Speculazione sul mercato azionario: significato, termini e tecniche

Quando si associa il termine speculazione ai mercati finanziari, quindi anche a quelli azionari, si intende il perseguimento del profitto determinato dalla differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita, in un periodo di tempo breve.

Anche lo speculatore è unanimemente considerato un investitore, ma la peculiarità di quest’ultimo è quella di cercare il guadagno in un lasso di tempo lungo.

Quando si detiene uno strumento finanziario in portafoglio per più di qualche settimana, si parla di position trading e la strategia che viene adottata sia per la scelta delle azioni su cui investire che per la gestione della posizione, si basa tendenzialmente sull’analisi fondamentale.

Negli investimenti a lungo termine l’uscita dall’operazione avviene, generalmente, in base a un mutamento del valore dell’azione determinato dalla variazione dei propri multipli e dei dati di bilancio, alle politiche economiche attuate e alle dinamiche che caratterizzano i mercati.

Un investitore con un orizzonte temporale lungo, nella maggior parte dei casi, non basa la propria strategia sull’analisi tecnica, quindi sullo studio dei grafici, ma sui risultati economici che l’azienda sta ottenendo e sulle previsioni per l’andamento futuro.

Prima di prendere in esame gli approcci speculativi al trading di breve termine, è utile effettuare un approfondimento su tre aspetti molto importanti, in quanto possono influenzare la  buona riuscita delle operazioni: time frame da utilizzare, volatilità e liquidità dell’azione.

Aspetti chiave della speculazione azionaria

Time frame

Per time frame si intende il periodo, o comunque la condizione, che determina il completamento di una singola barra o candela.

Il time frame può essere di tipo temporale, tick by tick, oppure volumetrico.

TIme frame temporale

È possibile decidere quanto può durare una candela utilizzando qualsiasi frazione temporale, si può spaziare da un secondo fino a uno o più anni.

La possibilità di personalizzare ulteriormente i parametri può essere maggiore a seconda di quello che mette a disposizione l’intermediario finanziario con cui si opera.

Ad esempio se si opta per il time frame giornaliero, verrà creata una barra per ogni giornata di contrattazione: essa sarà caratterizzata da un’apertura, una chiusura, un massimo e un minimo. Quindi, per quanto riguarda il mercato azionario, in una settimana avremo 5 candele e così via, a seconda dell’intervallo temporale scelto.

Oltre alle barre daily o superiori, è possibile creare candele con time frame inferiori al giorno, cioè intraday. È possibile scegliere intervalli che vanno da un secondo ad alcune ore, anche se i più utilizzati sono 1 minuto, 5 minuti, 15 minuti, 30 minuti, 1 ora e 4 ore.

I time frame temporalmente più piccoli sono l’ideale per gli scalper che effettuano operazioni velocissime, la cui operatività verrà approfondita nel prossimo paragrafo, mentre gli intervalli superiori al 30 minuti possono presupporre il mantenimento della posizione anche overnight.

In genere le scansioni temporali settimanale e mensile vengono utilizzate per determinare la tendenza di medio-lungo termine e come filtro per le operazioni effettuate sui time frame inferiori.

Prendiamo come esempio le barre a 15 minuti e vediamo come si formano all’interno della giornata. All’inizio di ogni giorno l’apertura della prima barra corrisponderà all’apertura di giornata, che sarà quindi quella del time frame giornaliero.
Durante i 15 minuti iniziali, si formerà un massimo, un minimo e allo scadere dei minuti la chiusura.

Appena dopo la chiusura si aprirà la seconda barra a 15 minuti, che anch’essa determinerà i suoi estremi e così via fino alla fine della giornata.
La chiusura dell’ultima candela della giornata coinciderà quindi con la chiusura giornaliera.

Se si utilizza un time frame inferiore, si potrà vedere un dettaglio maggiore sulle dinamiche che hanno determinato l’andamento dei prezzi al livello superiore, quindi si potrà entrare in posizione in modo molto più preciso con un rischio inferiore, tenendo sempre nella dovuta considerazione il trend predominante sugli orizzonti temporali più elevati.

Time frame Tick by tick

Tramite la modalità tick by tick si ottiene la massima definizione, in quanto viene registrato il prezzo per ogni singolo scambio.

Se ad esempio si decide di selezionare ,durante la scelta del time frame, 30 tick, sul grafico verrà visualizzata una barra diversa ogni 30 tick, quindi il trader può decidere autonomamente come crearla essendo indipendente dal tempo.

Uno dei maggiori vantaggi delle barre a tick è rappresentato dal fatto che durante i periodi di calma del mercato, ad esempio nella pausa pranzo, essendoci pochi scambi verranno create poche candele, quindi sul grafico non verranno visualizzati lunghi periodi di congestione, inutili ai fini operativi.

In questo caso con le barre a tempo ci saranno probabilmente molte candele piccole, anche senza corpo e con l’apertura che coincide con chiusura, massimo e minimo, che potrebbero trarre in confusione.

Se si tracciano supporti o resistenze dinamiche o statiche, esse saranno diverse a seconda se si sceglie un time frame a tempo o a tick, la scelta dipende dalle esigenze del trader e dalle sue aspettative.

Time frame volumetrico

Con le barre a volume si decide a priori la soglia di volumi che determina ogni barra, anche questo tipo di parametrizzazione rende indipendente dal tempo la formazione delle candele.

Ad esempio, se si vuole ottenere una candela ogni 100.000 volumi, basta selezionare tipo barra a volume e inserire il valore desiderato, quindi, quando il titolo raggiungerà la soglia di 100.000 volumi scambiati, verrà disegnata una barra con massimo, minimo, apertura e chiusura che si formeranno nell’intervallo di tempo necessario per raggiungere la quantità prestabilita di volumi.

Si crea così una barra in un tempo molto breve quando c’è un volume di scambio molto elevato, mentre quando i volumi sono bassi il tempo necessario per ottenere una candela è molto più dilatato.

Di conseguenza, in periodi con volumi elevati, si formeranno molte candele che altrimenti sarebbero in numero inferiore se le barre fossero a tempo, e quindi non terrebbero conto dell’alto interesse che si sta manifestando sul titolo in quel determinato momento.

Con le barre a volume non ci sono quelle lunghe fasi laterali che caratterizzano l’ora di pranzo o le ore notturne, in quanto la candela si forma solo al raggiungimento di un certo numero di scambi, indipendentemente dall’orario e dalla lunghezza temporale.

La scelta della quantità di volumi da impostare per ogni barra dipende dall’obiettivo che si vuole perseguire, un’analisi nel breve periodo oppure nel medio-lungo termine; infatti se si scelgono pochi volumi avremo dei movimenti veloci all’interno della singola giornata, mentre con valori elevati ci proponiamo di analizzare il mercato in ottica multiday.

Volatilità del prezzo

Per volatilità si intende la massima escursione del prezzo in un determinato intervallo temporale.
Se all’interno di una singola barra la differenza tra massimo e minimo è maggiore della media delle barre precedenti siamo in presenza di un’elevata volatilità, mentre se la distanza tra i due estremi è inferiore al valore medio la volatilità sarà bassa.

Considerando un insieme di barre in un determinato intervallo temporale, se la distanza tra il massimo e il minimo è elevata significa che l’azione è in un momento di alta volatilità.
Osservando i grafici si nota subito che la volatilità elevata è rappresentata da barre lunghe, mentre la volatilità bassa è caratterizzata da barre di piccola estensione che generalmente rappresentano delle fasi di congestione del mercato.

Oltre alla misurazione della volatilità presente nel momento in cui si sta analizzando un titolo, è utile cercare anche di prevedere il suo andamento futuro.
Per effettuare questa stima ci vengono in aiuto la volatilità implicita e la volatilità storica.

Volatilità implicita

Nel caso della volatilità implicita si cerca di stimare la volatilità futura attraverso il prezzo di mercato delle opzioni: in pratica la volatilità implicita rappresenta cosa si aspettano gli operatori per quanto riguarda la variazione dei prezzi in futuro.

Volatilità storica

Dallo studio dell’escursione dei prezzi avvenuta in passato la volatilità storica ipotizza una stima della volatilità, presupponendo che la volatilità futura sia simile alla volatilità manifestata nell’antecedente periodo oggetto di osservazione.

Per poter effettuare una stima della volatilità è anche molto utile considerare tre sue caratteristiche fondamentali, tramite le quali è possibile ipotizzare l’evoluzione futura. Analizziamole di seguito:

  • Ciclicità. La volatilità tende a sviluppare un andamento ciclico, infatti si alternano periodi ad elevata volatilità a periodi con volatilità in contrazione. Per effetto di questo andamento ciclico la volatilità è quindi più prevedibile rispetto all’evoluzione dei prezzi, per questo motivo molti investitori impostano delle strategie basate su di essa.
  • Persistenza. All’interno del singolo ciclo, dopo una seduta ad alta volatilità, molto probabilmente si verificherà un’altra seduta volatile fino all’esaurimento del periodo.
  • Tendenza a ritornare verso la media. Nelle fasi di espansione e di contrazione, una volta raggiunti i valori estremi, dove si verificano gli eccessi di volatilità, essa tende a tornare verso la propria media e in alcuni casi a proseguire fino a un picco opposto al precedente.

Esistono vari metodi per misurare la volatilità ma il calcolo più diffuso è rappresentato dalla deviazione standard che si basa sulla misurazione della distanza di un valore dalla media: tanto più questa distanza è ampia tanto più la volatilità sarà elevata in quanto ci stiamo allontanando dalla media.

Se viene inserita la deviazione standard sul grafico di un titolo, si noteranno subito le tre caratteristiche della volatilità e in quale fase si trova l’azione in quel preciso momento, aiutandoci a cercare di prevedere l’andamento futuro.

Un altro indicatore molto utile per valutare la volatilità sono le Bande di Bollinger, che si rappresentano graficamente come un canale che segue dinamicamente l’andamento del prezzo, restringendosi nei periodi di bassa volatilità e ampliandosi nei periodi di alta volatilità.

John Bollinger, ideatore delle Bande, è partito dal presupposto statistico secondo cui una serie di dati tende a concentrarsi in prossimità della media, mentre più ci si allontana da essa più le eccezioni saranno numericamente inferiori.

Questo avviene quando siamo di fronte a una distribuzione normale o gaussiana, ma lo stesso Bollinger era conscio del fatto che i mercati finanziari sono imprevedibili, in quanto i movimenti molto spesso sono dettati da fattori inattesi. Infatti i prezzi generalmente seguono una distribuzione spostata verso sinistra in quanto la discesa tende a essere più intensa della salita, quindi difficilmente hanno un andamento che si avvicina alla distribuzione normale.

Comunque Bollinger, nonostante fosse perfettamente consapevole di questi limiti, ha individuato innanzitutto una linea mediana rappresentata da una media mobile semplice a 20 periodi, quindi ha definito due volte la deviazione standard come parametro ideale per calcolare la distanza dalla linea mediana sia della banda superiore che della banda inferiore.

Quindi, l’ampiezza del canale dinamico è determinata dalla distanza tra le due bande che a loro volta sono calcolate come segue:

  • Banda superiore = linea mediana + 2 deviazioni standard
  • Banda inferiore = linea mediana - 2 deviazioni standard

Dagli studi di Bollinger è emerso che con questi parametri circa il 90% dei prezzi sono racchiusi all’interno delle bande nella maggior parte dei mercati.

L’utilizzo delle Bande di Bollinger è quindi molto utile per individuare le seguenti situazioni di mercato:

  • Quando si restringono avvicinandosi tra di loro, siamo di fronte a una compressione di volatilità che molto probabilmente determinerà un forte movimento direzionale. Come è stato evidenziato nell’apposito paragrafo, a periodi di bassa volatilità seguono periodi di alta volatilità, quindi, osservando le bande, si noterà che dopo una fase di compressione generalmente si verifica un’esplosione di volatilità. In questo caso una banda si inclinerà  in direzione del trend mentre l’altra si dirigerà nel senso opposto, quindi si allontaneranno;
  • Quando i prezzi arrivano in zone di eccesso tendono a ritornare verso la media;

Le Bande di Bande di Bollinger, dunque, rappresentano piuttosto bene l’andamento del mercato.

Un altro indicatore utile per l’analisi della volatilità di un titolo è l’Average true range (Atr). A differenza della deviazione standard che nella misurazione della volatilità considera solo le chiusure, nel calcolo  dell’Average True Range vengono considerati i massimi e i minimi, quindi l’intera escursione del prezzo in un determinato periodo temporale.

L’Average True Range inoltre tiene conto anche dei gap, ossia quando si verificano dei salti nei prezzi, determinati dal fatto che in quel lasso temporale non sono avvenuti scambi e possono avvenire sia al rialzo che al ribasso.

I gap rappresentano un forte momento di volatilità, quindi considerandoli all’interno del calcolo si ha una visione molto più ampia di questo fenomeno così importante nell’attività di trading.

La formula dell’Average True Range viene resa confrontabile tra i diversi strumenti finanziari applicando una media mobile semplice, che nel calcolo originario era stata definita a 14 periodi, a cui viene rapportato il prezzo di chiusura, ottenendo così un valore normalizzato.

Oltre a essere un utile oscillatore per la valutazione della volatilità, l’Average True Range viene utilizzato anche per determinare lo stop loss iniziale di un’operazione e renderlo dinamico seguendo l’evoluzione del prezzo.

I passi da seguire per creare un trailing profit basato sulla volatilità attraverso l’Average True Range possono essere i seguenti:

  • scegliere un multiplo dell’Atr, in modo da rimanere alla giusta distanza dal prezzo, in base allo strumento finanziario su cui si sta operando e quindi inserire il prezzo corrispondente come stop loss.
  • spostare lo stop loss, secondo il multiplo scelto, in direzione del prezzo se le quotazioni si stanno muovendo a favore della scelta effettuata dal trader. In caso di posizione rialzista, è necessario spostare lo stop loss verso l’alto, di un valore pari al multiplo della volatilità, ogni volta che il prezzo determina una chiusura superiore alla precedente. In caso di posizione ribassista, si sposterà lo stop loss verso il basso, di un valore pari al multiplo della volatilità, ogni volta che il prezzo determina una chiusura inferiore alla precedente;
  • mantenere bloccato lo stop loss al livello precedente, in caso si verifichi un movimento dei prezzi nella direzione opposta a quella auspicata al momento dell’ingresso in posizione.

In questo modo si avrà sul grafico una linea che seguirà il prezzo a una distanza pari al multiplo dell’Atr; la linea avrà un’inclinazione coerente all’andamento dei prezzi in caso di trend favorevole, mentre si appiattirà in caso di movimenti in direzione contraria.

Tale linea si troverà al di sotto dei prezzi durante un trend rialzista e sopra i prezzi durante una tendenza al ribasso; in caso il livello di volatilità dovesse essere raggiunto dalle quotazioni si attiverà lo stop loss che determinerà l’uscita dalla posizione.

L’approccio appena descritto per seguire il trade non garantisce un guadagno sicuro, in quanto ad esempio soffre molto nelle fasi laterali: esso deve quindi essere applicato in modo sinergico a opportune strategie di scelta delle azioni, di ingresso e di gestione del capitale.

La stessa modalità di applicazione dello stop loss può essere applicata utilizzando la deviazione standard o le Bande di Bollinger, naturalmente bisogna impostare correttamente i parametri per ottenere risultati proficui.

L’utilizzo della volatilità come metodo per seguire la posizione può essere utilizzato sia per operazioni di breve periodo che di medio-lungo termine, anche se è maggiormente indicato per quest’ultimo orizzonte temporale.

La misurazione della volatilità può essere anche utile per individuare i target dell’operazione: infatti più è elevata la volatilità e più si potrà aspirare a obiettivi ambiziosi, in quanto si hanno molte più probabilità che avvenga un ampio movimento in poco tempo. Naturalmente questo si può verificare nella direzione contraria, di conseguenza sarà basilare avere pianificato un’opportuna strategia di uscita per limitare le eventuali perdite

Liquidità delle azioni

I fattori che determinano la liquidità di un’azione sono i seguenti:

  • la quantità di contratti scambiati nell’intervallo temporale considerato e il loro  controvalore, ovvero il valore di un’azione per il numero di azioni oggetto di compravendita;
  • il tempo che passa tra uno scambio e l’altro.

I titoli poco liquidi, anche chiamati ‘illiquidi’, sono difficili da trattare e sono piuttosto rischiosi; essi alternano periodi in cui le sedute giornaliere sono caratterizzate da pochissimi scambi, a cui seguono periodi a elevata volatilità con violenti strappi e un andamento verticale dei prezzi.

Spesso si verificano giornate in cui avviene un solo scambio, per cui apertura, chiusura, massimo e minimo coincidono, oppure altre sedute in cui oltre all’apertura si verifica solo un’altra compravendita durante la giornata, che determina il valore più elevato o quello più basso.

In alcuni titoli particolarmente illiquidi, non è così inusuale inoltre imbattersi in un grafico dove ci sia la completa assenza di scambi per determinati periodi.

Vediamo ora come riconoscere i titoli poco liquidi elencando le loro caratteristiche principali:

  • Il controvalore scambiato è di piccola entità;
  • Il numero di scambi trattati è basso;
  • La variazione della quotazione avviene in modo violento e repentino;
  • Tra una transazione e la successiva trascorre un lasso di tempo piuttosto elevato.

I rischi a cui si va incontro operando sui titoli poco liquidi possono essere:

  • È molto probabile che l’ordine non avvenga al prezzo preventivato;
  • Tra l’immissione dell’ordine e la sua effettiva esecuzione può trascorrere molto tempo, in quanto possono non essere presenti sufficienti proposte in acquisto o in vendita;
  • L’eseguito può avvenire per una quantità che può non coprire totalmente quanto previsto per la transazione;
  • La chiusura della posizione può essere molto difficoltosa, ciò può determinare un guadagno inferiore o una perdita maggiore in caso di uscita in stop.

I titoli poco liquidi possono anche rappresentare un’opportunità, in quanto tendono a sviluppare movimenti molto direzionali in poco tempo, però bisogna essere perfettamente consapevoli dei rischi che comportano, elencati più sopra.

Abbiamo visto dunque che il time frame scelto determina soprattutto in quanto tempo si intendono raggiungere i propri obiettivi e l’entità del rischio.

La volatilità è fondamentale per le operazioni di breve periodo in quanto, se approcciata correttamente, può permettere il raggiungimento di ottimi risultati in poco tempo.

Anche la liquidità influisce sulle operazioni veloci, perché i titoli poco liquidi potrebbero creare dei problemi all’atto della liquidazione del titolo che dovrebbe avvenire in modo rapido.

Vediamo ora in dettaglio quali sono le caratteristiche e gli obiettivi dei tre approcci principali alla speculazione nel breve termine sui mercati finanziari.

Tecniche di speculazione in Borsa

La speculazione in Borsa nel breve periodo può essere suddivisa fondamentalmente in tre tipologie di trading, che si differenziano tra loro in base alla durata dell’operazione: si tratta di scalping, day trading e swing trading.

Scalping

Lo scalping è la modalità più veloce per cercare di ottenere dei guadagni nei mercati finanziari: il trader si propone di effettuare quotidianamente molte operazioni che vengono chiuse in brevissimo tempo, infatti durano da pochi secondi a qualche minuto.

Lo scalper, così si chiama colui che utilizza l’approccio dello scalping, non si preoccupa se il titolo sta attraversando una fase al rialzo, al ribasso o laterale, perché le sue operazioni sono talmente brevi che possono essere effettuate in qualsiasi condizione di mercato.

Generalmente lo speculatore di brevissimo periodo non fa uso dell’analisi tecnica e grafica, ma punta la propria attenzione sul book: valuta l’entità della pressione in acquisto o in vendita, e quindi prende repentinamente le proprie decisioni sia in ingresso che in uscita.

Nello scalping vengono utilizzati time frame molto piccoli, anche inferiori al minuto, e naturalmente qualsiasi operazione viene sempre chiusa entro la fine della giornata.

I vantaggi dello scalping sono i seguenti:

  • Essendo operazioni che mirano a conseguire piccoli guadagni, hanno anche dei rischi molto contenuti. Come è veloce a entrare in posizione, lo scalper deve essere anche rapido a uscire sia in guadagno che in perdita. Nel caso di uno stop loss, il bravo trader deve essere quindi in grado di capire che il trade sta andando dalla parte sbagliata e chiuderlo, quindi, altrettanto rapidamente; pur dovendo agire molto velocemente, lo scalper può contare sulla consapevolezza che entro pochissimo tempo si ripresenterà una nuova occasione per raggiungere un profitto.
    Il trader di brevissimo termine effettua anche centinaia di operazioni al giorno, tutte con rischi molto piccoli e punta a ottenere tanti piccoli guadagni che alla fine della giornata lo portano a raggiungere il proprio obiettivo prefissato.
  • Lo scalping è indipendente dal trend in atto sia nel time frame su cui si sta operando che nell’orizzonte temporale di più lungo respiro, in quanto lo scalper chiude l’operazione con pochi tick di guadagno quindi non utilizza tecniche di tipo trend following.
    Di conseguenza si possono conseguire numerosi profitti anche se il titolo è in una fase laterale, dove sembra che i prezzi non prendano mai una direzione precisa.
  • Per effettuare operazioni di scalping non è necessario fare a priori analisi approfondite del mercato e neanche analizzare gli orizzonti temporali più elevati.
  • Tutte le operazioni vengono chiuse in giornata, quindi si evita il pericolo dell’overnight con possibili aperture mattutine che vanno oltre lo stop loss inserito.

Gli svantaggi, o comunque gli aspetti su cui porre particolare attenzione, sono i seguenti:

  • Lo scalping presuppone, per il trader discrezionale, una grande velocità nel prendere decisioni e nell’eseguirle, quindi c’è un forte coinvolgimento emotivo che non tutti riescono a gestire. Questo approccio al mercato è consigliato solo a chi ha già una lunga esperienza nei mercati finanziari ed è in grado di tenere sotto controllo, nei limiti del possibile, la propria emotività.
  • La necessità di dover effettuare giornalmente numerose operazioni può diventare molto stressante.
  • Se non si sceglie accuratamente il broker con cui operare, le commissioni che vengono applicate a ogni transazione potrebbero erodere molto i guadagni. È indispensabile utilizzare un intermediario finanziario che propone commissioni basse, in quanto lo scalper per sua natura deve effettuare numerose operazioni.

Day trading

Con l’espressione Day trading si intende la metodologia caratterizzata dal fatto che le posizioni aperte all’interno della giornata vengono sempre chiuse entro la fine della sessione stessa.

A differenza dello scalper, il day trader non si propone di effettuare tantissime operazioni con piccoli profitti o piccole perdite, ma di aprire delle posizioni con l’obiettivo di cavalcare eventuali trend giornalieri oppure attuare strategie in trading range, ma liquidando sempre il trade entro la fine della giornata.

Rispetto al trading multiday, Il vantaggio principale del day trading consiste nella possibilità di mantenere il rischio a un livello basso, in quanto si opera su piccoli time frame che permettono di inserire stop loss di piccola entità.

Naturalmente, per preservare questa peculiarità è necessario individuare la size corretta con cui entrare in posizione, altrimenti le perdite potrebbero risultare insostenibili ed è altresì importante attuare un’appropriata strategia di money management per la gestione della posizione dopo l’ingresso, sia esso al rialzo che al ribasso.

Gli obiettivi principali del day trader possono essere sintetizzati come segue:

  • ottenere sempre, a fine sessione, un profitto anche se di modesta entità;
  • chiudere tutte le posizioni aperte entro il termine borsistico della giornata, in modo da evitare il rischio di un’eventuale apertura in gap del giorno successivo che farebbe probabilmente saltare gli stop loss inseriti in macchina e, quindi, far perdere il controllo delle perdite;
  • in caso si incappasse in una giornata negativa, mantenere le perdite al livello più basso possibile, avendo la consapevolezza che il giorno successivo si presenteranno altre possibilità di guadagno.

È fondamentale che il day trader persegua la propria strategia, dopo averla opportunamente testata sia su carta che in simulazione reale, con perseveranza e attenendosi scrupolosamente alle regole che caratterizzano il suo iter operativo.

Tra gli errori che vengono compiuti più spesso c’è il tentativo, a volte quasi ossessivo, di cercare di ottimizzare una strategia quando si subisce la prima perdita: se essa si fonda su basi solide, invece, merita di essere perseguita con costanza e senza abbandonarla subito, cercando magari un’altra strategia ogni volta che qualcosa va storto.

Come abbiamo visto la caratteristica principale dell’approccio day trading è la chiusura di tutte le posizioni entro la fine della giornata, siano esse in profitto o in perdita.

Nel secondo caso questa operazione risulta piuttosto difficile, soprattutto per i trader alle prime armi: infatti spesso si spera, quasi sempre erroneamente, che il giorno successivo i prezzi possano riprendere la direzione auspicata.

Generalmente però, se il mercato non è da subito favorevole, ci sono buone probabilità che nella sessione seguente le perdite aumentino ulteriormente.

In questo caso, se non si ha la freddezza di liquidare manualmente la posizione oppure non si è inserito un ordine di stop automatico, la piccola perdita del giorno precedente si trasformerà in un possibile disastro finanziario. A maggior ragione se si è verificata un’apertura in gap contraria a quanto ci si aspettava.

Per un day trader è anche di fondamentale importanza riconoscere prontamente quali sono le opportunità che sono potenzialmente più profittevoli e scartare quelle ritenute meno significative.

Egli deve quindi essere pronto a entrare in posizione - una volta riconosciuta un’operazione valida secondo la sua visione e in base alle proprie strategie -, inserire immediatamente lo stop loss e seguirla, in caso si muova a proprio favore, con il progressivo adeguamento del trailing profit.

Un aspetto importante che il day trader, ma in generale di chi predilige la speculazione nel breve periodo, deve tenere in considerazione è il fenomeno dello slippage, che più o meno interessa tutti i tipi di mercato.

Con il termine slippage si intende la possibilità di vedere il proprio ordine essere eseguito a un prezzo diverso da quello che è stato inserito nell’ordine, quindi può succedere di ottenere un profitto minore o un’eventuale perdita maggiore di quanto preventivato.

L’entità dello slippage, quindi l’erosione dei guadagni del trader, dipende dalla differenza tra denaro e lettera nel book.

Quando questo spread è ampio significa che stiamo trattando un mercato poco liquido, in cui non ci sono molti scambi, e quindi l’esecuzione dell’ordine sarà più complicata.

L’incremento della distanza tra denaro e lettera può essere anche determinato dall’aumento della volatilità, che spesso si presenta in modo improvviso e consente ottimi guadagni in poco tempo, se si è in grado di gestirla, ma anche forti perdite in quanto la rapidità del movimento può cogliere di sorpresa chi non è adeguatamente preparato.

Slippage e commissioni quindi contribuiscono, senza mai dimenticare le tasse sui gain, a erodere i guadagni e ad aumentare le eventuali perdite, soprattutto per un day trader che si propone di fare più operazioni per ogni singola giornata. Di conseguenza è molto importante scegliere il broker più conveniente e affidabile.

Per attutire ulteriormente l’impatto dello slippage è importante scegliere accuratamente anche le azioni: da questo punto di vista sono da prediligere i titoli più liquidi, che tendono a minimizzare la differenza tra bid e ask.

Generalmente, nel day trading si effettua un’analisi preventiva sul time frame giornaliero, al fine di individuare quali sono i titoli che si presume abbiano più probabilità di sviluppare un trend, con aumento della volatilità, durante la giornata successiva.

Vediamo di seguito quali sono le condizioni maggiormente ricercate dai day trader per ottenere profitti.

Breakout

Un sistema operativo molto diffuso tra i trader intraday è quello di tracciare preventivamente, sugli orizzonti temporali più ampi come il settimanale e il giornaliero, le linee statiche più importanti in modo da individuare i supporti e le resistenze che, se superati, potrebbero dar luogo a movimenti interessanti.

Spesso questa attività preparatoria è finalizzata alla ricerca dei trading range orizzontali da cui è molto probabile che il prezzo fuoriesca in modo deciso e da cui possa innescarsi un trend all’interno della giornata.

All’apertura dei mercati si entra in posizione, su un time frame intraday, alla rottura dei livelli precedentemente individuatie  che rivestono particolare importanza in quanto derivano da time frame più lunghi.

Una volta superato il livello ci sono buone possibilità che il titolo prosegua il suo cammino nella stessa direzione, in quanto tenderanno ad accodarsi altri investitori una volta che avranno notato la salita o la discesa dei prezzi in caso short.

A discrezione del trader, si può anche non entrare in posizione subito, ma solo dopo il ritorno sulla ex resistenza o ex supporto successivamente al breakout, ed effettuare quindi un’operazione con un rischio più basso.

Un’altra strategia attuabile sulla rottura dei livelli statici è quella di individuare, il giorno precedente, quali sono le azioni su cui si è già sviluppato un breakout sul time frame giornaliero e impostare quindi un’operatività il giorno seguente.

L’operatività potrebbe essere quella di attendere, durante la giornata, l’eventuale ritorno verso il livello statico violato la seduta precedente oppure su un livello volumetrico significativo, e quindi cercare un pattern che confermi la ripresa del trend in direzione del breakout.

Gap

Quando si verifica un’apertura superiore al massimo del giorno precedente, siamo in presenza di un gap up, mentre quando l’apertura è inferiore al minimo del giorni antecedente ci troviamo di fronte a un gap down.

Generalmente le giornate caratterizzate da un’apertura in gap sviluppano una forte escursione tra massimo e minimo, quindi si possono presentare buone opportunità di trading intraday.

In giornata è possibile prendere subito posizione in direzione del gap, preferibilmente in coerenza con il trend in corso nel time frame giornaliero, e cercare di mantenere il trade fino a fine sessione, in caso si sviluppasse una tendenza intraday.

Un’altra ipotesi che viene presa in considerazione è un ingresso in direzione opposta al gap, con l’obiettivo minimo di raggiungere l’estremo della giornata precedente, quindi si auspica la chiusura del buco di prezzi.

Reazione su un livello importante

Come abbiamo visto nei breakout, molti day trader usano tracciare preventivamente i livelli statici e i livelli dinamici sui time frame giornaliero e settimanale, essi possono essere quindi supporti o resistenze.

Questo approccio al mercato è molto utile, in quanto i livelli individuati sugli orizzonti temporali superiori si rivelano molto importanti anche nei time frame intraday.

Oltre a poter attuare strategie di breakout alla rottura di queste aree, molti trader, basandosi sui propri studi e le proprie statistiche, ricercano su di essi dei pattern di inversione che possano determinare dei rimbalzi da cogliere per trarre profitto.

In questi casi è consigliabile sempre analizzare il trend di breve-medio periodo per valutare se chiudere la posizione con target stretti in caso il trade sia in controtendenza, oppure lasciare correre i prezzi se si è in favore di trend.

Candele inside

Un’altra opportunità per il day trader è rappresentata dalla comparsa, sull’orizzonte temporale giornaliero, di una o più barre inside, che possono dar luogo nel giorno seguente a una candela con range elevato, rappresentando quindi una buona occasione per trarre profitto in giornata.

Per candela inside si intende una candela che forma un massimo minore del massimo della candela precedente e un minimo superiore al minimo della candela che l’ha preceduta. La barra inside ha un range più piccolo di quella che la precede ed è contenuta in essa.

Le candele inside denotano una compressione di volatilità, che come sappiamo è ciclica, e di conseguenza hanno buone probabilità di essere il preludio di un’esplosione nei giorni successivi. Ecco, il day trader si propone di entrare in posizione nella giusta direzione nel momento in cui i prezzi si muoveranno in modo repentino.

Per aumentare le probabilità di successo è utile ricercare dei pattern riguardanti le barre inside, che si sono rivelati statisticamente consistenti, tra questi di seguito ne citiamo alcuni:

  • IDNR4: si tratta dell’acronimo di Inside Daily Narrow Range 4, ossia l’ultima candela deve essere un’inside bar e deve avere il range più piccolo delle ultime quattro sedute. Il nome di questo pattern si riferisce a candele giornaliere ma può benissimo essere adattato a qualsiasi time frame, naturalmente dopo essere stato testato statisticamente;
  • NR7: mette in evidenza la barra che ha formato il range più piccolo delle ultime sette sessioni di borsa;
  • BOOMER: il boomer, o triangolo dinamite, è una conformazione che denota un’elevata compressione di volatilità, quindi nelle giuste condizioni può dare luogo a movimenti esplosivi dei prezzi.
    Fondamentalmente, il boomer è un doppio inside, ovvero l’ultima barra deve essere contenuta nella barra precedente e, a sua volta, quest’ultima deve essere un’inside di quella che la precede.
    Se il triangolo dinamite si forma all’inizio di un trend, magari quando è appena avvenuto un breakout, ci sono buone probabilità che, una volta usciti dalla fase di compressione, i prezzi riprendano la tendenza in atto.
    Se invece il boomer si presenta alla fine di un trend e in concomitanza con una divergenza con l’oscillatore, può essere rischioso in quanto può determinare un’inversione.

Nel day trading spesso si cerca di individuare una giornata in cui, in chiusura, si sono formati uno o più pattern di compressione della volatilità, quindi il giorno successivo ci saranno buone possibilità che si verifichi un movimento direzionale.

Dal punto di vista operativo sui tre pattern appena descritti si possono ipotizzare due tipi di ingresso:

  1. Alla rottura, in intraday, di uno dei due estremi della congestione, con l’inserimento dello stop in corrispondenza del livello opposto;
  2. Per chi si propone di ridurre il rischio, si può inserire l’ordine al breakout del massimo o minimo dell’ultima barra del pattern, inserendo lo stop in corrispondenza dell’altro estremo della candela considerata. In questo caso la distanza tra ingresso e stop sarà inferiore, in quanto questa candela è la più piccola della conformazione, ma sarà anche più facile essere estromessi dal mercato da un movimento erratico dei prezzi.

In entrambi i casi, molti trader effettuano preventivamente un’analisi della tendenza  sugli orizzonti temporali settimanale e giornaliero e, in intraday, si posizionano in ingresso solo se il breakout avviene nella stessa direzione del trend in atto sui time frame superiori. Questo avviene per aumentare le probabilità di successo.

Altre strategie di Day trading

Un’altra strategia che può essere messa in atto sui pattern di volatilità è quella di attendere la prima rottura e quindi entrare in posizione solo in caso si verifichi un successivo breakout del livello opposto. In pratica si effettua l’operazione dopo un falso breakout.

Se il giorno prima si è formata una barra inside, tende a essere efficace anche un’altra tecnica intraday: l’Opening Range Breakout (ORB).

L’ORB prevede l’individuazione del massimo e del minimo che si sono formati in un determinato lasso temporale dopo l’apertura di giornata; l’intervallo di tempo viene scelto in base al tipo di strumento finanziario che si sta analizzando (nel nostro caso un’azione) e alla volatilità, quindi si entra al breakout di uno dei due livelli individuati.

Più precisamente la tecnica originaria, messa a punto da Tony Crabel, prevedeva di entrare alla rottura di un livello leggermente superiore o inferiore al massimo o al minimo registrati. Egli calcolava questa differenza osservando le barre daily degli ultimi dieci giorni, ma, in modo più semplice, è possibile individuare il livello preciso di ingresso creando delle statistiche appropriate.

Riassumendo, nella strategia con l’opening range breakout, una volta individuati gli estremi dei primi minuti di contrattazione, si inseriscono gli ordini in ingresso sia buy che sell e i rispettivi stop loss agli estremi opposti.
Il primo ordine che scatterà darà inizio al trade.

 

Ricapitolando, nel day trading, è possibile aprire posizioni in giornata in base esclusivamente a quanto succede dopo l’apertura, attuando quindi strategie intraday senza considerare quanto sta succedendo sui time frame superiori al giornaliero.

Oppure, come evidenziato in precedenza, si effettua preventivamente un’analisi sugli orizzonti temporali multiday, in modo da individuare i livelli statici importanti, il trend di fondo e i pattern grafici di compressione della volatilità, dei quali abbiamo visto alcuni casi.

Quindi si focalizza l’attenzione sui titoli che il giorno successivo avranno più possibilità di formare una barra ad ampio range e di conseguenza fornire l’occasione di cavalcare un trend.

I costi del Day trading

Come abbiamo visto in precedenza il day trader, prima di scegliere la strategia da attuare, deve fare i conti con i costi che possono essere di quattro tipi:

  1. Commissioni di acquisto e vendita;
  2. Spread denaro/lettera in quanto, in caso di differenza ampia, si potrebbe non essere eseguiti al prezzo preventivato;
  3. Slippage, ovvero l’inevitabile differenza di prezzo dovuta alla velocità dei mercati in tempo reale che può determinare anch’essa un eseguito a un livello di prezzo non soddisfacente;
  4. Tasse sul capital gain.

Il costo delle transazioni è da tenere in grande considerazione e da analizzare in profondità da parte del day trader: infatti ci sono molte strategie potenzialmente profittevoli supportate da statistiche consistenti che portano a guadagnare all’interno della singola giornata, ma questi profitti possono venire erosi in modo importante dai costi, rendendole così non convenienti e addirittura inutilizzabili.

Un piano operativo che può essere efficace per limitare i costi è quello di cercare un trend all’interno della giornata e di seguirlo fino alla fine della sessione, limitando così il numero delle operazioni da effettuare.
In questo modo si ottiene, con buone probabilità, un profitto più elevato, quindi le commissioni incideranno di meno.

Funzionano bene anche strategie più veloci a patto che si scelga il broker in modo appropriato e, nel caso dell’azionario, si opti per titoli che presentino una buona liquidità per attutire l’impatto dovuto alla differenza denaro/lettera e allo slippage.

Comunque, indipendentemente dalla strategia adottata, queste due scelte si rivelano di fondamentale importanza per un day trader e per la sua sopravvivenza nei mercati finanziari, in quanto alla lunga i costi possono essere devastanti per la sua attività.