In un’annata complessivamente positiva per il mercato azionario poche sono state le note stonate. Tra queste “delusioni” ci sono due settori collegati direttamente alla terra e all’agricoltura rappresentati in borsa da due ETF di iShares.
Agribusiness e Timber&Forestry sono due ETF storici della casa americana presenti sul mercato rispettivamente dal 2011 e dal 2007.
Nonostante la profondità storica le masse amministrate non sono tali da far pensare a ETF particolarmente apprezzati dagli investitori. iShares Agrubusiness è l’ETF più capitalizzato con oltre 250 milioni di masse mentre iShares Timber non arriva ai 100 milioni.
Il confronto più naturale è quello con l’azionario globale che anche nel 2025 ha strappato un eccellente +7%. Il segmento agribusinness è riuscito ad arrivare poco sopra lo zero, il timber ha perso addirittura il 14%.
A distanza di 5 anni la voragine di performance si amplia. L’Agribusiness ha raccolto il 31% di guadagno, il Timber appena il 5%. L’azionario globale nello stesso periodo è sopra di oltre l’85%.
ETF legname e foreste: valutazioni convenienti ma attenzione alla concentrazione geografica
Andando ai singoli temi di investimento quello che possiamo chiamare “legname e foreste”, un tempo asset alternativo e decorrelante del mercato azionario nel suo complesso (a quanto pare lo è tuttora) oggi è un settore a forte sconto privo di direzionalità.
Il rapporto prezzo utili di 12 e prezzo valore contabile inferiore a 1 offrono l’idea di valutazioni convenienti. Il doppio rispetto alla media di un’azionario globale il dividend yield (3,2%). Il limite di questo ETF è indubbiamente la diversificazione (solo 25 società) e la geografia concentrata tra USA, Svezia, Finlandia e Brasile. Dal lancio nel 2007 l’ETF ha raccolto un non soddisfacente +80%.
ETF Agribusiness: conformazione grafica interessante
Il secondo ETF iShares Agribusiness nasce qualche anno dopo e dal lancio nel 2011 guadagna il 130%. Come vedremo tra poco la conformazione grafica sembra essere interessante in vista di una potenziale ripresa nelle quotazioni.
Le oltre 100 società presenti nel paniere dell’ETF hanno valutazioni non a sconto, ma nemmeno eccessive con un rapporto prezzo utili di 17 e prezzo valore contabile di 1,5. Gli Stati Uniti fanno la parte del leone con il 50% del portafoglio seguiti in modo più frammentato da Giappone, Canada, Norvegia e Cina con pesi sopra il 5%. A livello settoriale il 50% dei titoli opera nel settore dei beni a largo consumo ovviamente collegati ai prodotti alimentari, il 35% appartiene al settore delle commodity agricole, il 15% al mondo industriale.
Osservando il grafico dell’ETF iShares Agribusiness si nota come il Liberation Day abbia liberato l’energia necessaria per far uscire il settore da un limbo nel quale era entrato, senza più uscirne, dal 2022 in avanti.

Lo strappo sopra la trend line ribassista ha prodotto un risultato positivo con i compratori che continuano a sostenere le quotazioni offrendo la sponda si spera a nuovi aumenti di prezzo.
Il 2026 potrebbe essere l’anno in cui anche il settore azionario collegato al mondo agricolo torna ad essere protagonista, mentre sul comparto del legname e foreste servono segnali che ancora non sono arrivati dal mercato.