Breve storia degli ETF: anno 2001, finalmente l’America | Investire.biz

Breve storia degli ETF: anno 2001, finalmente l’America

16 mag 2024 - 17:00

17 mag 2024 - 16:34

Nel 2001 la storia europea degli ETF si arricchisce dei primi strumenti a replica passiva di indici americani, ma anche dei primi prodotti settoriali

Girata la pagina di storia dell’anno 2000, quando i primi ETF vennero ufficialmente quotati in Europa con l’aggiunta di alcuni ETF geografici sull’indice tedesco Dax e francese Cac, il 2001 è l’anno nel quale la storia degli ETF si arricchisce dei primi replicanti passivi di indici americani.

Grazie alla casa francese Lyxor, infatti, gli indici Dow Jones Industrials e Nasdaq 100 possono essere acquistabili tramite ETF quotati. La stessa Lyxor entrò in competizione diretta sull’indice Euro Stoxx 50 lanciato nel 2000 con il primo ETF a replica sintetica. Sempre nel corso del 2001 sbarcano numerosi ETF settoriali replicanti di diversi settori europei appartenenti all’indice Stoxx Europe 600.

I due ETF che avevano come obiettivo di replicare l’andamento dello storico indice Dow Jones e dello sfavillante Nasdaq 100, come detto, furono quotati da Lyxor ma sempre in modalità replica sintetica.

 

 

Storia delgli ETF: +1000% per l'ETF sul Nasdaq

L’ETF sul Nasdaq oggi ha quasi 2,5 miliardi di masse amministrate, mentre decisamente meno successo ha riscontrato nel tempo l’ETF che replica il Dow Jones Industrials. Commissioni particolarmente elevate (0,5% per anno), politica di distribuzione dei dividendi e scarsa attrattività dell’indice presso l’investitore di allora (eravamo freschi reduci dai massimi storici generati dalla bolla sulla tecnologia), non hanno mai permesso di decollare a un ETF che oggi raccoglie quasi 300 milioni di masse.

I due ETF hanno codici isin differenti dal canonico IE (domicilio irlandese) tipico dei replicanti fisici azionari americani e questo per la capacità degli ETF a replica sintetica di evitare la doppia tassazione dei dividendi americani. Per questo il codice isin LU o FR, come in questo caso, non rappresenta un limite alla redditività da dividendo raccolto dall’ETF.

Dal lancio l’ETF che investe sull’indice Dow Jones ha raccolto comunque un eccellente performance del 390% complessiva che impallidisce però di fronte al 1000% dell’ETF sul Nasdaq. In termini di rendimento annuo composto siamo rispettivamente al 7,2% e al 11,2%.

Non male rispetto ai pionieri europei visti nel precedente articolo il cui lancio è coinciso con un ritorno di poco superiore al tasso medio di inflazione degli ultimi 25 anni in Italia.

Da notare che l’unico concorrente dell’ETF replica dell’indice Dow è oggi iShares che però solo nel 2010 si decise a sbarcare con un ETF ma a replica fisica.

Come detto il 2001 fu anche l’anno di lancio di diversi ETF settoriali europei oggi sotto la bandiera BlackRock. Tra i più capitalizzati e utilizzati dagli investitori troviamo gli ETF che investono nel settore bancario, farmaceutico e delle risorse di base, mentre l’ETF operativo nel settore telecom, forse perché scottato dallo scoppio della bolla dot.com, non è mai andato oltre i 100 milioni di masse amministrate nonostante quasi un quarto di secolo di storia.

Nel prossimo articolo viaggeremo nel 2002, anno in cui fecero la loro prima comparsa gli ETF obbligazionari.

 

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