Il tema dell’agricoltura sta diventando interessante anche per i produttori di ETF sulla spinta di una domanda crescente da parte di investitori alla ricerca di nuove idee dopo la sbornia AI e crypto dei mesi precedenti.
Dopo l’articolo di inizio anno intitolato "Legname e agribusiness due settori in difficoltà nel 2025" in cui parlavo della performance deludente proprio dell’unico ETF dedicato all’agribusiness, una novità recente di VanEck ci permette di rigettare un occhio al tema che effettivamente sta andando bene nell’anno corrente.
ETF agricoltura: composizione e caratteristiche
L’attivissima casa di gestione americana ha lanciato di recente un nuovo ETF dedicato all’agricoltura con l’intento di catturare le sfide che il settore primario si trova ad affrontare a causa di cambiamento climatico, nuovi modelli di consumo e domanda crescente di materie prime.
VanEck Agribusiness ETF sfida apertamente lo storico prodotto di iShares anche se in realtà lo stesso ETF registrato per la commercializzazione in Europa con domicilio irlandese è offerto agli investitori americani dal 2007.
L’ETF investe in titoli azionari di società operanti nella filiera agricola. Tra queste figurano produttori di fertilizzanti e prodotti fitosanitari, specialisti in sementi resistenti alla siccità, produttori di macchinari agricoli e sistemi di irrigazione, oltre alle principali società attive nel commercio di prodotti di base.
A differenza di altre case di investimento (SPDR e WisdomTree) che recentemente hanno scelto di quotare ETF dedicati alle commodity agricole, VanEck ha preferito andare sulle realtà aziendali quotate in Borsa che potrebbero sfruttare a proprio favore quelli che sono considerati gli effetti negativi del Nino, imponendo prezzi superiori ad una domanda di prodotti agricoli in forte crescita.
Andando sul sito dell’emittente scopriamo le caratteristiche del “clone” americano. Una presenza di large cap per circa il 75% del portafoglio, un rapporto prezzo utili modesto di 16 con il prezzo valore contabile ampiamente inferiore a 2, l’esposizione agli Stati Uniti del 50%, con Germania, Canada e Giappone che si prendono il restante 25% del portafoglio. A livello settoriale i consumer staples si prendono un terzo del portafoglio, seguiti da produttori diretti di materie prime (27%) e industriali (20%) completati da una porzione cospicua (17%) di farmaceutici prevalentemente dediti alla produzione di fertilizzanti. Non a caso il primo titolo per peso è quello di Bayer, con il 9% del portafoglio seguito da Deere e Corteva con l’8%.
C’è un elemento però molto interessante che emerge dalla scheda dell’ETF. Una correlazione con lo S&P500 di appena 0,35 che rende lo strumento molto interessante in ottica di diversificazione di portafoglio.
Ma come si sta comportando l’ETF di iShares Agribusiness in questo 2026? Il timing della pubblicazione dell’articolo di inizio anno è stato perfetto visto il recupero di forza relativa in corso. Rispetto ai mercati mondiali, infatti, l’ETF tematico sta guadagnando circa 4 punti percentuali in più rispetto ad un classico azionario globale anche se il distacco sui 5 anni resta notevole e superiore ai 40 punti. Anche per il nuovo ETF di VanEck ci sono dunque spazi di recupero notevoli.