I due Paesi che a livello economico stanno ovviamente dominando il mondo sono Stati Uniti e Cina. Il PIL globale, ma anche la forza militare e diplomatica, l’innovazione, due Paesi che rappresentano i punti di riferimento con i quali ogni area economica del resto del globo deve fare i conti.
Ma come sarebbe stato il mercato azionario degli ultimi 12 mesi, ovvero dal pre Liberation Day di Trump, senza investire in Cina e Stati Uniti?
ETF ex Cina e US: le performance
Per verificare questa cosa ho deciso di selezionare quattro ETF prendendo il massimo dell’anzianità consentita dagli strumenti. Per quanto riguarda il mercato azionario dei Paesi sviluppati il confronto è stato fatto tra iShares Msci World con Xtrackers Msci World ex US nato a marzo 2024. Per ciò che concerne invece il mercato emergente il confronto è stato fatto tra Xtrackers Msci Emerging Markets e iShares Msci Emerging ex China nato nel 2021. Per tutti e quattro gli ETF abbiamo quindi i dati di performance dell’ultimo anno e cosa scopriamo?
Scopriamo che investire nel mercato emergente al netto della Cina è stato incredibilmente profittevole. Un +39% contro il +26% dell'indice emergente classico. Una plusvalenza che si conferma (+15%) anche a distanza di 3 anni.
Ben diverso l’andamento sul mercato sviluppato con l’ETF ex USA che si è portato a casa un performance del 17% rispetto ad un classico World (+15%) compresi gli Stati Uniti che occupano quasi il 70% dell’intero indice.
ETF ex Cina e US: la volatilità
Nelle pieghe di questi numeri che certificano da quando Trump è stato eletto che investire fuori dall’America (e anche dalla Cina) è stata una scelta migliore, ci sono i dati di volatilità. Curiosamente investire in ETF ex USA è risultata scelta meno ballerina che investire in tutto il mondo, mentre molto differente è risultato l’approccio tra ETF emergente ex China ed emergente complessivo, visto che sono ben 5 i punti percentuali di volatilità annua superiori per il primo ETF depurato dalle Borse cinesi.
Potremmo dunque essere al capolinea della super crescita americana e cinese? Gli investitori nell’ultimo anno se lo stanno chiedendo anche perché gli enormi benefici fiscali degli anni post crisi del 2008, soprattutto in America, potrebbero non essere più supportivi come in passato alla crescita. I prossimi mesi saranno decisivi in tal senso con il mercato che rimane alla ricerca di nuovi equilibri.
Le politiche minacciose di Trump (anche belliche e non solo commerciali), ma anche l’ardore di Pechino nel conquistare nuovi territori dal punto di vista economico, potrebbero aver innescato una reazione in tutto il resto del mondo che, almeno negli ultimi 12 mesi, i mercati hanno certificato anche nelle performance di Borsa.
Una riflessione sull’eventuale riduzione dello strapotere dei due Paesi all’interno dell’asset allocation di portafoglio sembra quanto meno opportuna.