Pronti contro termine: caratteristiche generali

I pronti contro termine (PCT), chiamati anche vendita con patto di riacquisto, sono strumenti finanziari con cui un soggetto che solitamente è una banca o un intermediario autorizzato vende dei titoli, solitamente di Stato od obbligazionari, ad un altro soggetto investitore con il patto di riacquistarli ad una scadenza breve, che non supera i 12 mesi, ad un prezzo maggiorato e prefissato.

Il motivo per cui vengono scambiati questi strumenti è, da un lato, per permettere alla banca o al soggetto autorizzato di finanziarsi a breve sul mercato della liquidità, dall'altro per consentire al risparmiatore di impiegare la propria liquidità con operazioni che garantiscono un rendimento maggiore rispetto ai depositi bancari, al conto corrente, ai buoni fruttiferi e ad altri titoli a breve termine.

Chi investe in PCT non sono solo i piccoli risparmiatori, ma anche le imprese, gli intermediari finanziari, le banche nell'ambito delle operazioni del mercato interbancario e le banche centrali per garantire liquidità al sistema bancario.

Il rendimento dei pronti contro termine dipende:

  1. Dalla scadenza, che va da 1 a 12 mesi, e tanto quest'ultima è maggiore tanto più alto sarà il rendimento netto garantito
  2. Dal titolo sottostante, perché tanto questi sarà più rischioso tanto maggiore è il rendimento atteso del PCT e quanto meno è redditizio rispetto ad altri titoli della stessa specie tanto maggiore è il rendimento atteso del PCT

C'è da dire che non vi è un lotto minimo di investimento stabilito dalla legge che è possibile effettuare nei PCT, ma viene di volta in volta stabilito dalle banche. Questo differenzia l'investimento di PCT da quello in titoli di Stato che, solitamente, richiedono una soglia minima del capitale investito.

Differenza tra PCT e depositi vincolati

La differenza fondamentale tra PCT e depositi vincolati sta nel fatto che, mentre un deposito vincolato è una forma di raccolta diretta presso il pubblico, il PCT è una forma di raccolta indiretta, in quanto deriva da un sottostante rappresentato da titoli.

Questo comporta che il deposito vincolato sia garantito dal fondo interbancario fino ai 100.000 euro. Il PCT ha come unica garanzia il titolo sottostante che rimane di proprietà dell'investitore per tutta la durata dell'operazione. Inoltre il PCT, a differenza del deposito vincolato, richiede l'apertura di un conto titoli su cui si paga un'imposta di bollo.

Differenza tra PCT e certificati di deposito

Si può dire che entrambi sono per l'investitore forme di impiego della liquidità di breve termine, anche se in verità la scadenza dei certificati di deposito può estendersi ai 5 anni mentre i PCT al massimo hanno vita di 12 mesi.

La differenza sta nel fatto che i PCT fanno parte della raccolta indiretta degli istituti di credito, perché hanno titoli sottostanti come derivati, mentre i certificati di deposito di quella diretta, in quanto non vi è sottostante e trattasi di strumenti emessi direttamente dalle banche.
Da ciò ne consegue che quest'ultimi rientrano tra le categorie protette del fondo di garanzia, a patto che non siano emessi al portatore.

Come funzionano i pronti contro termine

Normalmente la procedura di scambio di PCT avviene nel seguente modo: la banca ha in portafoglio dei titoli obbligazionari, soprattutto titoli di Stato, quindi vende a pronti all'investitore tali titoli ad un prezzo che dipende dai tassi di interesse che vengono applicati su equivalenti titoli presenti sul mercato. Se questi titoli hanno un rendimento maggiore, allora il prezzo che incasserà l'investitore sarà maggiore in modo che la cedola combinata con il prezzo diano a termine un rendimento almeno equivalente agli altri titoli, altrimenti l'investitore non avrebbe convenienza ad effettuare l'operazione di pronti contro termine, preferendo acquistare i titoli concorrenti sul mercato.

Un esempio può essere più chiaro.
Si supponga di volere acquistare al 31 maggio un PCT a scadenza 30 giorni (30 giugno), che ha come sottostante BTP a 5 anni che stacca cedola semestrale 1/1 - 30/6 dell'1,5%. Gli equivalenti BTP a 5 anni sul mercato che scadono a 30 giorni attualmente garantiscono un rendimento netto dell'1,8% annuo: questo significa che il PCT non deve fruttare in questo lasso di tempo un rendimento inferiore all'1,8%.
Quindi si immagini che la banca venda a 99,50 a pronti su un valore nominale del BTP di 100.

Il prezzo di riacquisto dopo 30 giorni che sarà accreditato all'investitore, sarà così determinato:
Prezzo di vendita = 99,50
+ Cedola 1,5% staccata al 30 giugno = 1,5
- Rateo di interesse dal 1 gennaio al 31 maggio =  1,5 x 5 mesi/6 mesi = 1,25
- Spese bancarie = 0,10
Prezzo di riacquisto = 99,65

Significa che l'investitore, acquistando a pronti titoli a 99,50 e vendendo a termine gli stessi titoli a 99,65 ha ottenuto un rendimento netto di 0,15 che corrisponde a un rendimento dello 0,15% a 30 giorni e all'1,8% su base annuale, perfettamente in linea con il rendimento garantito dai BTP simili sul mercato.

Ovviamente l'esempio è stato fatto in maniera semplicistica, perché nella determinazione del prezzo di riacquisto si dovrà tenere conto della previsione dell'andamento dei tassi sul mercato a 30 giorni e delle spese per il bollo (0,2%), nonché del potere contrattuale dei contraenti.

È possibile per l'investitore chiedere anche l'estinzione anticipata del contratto, ma questo comporterebbe una penale che andrebbe a decurtare il rendimento finale dell'operazione. Non è possibile, invece, cedere a terzi il PCT in quanto è un titolo nominativo e può essere riscosso solamente dal sottoscrittore.

In alcuni casi il sottostante può essere rappresentato da titoli azionari e, in tal caso, la banca si assume il rischio che il prezzo delle azioni sul mercato sia inferiore rispetto al prezzo di riacquisto a termine.
Solitamente la banca si assume anche il rischio legato al titolo sottostante, tranne in quei casi in cui espressamente scrive nel contratto che non sarà chiamata a rispondere in caso di fallimento dell'emittente il titolo.

La fiscalità dei pronti contro termine

Dopo le riforme fiscali del 2011 e del 2014, i pronti contro termine non hanno più l'aliquota agevolata del 12,50% ma essa è stata elevata prima al 20% e poi al 26%, uniformandola alla tassazione sui capital gain. Resta però al 12,50% la tassazione sulle cedole percepite sui titoli sottostanti.

I principali vantaggi dei pronti contro termine

I principali vantaggi dei pronti contro termine posso essere così riassunti:

  • Durata. Consentono di effettuare impiego di liquidità a scadenze brevi, limitando, proprio per via della durata, il rischio dell'investimento
  • Rendimento. Permettono di ottenere solitamente una performance maggiore rispetto ad equivalenti strumenti del mercato monetario, come depositi vincolati, buoni fruttiferi del Tesoro, libretti postali, ecc
  • Semplicità. Non sono trattati sui mercati finanziari ma si acquistano semplicemente in banca, basta essere semplicemente titolari di un conto corrente e di un conto titoli. Inoltre si sa dall'inizio quello che sarà il rendimento finale di tutta l'operazione

I principali svantaggi dei pronti contro termine

  • Fiscalità. È prevista un'imposta di bollo dello 0,2% sul conto titoli, in quanto l'investitore entra in possesso di titoli sottostanti e questi devono essere depositati in un conto apposito su cui viene applicata la tassazione vigente, oltre alle spese di gestione del conto stesso. Tali spese potrebbero incidere notevolmente sul rendimento finale
  • Scarsa elasticità. L'estinzione anticipata può avvenire, ma solo dietro pagamento di una penale, il che andrebbe a diminuire la performance dello strumento. Inoltre, ammesso che possa essere liquidato prima della scadenza, lo strumento si esporrebbe in tal caso al rischio tassi sul mercato. Non essendo uno strumento che può essere smobilizzato vendendolo a terzi, è necessario aspettare fino alla scadenza per rientrare del capitale investito
  • Rischio emittente e di controparte. La banca potrebbe inserire una clausola che la libera dal pagamento del capitale e degli interessi nel caso l'emittente del sottostante dovesse fallire. Vi è anche però il rischio che la banca non adempia alla sua obbligazione di ricomprare i titoli sottostanti alla scadenza. A quel punto l'unica garanzia per l'investitore è il possesso dei titoli che smobilizzerebbe sul mercato, correndo però il rischio di farlo ad un prezzo inferiore di quello che gli spetterebbe dal contratto di PCT. Nel caso in cui l'emittente dovesse coincidere con la banca stessa, il PCT, non essendo uno strumento garantito dal fondo interbancario di garanzia, rimane esposto al rischio di controparte e a quello di emittente che a loro volta coinciderebbero

Bail in e Pronti contro termine

Cosa succederebbe in caso di bail in della banca sottoposta a procedura fallimentare? In questo caso è molto importante distinguere tra due situazioni: quella in cui la banca sia anche l'emittente dei titoli sottostanti e quella in cui l'emittente è una terza parte.

Nel primo caso infatti la banca può esercitare lo scioglimento del patto di riacquisto e quindi l'investitore perderebbe ogni possibilità di rivalersi sulla banca recuperando la cifra investita.

Nel secondo caso, anche esercitando lo scioglimento del patto di riacquisto, la banca non può privare il sottoscrittore del PCT della titolarità del titolo sottostante acquistato e quindi di esercitare tutti i diritti che ne conseguono.