Momento di grande fermento attorno alla strategia Equal Weight che sta vedendo un fiorire di nuove emissioni su indici differenti dal tradizionale S&P 500, ma anche “sconti” di fine anno sulle commissioni in una battaglia sempre più competitiva all’interno dell’industria dell’asset management.
Il recente annuncio di DWS di voler tagliare di 5 punti base le commissioni dell’ETF Xtrackers S&P500 Equal Weight portandole a 0,15% di spese annuali, in realtà non nasconde solo la volontà di essere competitivi rispetto alla concorrenza, ma anche una “fuga” di masse amministrate che nell’anno 2025 per questo specifico ETF hanno fatto registrare deflussi di oltre 4 miliardi di euro. Serviva tamponare una tendenza non piacevole per la casa di investimento tedesca.
Tra i motivi certamente la sottoperformance dell’Equal Weight S&P500 rispetto al tradizionale Cap Weight. Nel 2025 infatti quest’ultimo ha perso l’1% contro un guadagno del secondo di quasi il 5% trascinato dalle mega cap. A distanza di 5 anni la versione a capitalizzazione ha raddoppiato il proprio valore, quella a pesi uguali è cresciuta del 70%.
Ma evidentemente gli investitori temono il ritorno verso la media e l’industria finanziaria non si lascia sfuggire questo sentiment proponendo nuove alternative di prodotto proprio in versione EW.
ETF Equal Weight
Ultima in ordine cronologico Invesco, che ha lanciato un ETF Equal Weight su Eurostoxx 50 con un costo annuo di 0,2%. L’obiettivo anche in questo caso è limitare lo strapotere a livello di peso relativo di alcune big cap europee. Se la narrativa si concentra tanto sull’America e le famose sette sorelle (tra cui Nvidia, Apple, Microsoft, Alphabet), anche in Europa il fenomeno è sempre più evidente.
Le prime 10 società dell’Eurostoxx 50 pesano infatti per oltre il 40% dell’indice con la prima società (ASML) che occupa l’8%. Assieme ad ASML tra le prime 10 società troviamo la tedesca produttrice di software SAP con un peso del 5%. A seguire Siemens ed LVMH. Pur essendo più value nella composizione settoriale rispetto alle Borse americane, due settori su tutti si presentano decisamente influenti nelle performance degli ETF cap weight. Finanziari e industriali infatti coprono oltre il 45% dell’indice. Anche da qui l’esigenza secondo Invesco di offrire una diversificazione maggiore.
L’indice EuroStoxx50 è fresco reduce dal superamento dei massimi storici del 2000 quando la bolla speculativa sulle telecom e la tecnologia in genere fece decollare un indice che ci ha messo un quarto di secolo per recuperare quelle quotazioni.

Il recente strappo sopra quelle resistenze sembra sancire un’uscita definitiva da un letargo che ora potrà essere assecondata adesso anche con indice in versione Equal Weight. E se la mean reversion prenderà corpo nei prossimi mesi potrebbe avere un suo senso ampliare la diversificazione sull’investimento europeo anche con indici a pesi uguali da affiancare ai tradizionali indici a capitalizzazione.