Non è passato molto tempo dal lancio dell’ETF azionario globale che investe seguendo non la logica della capitalizzazione di mercato ma del PIL di ogni paese, che anche l’equivalente ETF obbligazionario arriva sul mercato europeo.
Se dell’ETF azionario ne avevo parlato in questo articolo Arriva l'ETF globale dove conta il PIL, oggi mi concentro sulla novità proposta da Amundi nel campo del reddito fisso. Amundi Global Government Bond GDP Weighted UCITS ETF sarà inizialmente quotato sulla Borsa tedesca con un costo di 0,2% annuo.
Naturalmente lo scopo di questo ETF sarà quello di spostare l’esposizione degli investitori non più verso i Paesi più indebitati, ma verso quelli con la maggiore crescita economica. E questo cambia parecchio nel rischio credito essendo presente una maggiore quantità di Paesi emergenti, in primis la Cina. Sono comunque esclusi per regolamento i Paesi con rating non investment grade.
ETF Amundi Global Government Bond GDP Weighted: le caratteristiche
Come scritto sul KID dell’ETF l’obiettivo dell’ETF è quello di replicare l’indice FTSE GDP-Adjusted World Government Bond Index. Ma quali sono i Paesi con un maggior peso di bond all’interno dell’ETF?
Gli Stati Uniti rimangono dominanti con il 34%, ma al secondo posto troviamo i bond cinesi con un corposo 22%. Poi Germania (6%), Giappone e UK (5%), Francia e Italia con appena il 3%.
Naturalmente i rischi valutari riflettono l’esposizione paese con l’euro che rappresenta appena il 20% dell’ETF, superato di un paio di punti dallo Yuan cinese.
Il rating dell’ETF vede il 14% di triple A, il 35% di AA+ e il 31% di A+. Le BBB non vanno oltre il 5%.
Quanto a scadenze medie quasi un terzo del portafoglio è concentrato su debito residuo entro i 3 anni, mentre poco più del 20% è rappresentato da scadenze superiore ai 10 anni.
Le differenze
Ma che differenza c’è con un classico ETF obbligazionario governativo globale che segue le regole del peso basato sul volume di debito in circolazione?
Per fare un confronto adeguato ho usato l’ETF Amundi Core Global Government Bond che replica l’indice JPM GBI Global Total Return. Qui la geografia e quindi la ripartizione valutaria cambia e non poco. Gli Stati Uniti fanno metà del portafoglio seguiti da Giappone con il 14%, Uk con il 6% e tutto il drappello di Paesi europei per un complessivo 25%. La Cina pesa per meno dell’1%. Il rating medio è migliore con il 60% di debito che ha un merito di credito superiore a AA+.
Indubbiamente un ETF, quello proposto da Amundi, che cerca di compensare il limite dei classici benchmark obbligazionari, ovvero una maggior esposizione verso Paesi ad alto debito e spesso bassa crescita. L’idea è interessante anche perché permetterà da oggi di costruire un portafoglio bilanciato azioni – obbligazioni Gdp weighted che ci permetterà un confronto nei prossimi anni su quale metodologia è meglio contare per avere una maggior crescita in portafoglio.