La decisione degli Stati Uniti di destituire il Presidente venezuelano Maduro mettendo sostanzialmente in amministrazione controllata la politica e l’economia del Paese latino americano, muove inevitabilmente anche gli equilibri nelle forniture globali di petrolio.
Il Venezuela è uno dei Paesi con le maggiori riserve al mondo di greggio, ma finora le difficoltà di raffinazione a causa della crisi economica hanno impedito lo sfruttamento di queste risorse. Paradossalmente il controllo americano sul Venezuela potrebbe favorire una maggiore offerta di oro nero grazie all’intervento sul terreno delle società petrolifere americane, comprimendo ancora di più un prezzo che oggi staziona sotto ai 60 dollari al barile sul tipo WTI.
Xtrackers Msci World Energy non lontano dai massimi
Teoricamente una notizia positiva per l’inflazione, i bond e per il mercato azionario, ma non tanto per l’universo settoriale oil&gas che però, nonostante i ribassi nel prezzo del petrolio, in Borsa non stanno andando così male.
L’ETF Xtrackers Msci World Energy festeggerà i 10 anni di vita proprio nel 2026 e lo farà probabilmente non troppo lontano dai massimi. ETF che raggruppa le principali società operative nel settore dell’energia (una cinquantina) attraverso la replica fisica dell’indice Msci globale, dal lancio ha praticamente raddoppiato il suo valore anche se il 2025 è stato vissuto all’insegna di una lateralità causata dalla debolezza del greggio e che ha fissato a zero il bilancio dell’anno del settore in borsa.
Perfetto esempio di ETF che decorrela il mercato azionario nel suo complesso a giudicare dalla performance negativa collezionata nel 2023, anno di crescita record del mercato, e del +55% del 2022 quando tutto scese, dai bond all’equity.
L’esposizione verso gli Stati Uniti è rilevante (62%), seguita da Canada (15%) e UK (12%). Le americane Exxon e Chevron, direttamente interessante all’affare Venezuela, insieme rappresentano un quinto del portafoglio, seguite da Shell e Total per un altro 12% del portafoglio.
Attenzione ai minimi 2025
Osservando il grafico dell’ETF possiamo notare quanto poderosa sia stata la ripresa del settore dopo la pandemia che portò praticamente a zero il prezzo del petrolio. Da quel momento l’ETF ha moltiplicato per tre il proprio valore toccando un massimo a fine 2024. Quella in corso sembra essere dunque la classica fase laterale necessaria per riprendere fiato dopo la corsa.

Ciò che non dovrà accadere per l’ETF sarà scendere sotto i minimi del 2025; prenderebbe a quel punto forma la tipica configurazione di testa e spalla ribassista che sancirebbe l’inversione di tendenza. In assenza di quel segnale continua a rimanere interessante il posizionamento in accumulazione sulle società legate all’energia perché finora sono state poco influenzate da un petrolio in caduta, ma anche perché hanno dimostrato di decorrelare bene il mercato azionario nel suo complesso.