Si arricchisce di nuovi strumenti il set di ETF che investono sulle azioni mondiali e la novità arriva questa volta da Amundi. Il nuovo ETF che ancora deve ricevere l’autorizzazione formale, ma che le notizie danno ormai in rampa di lancio è Amundi FTSE All World GDP-Weighted.
Come appare chiaro dalla descrizione l’ETF replicherà l’indice FTSE All-World GDP-Adjusted. Indice che basa la sua costruzione sui dati di PIL nominale dei singoli Paesi rilasciati dal Fondo Monetario Internazionale e definisce pesi completamente diversi da quelli che siamo abituati a conoscere negli ETF tradizionali a capitalizzazione.
Ogni Paese viene quindi pesato per il suo PIL nel contesto globale e all’interno di questa suddivisione geografica le varie azioni sono rappresentato secondo il classico criterio della market cap.
ETF con pesi in base al PIL: cosa cambia
Vediamo qualche esempio per comprendere come vengono stravolti alcuni equilibri finora dati per consolidati quando si parla di indici mondiali.
Se nei tradizionali ETF globali gli Stati Uniti pesano per oltre il 60%, in questo ETF di Amundi dove conta il PIL, gli USA rappresentano il 16% del portafoglio. La Cina vede il suo peso passare del 3% al 22%, l’India dal 2% al 10%. Evidente lo spostamento dell’allocation verso una esposizione emergente molto più corposa del 10-12% degli indici globali a capitalizzazione di mercato attualmente quotati con ETF a replica passivi di indici come FTSE oppure MSCI. Di conseguenza il mondo sviluppato, Europa e Giappone compresi, si ridimensiona parecchio.
Cambiano anche gli equilibri delle azioni più rappresentate con questo ETF. Tencent e Alibaba si portano in zona 3%, mentre Nvidia, Apple e Microsoft stazionano attorno al 1% di peso.
Se la composizione può essere certamente affascinante, anche in ottica di diversificazione dei tradizionali indici, le performance non possono dirsi particolarmente esaltanti negli ultimi 5 anni per l’indice che pesa i paesi in base al PIL. Nell’ultimo lustro la versione cap weighted dell’indice FTSE ha sfiorato una performance del 80%, quella basata sul PIL è arrivata poco sotto il 60%. Il ritardo dell’azionario emergente è naturalmente il responsabile principale.
Apprezzabile comunque da parte di Amundi l’idea di lanciare un ETF globale a replica passiva spesso ricercato da economisti e investitori, ma mai operativamente acquistabile sul mercato.
Nel momento in cui ci sarà la quotazione in Europa avremo un nuovo strumento che si andrà a sommare alle versioni a capitalizzazione, a pesi costanti e ESG. Uno strumento per il momento originale, ma chissà che in futuro nuove case di investimento non decidano di affiancare sull’onda di una maggiore domanda da parte di investitori alla ricerca di qualche cosa che diversifichi quel peso eccessivo sul mercato americano e delle sue magnifiche sette azioni.