La decisione del Governo americano di scalzare il Presidente Maduro dalla guida del Venezuela sta sollevando diversi interrogativi sul futuro del continente sudamericano ormai entrato nell’orbita di influenza geopolitica anche americana dopo essere stato terreno di caccia di Russia ma soprattutto Cina.
La ricchezza di risorse naturali del Sud America fa gola alle grandi potenze affamate di materie prime e dalle parole è evidente che ormai si è passati ai fatti anche sotto il profilo militare. Prima la guerra tra Russia e Ucraina, ora il cambio di regime voluto dagli americani in Venezuela, in futuro forse la Cina su Taiwan.
Indubbiamente può essere interessante andare a vedere quale è la situazione tecnica degli ETF che investono nelle Borse latino americane per capire se questa nuova situazione geopolitica potrebbe creare le premesse per un rally nel 2026.
ETF Borse Sud America: focus sui top da 10 anni
Esistono diversi ETF che investono nelle borse Latam, uno dei più storici quotati in Italia è quello di iShares Msci Latin American. ETF nato nel 2007 a replica fisica e con un TER di 0,2%, l’ETF di iShares graficamente sta raggiungendo dei livelli tecnici di assoluto spessore oltre i quali si aprirebbero scenari veramente interessanti. Ma ci ritorniamo tra poco.
L’ETF di iShares replica l’indice MSCI Emerging Market Latin America 10/40. La regola 10/40 limita il peso delle singole società al 10% dell’indice. La somma di tutte le società con peso compreso fra il 5% ed il 10% deve essere al massimo pari al 40%. Questa è una regola necessaria vista la forte concentrazione dell’indice su poche società e quindi per evitare una scarsa diversificazione.
Le prime 10 società coprono circa il 40% di un indice rappresentato da oltre 80 aziende per il 57% brasiliane e per il 24% messicane. Il resto è diviso tra Cile, Perù, Colombia e Argentina. A livello settoriale la finanza è il primo settore con il 33% di peso seguita dai produttori di materie prime con il 18% a cui va aggiunto il 9% di energetici.
Non eccezionale la performance di questo ETF dal lancio visto che raccoglie appena il 45%. Un segnale di quanto addormentato sia rimasto finora questo mercato emergente che però solo negli ultimi 5 anni ha saputo guadagnare il 60%.

Il grafico ci mostra in modo limpido quello che sta succedendo con il 2025 che a parte i primissimi mesi ha vissuto sempre all’insegna del rialzo con i prezzi ora a ridosso di quelle resistenze che da oltre 10 anni ne frenano le ambizioni. Salire sopra i 17 euro per quota sarebbe un segnale bullish molto forte anche perché le valutazioni non sono elevate. Il rapporto prezzo utili di 12 lo conferma e sembra offrire la sponda ad un sovrappeso di portafoglio almeno nella componente emergente, qualora dal mercato giungessero segnali di conferma nelle prossime settimane.