approccio però amplifica anche le perdite, in quanto è sufficiente una variazione negativa del 10% del proprio investimento per azzerare il capitale che si ha sul conto.

Le regole dell'ESMA (European Security and Markets Authority) stabiliscono che la leva massima consentita sia di 1:30 e questo ha portato molti traders a rivolgersi a brokers operanti fuori dalla comunità europea, per utilizzare una leva finanziaria maggiore.

Le operazioni valutarie non necessariamente devono essere aperte e chiuse lo stesso giorno, ma possono rimanere in essere anche per lungo tempo. A fine giornata, infatti, il broker esegue quello che in gergo tecnico viene chiamato rollover, cioè chiusura e riapertura delle posizioni.

Per ogni giorno di apertura delle posizioni, però, sulle valute maturano dei tassi di interesse: positivi per la valuta che si compra e negativi per quella che si vende. La differenza tra i tassi di interesse maturati viene addebitata o accreditata ogni giorno sul conto di trading e prende il nome di swap.

Se ad esempio si investono 100.000 dollari nel cambio GPB/USD e il tasso di interesse è dell'1,75% per gli investimenti in dollari e dello 0,50% per quelli in sterline britanniche, in tal caso si paga un interesse annuo dell'1,25% che viene addebitato giornalmente in quanto l'acquisto di GBP/USD equivale a investire in sterline su cui matura un interesse al tasso dello 0,50%, finanziandosi in dollari su cui si paga un interesse dell'1,75%.
La differenza, chiamata swap, è quella che viene addebitata sul conto.

Quindi, per riassumere, ogni anno si paga: 100.000 X 1,25% = 1.250 dollari che vengono addebitati in ogni giorno di trading. Quindi se i giorni di trading sono 261, ogni giorno approssimativamente vi è uno swap di: 1.250 : 261 = 4,80 dollari.

Naturalmente nel caso in cui si vendesse il cross GBP/USD, lo swap diventerebbe positivo e verrebbe accreditato, perché si investe in dollari finanziandosi in sterline britanniche.

I tassi di interesse sono stabiliti dalle banche, che sono i fornitori di liquidità del sistema e sui cui conti vengono depositate le somme che verranno investite da ogni trader.

Il Pip

L'unità di misura della variazione di un cross valutario viene denominata pip. Un pip ha un valore centesimale e la sua entità dipende dalla quantità di quella valuta acquistata o venduta.

Se ad esempio il cross EUR/USD quota 1,1050 e la variazione minima è di 1,1051 in salita e 1,1049 in discesa, un pip equivale a 0,0001. Di conseguenza, se si acquista un lotto di 100.000 EUR/USD, il valore del pip sarà di 0,0001 x 100.000 = 10 dollari.

Quali sono i cross valutari del mercato Forex

I cross valutari vengono generalmente distinti per categorie, in base ad alcune caratteristiche. Si hanno quindi i seguenti gruppi.

Le majors

Le majors. Le majors sono i cambi valutari, aventi sempre a riferimento il dollaro americano, che si contraddistinguono per il fatto di essere le più trattate in tutto il mercato del Forex. Infatti, statisticamente, l'80% delle contrattazioni riguardano tali incroci di valute. Per tale ragione sono caratterizzate da spread più contenuti rispetto ad altri cambi.

L'elenco delle majors è il seguente e comprende:

  • EUR/USD (Euro/Dollaro Americano);
  • GBP/USD (Sterlina/Dollaro Americano);
  • USD/JPY (Dollaro Americano/Yen);
  • AUD/USD (Dollaro Australiano/Dollaro Americano);
  • NZD/USD (Dollaro Neozelandese/Dollaro Americano);
  • USD/CAD (Dollaro Americano/Dollaro Canadese);
  • USD/CHF (Dollaro Americano/Franco Svizzero).

Le minors

Le minors riguardano i cambi valutari meno trattati e che si caratterizzano per il fatto che non vi è la presenza del dollaro americano, né come base currency né come quote currency.

Esse sono:

  • EUR/GBP  (Euro/Sterlina);
  • EUR/JPY    (Euro/Yen);
  • EUR/CHF   (Euro/Franco Svizzero);
  • EUR/AUD  (Euro/Dollaro Australiano);
  • EUR/CAD  (Euro/Dollaro Canadese);
  • GBP/AUD  (Sterlina/Dollaro Australiano);
  • GBP/CHF   (Sterlina/Franco Svizzero);
  • GBP/JPY    (Sterlina/Yen);
  • AUD/CAD  (Dollaro Australiano/Dollaro Canadese);
  • AUD/CHF  (Dollaro Australiano/Franco Svizzero);
  • AUD/JPY   (Dollaro Australiano/Yen)
  • AUD/NZD  (Dollaro Australiano/Dollaro Neozelandese)
  • EUR/NZD  (Euro/Dollaro Neozelandese);
  • CAD/JPY   (Dollaro Canadese/Yen);
  • CHF/JPY   (Franco Svizzero/Yen);
  • NZD/JPY  (Dollaro Neozelandese/Yen).

Le exotics

Le excotics fanno riferimento ai crossi valutari dei paesi emergenti. Si tratta di cambi poco trattati e, di conseguenza, per effetto della scarsa liquidità sono caratterizzati da spread elevati.

Tra le valute che fanno parte delle excotics si possono annoverare:

  • Rublo Russo (RUB);
  • Lira Turca (TRY);
  • Fiorino Ungherese (HUF);
  • Corona Ceca (CZK);
  • Zloty Polacco (PLN);
  • Leu Romeno (RON);
  • Dollaro di Hong Kong (HKD);
  • Rand Sudafricano (ZAR);
  • Peso Messicano (MXN);
  • Dollaro di Singapore (SGD);
  • Riya Saudita (SAR);
  • Real Brasiliano (BRL);
  • Dollaro di Taiwan (TWD).

Nordics

Le nordics sono dei cross che hanno come riferimento le valute dei paesi nordici dell'Unione Europea, ma che non fanno parte dell'Eurozona. Esse riguardano:

  • Corona Norvegese (NOK);
  • Corona Svedese (SEK);
  • Corona Danese (DKK).

Gli aspetti fiscali del mercato Forex

La questione fiscale del mercato Forex è sempre stata controversa per via della particolarità della gestione delle operazioni da parte degli intermediari, per ridurre la giacenza delle stesse. Fino al 2010, in tema di trattamento fiscale dei profitti generati dal Forex, era in vigore una vecchia legge del 1986 che stabiliva che le plusvalenze determinate da operazioni sui mercati valutari dovevano essere tassate solo se stavano in giacenza per un periodo di almeno 7 giorni lavorativi e per un importo superiore a 50.000 euro.

Il broker, con le operazioni di rollover giornaliero, evitava una giacenza superiore al giorno lavorativo, quindi se l'importo di giacenza media non era superiore a 50.000 euro, non vi era tassazione sul Forex.

Questo spesso ha acceso un dibattito tra gli operatori del settore finanziario, in quanto rispetto alle plusvalenze di altri strumenti finanziari il mercato del Forex veniva chiaramente privilegiato in termini fiscali.

Per questa ragione, l'Agenzia delle Entrate (Ade) ha sentito il bisogno di intervenire con due circolari, una datata 6 luglio 2010 con il titolo “Trattamento fiscale delle plusvalenze e minusvalenze derivanti da operazioni nel mercato Forex” e una del 25 ottobre del 2011 intitolata "Tassazione dei redditi diversi di natura finanziaria derivanti da compravendite di valute estere effettuate sul Foreign Exchange Market”. In entrambe le risoluzioni l'istituto finanziario ha equiparato le plusvalenze generate da operazioni valutarie a quelle scaturite da altri strumenti finanziari, ragion per cui andrebbero tassate con l'aliquota del 26%.

Un parere dell'Ade non è legge, ma solo un'interpretazione, quindi il tema è rimasto caldo fino a quando il Parlamento non ha calato il sipario sulla questione con la legge del 1° luglio 2014, dove ha introdotto l'ISOS, ossia l'imposta sostitutiva sulle plusvalenze di natura valutaria, stabilendone l'aliquota del 26%.

Il trader può pagare le imposte aderendo al regime dichiarativo o amministrato.
Nel primo caso deve portare lui stesso in dichiarazione dei redditi i guadagni ottenuti, inserendoli nel quadro RT “Plusvalenze assoggettate a imposta sostitutiva del 26%”.
Nel secondo caso, invece, è il broker che si occupa di versare l'imposta a titolo definitivo, fungendo da sostituto d'imposta.

Il problema nasce quando, come nella maggior parte dei casi, il broker è straniero e non ha una sede in Italia: in tal caso l'unico regime possibile è quello dichiarativo, non potendo l'intermediario essere sostituto d'imposta.

Quando il conto trading è aperto con un broker estero e quindi il conto si trova fuori dai confini nazionali, bisogna dichiararlo nel quadro RW della dichiarazione dei redditi e pagare l'IVAFE, che è una imposta patrimoniale sul valore delle attività valutarie detenute all'estero.

L'IVAFE di fatto sostituisce la Tobin Tax, che non viene applicata sugli investimenti valutari.

I principali vantaggi del Forex

Tra i principali vantaggi dell'investimento nel mercato dei cambi si possono considerare:

  • Elevata liquidità. Il mercato Forex è il più ampio del mondo e per questo presenta un livello di liquidità altissimo, annullando in pratica il rischio che non si riesca a trovare una controparte in una operazione di trading.
  • Costi bassi. I costi delle operazioni di trading valutario sono normalmente più contenuti rispetto a quelli di altri strumenti finanziari, limitandosi nella maggioranza dei casi allo spread che applica il broker sul prezzo bid e ask. Tale spread, poi, è tanto più basso quanto più la coppia di valute trattata è liquida.
  • Mercato poco manipolabile. Essendo un mercato molto ampio e voluminoso, è più difficoltoso per le mani forti riuscire a condizionarne l'andamento rispetto ad un mercato in cui i volumi trattati sono più contenuti.

I principali svantaggi del Forex

Il mercato Forex presenta anche degli svantaggi, tra cui si possono annoverare:

  • Mercato non regolamentato. L'assenza di un'autorità di vigilanza sui prezzi favorisce eventuali episodi di poca trasparenza da parte degli intermediari broker, soprattutto in situazioni di alta volatilità del mercato.
  • Elevato stress. Essendo un mercato aperto 24 ore al giorno, il trader può essere preso dal desiderio di essere presente quante più ore possibili al giorno davanti alla piattaforma: questa è una modalità operativa spesso controproducente.
  • Utilizzo smodato della leva finanziaria. La possibilità di operare in leva in modo più spinto rispetto ad altri strumenti comporta il rischio, soprattutto nel caso di trader alle prime armi, di bruciare velocemente il conto di trading per via dell'amplificazione delle perdite.

I nomignoli delle coppie valutarie

Nel mondo del Forex spesso vengono usati tra gli operatori dei soprannomi ai vari cross per identificarli, ognuno dei quali ha una sua etimologia. Vediamone alcuni:

  • EUR/USD: Fiber L'UR/USD viene chiamato anche Fiber: il motivo sta tutto nelle fibre ottiche, in quanto essendo che l'euro è una valuta recente, la trasmissione dei dati avviene attraverso fibra ottica e non più come un tempo via cavo fisico. E per di più l'Europa è il continente dove sono presenti le fibre ottiche più efficienti del globo.
  • GBP/USD: Cable Il cross sterlina/dollaro americano è denominato Cable, questo perché in origine i dati che venivano trasmessi tra il Regno Unito e gli Usa riguardo le valute avvenivano per mezzo dei cavi di comunicazione.
  • EUR/GBP: Chunnel. L'EUR/GBP è soprannominato Chunnel semplicemente perché si allude al canale della Manica che collega la Francia alla Gran Bretagna.
  • USD/JPY: Ninja. Il USD/JPY viene simpaticamente chiamato ninja perché fa allusione alla combattività dei ninja giapponesi.
  • EUR/JPY: Yuppy. L'origine del nomignolo che appartiene al cambio EUR/JPY è data dall'unione delle prime due lettere dell'EUR e delle ultime due dello JPY, la cui parola risultante sarebbe euppy, pronunciata yuppy.
  • AUD/USD: Aussie. Il cross AUD/USD viene denominato aussie con riferimento alla pronuncia dialettica per indicare gli australiani, chiamati appunto in quel modo, nello slang inglese.
  • USD/CHF: Swissy. Il temine swissy in questo caso si riferisce sempre allo svizzero, ma come sinonimo di cool che sta a significare freddo.
  • USD/CAD: Loonie. In tal caso il nomignolo riguarda la moneta di 1 dollaro canadese chiamata appunto loonie, ovvero "solitario".
  • NZD/USD: Kiwi. Il cross NZD/USD è denominato così per via del fatto che in Nuova Zelanda vive un uccello raro di nome kiwi, ma sembra che non ci sia alcuna allusione al frutto.