La tendenza di alcune case di investimento a riadattare i primi ETF quotati in Europa ad inizio secolo prosegue e questa volta tocca a BlackRock annunciare il restyling di uno degli ETF pionieri nel Vecchio Continente.
iShares Stoxx Europe 50 affonda le sue origini nel lontano aprile 2000 quando l’allora Merrill Lynch introdusse sul mercato uno strumento che sembrava alieno e oscuro per la maggior parte degli investitori. Dopo il passaggio da Barclays Global Investors nel 2009 gli ETF acquisirono ufficialmente l’etichetta iShares. Adesso quello storico ETF, dopo 25 anni di onorata carriera, cambia la sua missione.
BlackRock ha deciso di utilizzarlo per ampliare la sua ultima serie di ETF azionari “top 20”, in questo caso replicando un indice che comprende le più grandi società quotate dell'Europa continentale.
iShares STOXX Europe 50 diventa quindi ETF iShares STOXX Europe 600 Top 20, prodotto che replica la performance delle 20 maggiori società quotate in 17 paesi.
La ponderazione di alcune specifiche azioni europee ovviamente aumenta e non di poco. Ad esempio, le tre posizioni principali su ASML, AstraZeneca e Roche vedono aumentare la loro ponderazione rispettivamente dal 2,8%, 2% e 1,9% al 10,9%, 7% e 6,8%.
La replica del nuovo ETF sarà fisica con spese di gestione dello 0,2% annuo.
ETF storici vanno in pensione: un altro motivo
La revisione della strategia arriva in seguito ad un anno molto positivo per le Borse europee con la domanda degli investitori per indici sempre più personalizzati che sta aumentando. Questo a discapito di ETF più tradizionali che probabilmente stavano raccogliendo poco vista la concorrenza sul campo.
Iniziativa che segue poi da parte del gestore BlackRock il lancio di un altro ETF mega cap simile come iShares S&P 500 Top 20, prodotto che ha accumulato oltre 400 milioni di dollari nei primi 12 mesi.
Ma c’è anche un altro motivo che spinge ad usare le novità come mezzo per mandare in soffitta ETF datati. Le performance.
Incredibilmente questo ETF che investe nelle 50 società più capitalizzate d’Europa dal 2000, anno del lancio, escludendo i dividendi ha guadagnato esattamente zero. Il suo primo sottoscrittore non pagherebbe nemmeno le tasse sui guadagni essendo già state anticipate ad ogni stacco di dividendo. La performance comprensiva dei dividendi porta il bilancio complessivo a +100% che se lo trasliamo in rendimento annuo composto dopo 25 anni si riduce ad un non tanto esaltante 2,8% lordo. Il lungo periodo, almeno sull’azionario europeo, non ha ripagato granché il rischio.
Vedremo se nei prossimi mesi verremo privati di altri ETF storici che rimangono per ogni comune investitore, molto utili per misurare nel concreto che cosa sarebbe successo nella realtà investendo effettivamente su prodotti finanziari presenti nelle più comune piattaforme di trading.