La notizia ha colto molti operatori e investitori di sorpresa. Vanguard, il più grande gestore di ETF e fondi passivi del mondo, per la seconda volta in un anno ha deciso di tagliare il costo del suo Vanguard Ftse All World ETF, un colosso da 77 miliardi di euro di masse amministrate spesso protagonista del detto invest in VWCE and chill.
Come anche altri ETF che investono in tutte le azioni del mondo delle aree sviluppati ed emergenti, la battaglia dei prezzi è sempre più infuocata. La domanda degli investitori retail, soprattutto i piccoli investitori che portano avanti piani di accumulo investendo con piattaforme particolarmente low cost, è alta. Di conseguenza i margini per i produttori sono bassi e si comprimono sempre più sull’onda di una competizione giocata sul punto base.
E così, dopo un primo assaggio di taglio delle commissioni sui suoi ETF annunciato su una serie di prodotti tra cui appunto l’All Country World, l’Emerging Market e il Germany, Vanguard ha deciso di rispondere alle recenti mosse di DWS e BlackRock che hanno spostato a 0,12% l’asticella del costo di investire a livello globale. Il concorrente diretto per masse amministrate SPRD ACWI a sua volta ha un costo di 0,12% e questo deve aver sollecitato Vanguard a diminuire con decisione il prezzo dopo il precedente taglio a 0,19% annuo.
VWCE ha tagliato a 0,14% il costo annuo, riduzione che diventa di oltre il 36% rispetto allo 0,22% dell’ottobre 2026.
ETF: la sfida del taglio dei costi
Probabilmente irrilevante per un piccolo investitore, questo taglio anche solo di qualche punto base significa molto per istituzionali che confezionano prodotti gestiti come polizze oppure gestioni patrimoniali al cui interno sono presenti gli ETF. Al sacrificio di prezzo del produttore corrisponde un aumento dei margini del distributore.
Vanguard di recente si è resa protagonista anche del lancio di un ETF monetario, il Vanguard Eur Cash con un costo di 0,07% l’anno, ma non è questo l’ETF con il prezzo in assoluto più basso sul mercato.
È Amundi con la sua linea Core Msci Usa a contendere a iShares Msci Usa, SPDR S&P500 (il celebre SPY ETF), Xtrackers e Ubs sempre replicanti della borsa americana, la palma dell’ETF più “cheap” sul mercato con un costo annuo, pensate un po', dello 0,03%. Si investono 10 mila euro e se ne pagano 3 per vantare un diritto di proprietà su tutte le azioni del mondo.
I margini di miglioramento sono sempre più ristretti e chissà se preso non comparirà anche un terzo decimale dopo la virgola per rendere la sfida al ribasso ancora più incredibile. Gli investitori comunque ringraziano e si danno appuntamento al prossimo taglio dei costi.