La seduta di ieri ha premiato Wall Street con un rally trainato quasi esclusivamente dalla tecnologia. Il Dow Jones ha chiuso in rialzo dello 0,2%, lo S&P 500 dello 0,72%, il Nasdaq Composite dell'1,57%: la miglior seduta dal 4 agosto.
A muovere il mercato è stata Nvidia, salita dell'8,74%, la variazione giornaliera più ampia da aprile 2025, dopo aver battuto sia le stime di utili sia quelle di ricavi. Più del dato trimestrale, a colpire gli investitori è stata la guidance: il colosso dei semiconduttori prevede una crescita dei ricavi di circa il 70% nell'anno fiscale 2028, ben oltre il consensus degli analisti fermo al 45% (Nvidia, chi vince davvero dopo la trimestrale record?).
Un differenziale che ha spinto anche l'iShares Semiconductor ETF (+1,95%) e ha convinto il mercato che il trade sull'intelligenza artificiale, dato per appannato nelle scorse settimane, conservi margini di espansione.
Se i chip hanno dato la sveglia al mercato, il software ha fatto ancora meglio: l'iShares Expanded-Tech Software Sector ETF è balzato del 7,7%, merito soprattutto di Salesforce, salita del 22,58%, il rialzo giornaliero più forte da agosto 2020, dopo risultati trimestrali solidi (ricavi per 11,35 miliardi di dollari, +11% su base annua, guidance annuale alzata di 200 milioni) e l'annuncio di una collaborazione allargata con Anthropic, ribattezzata "Claudeforce", che porta dati e funzioni Salesforce dentro il chatbot Claude.
Il balzo segna un cambio di paradigma rispetto ai timori, diffusi a inizio anno, che gli agenti AI rendessero superfluo il modello ad abbonamento: margini e ricavi dei vendor si sono dimostrati resilienti, e il mercato inizia a leggere le partnership con i grandi laboratori AI come fonte di valore, non come minaccia esistenziale.
Il quadro, però, non è uniforme: su undici settori dello S&P 500, solo l'IT ha chiuso in positivo, una dicotomia che racconta di un rally concentrato, con l'ampiezza del mercato tutt'altro che ristabilita.
Azioni Wall Street: riflettori puntati su Warsh a Jackson Hole
Le Borse USA si preparano a una seduta più incerta rispetto all'euforia di giovedì. Il derivato sul Nasdaq perde lo 0,3% e il contratto sullo S&P 500 cede lo 0,07%; controcorrente, il future sul Dow Jones sale dello 0,11%: una divergenza che segnala una parziale presa di beneficio sul growth dopo il rally tech, in attesa dell'appuntamento macro della giornata.
Il market mover odierno è il discorso del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, in programma alle 10 ora di New York al simposio di Jackson Hole, dedicato quest'anno a "Financial Innovation: Implications for Payments and Policy".
Warsh, alla guida della Fed da maggio, ha costruito finora la propria comunicazione sulla reticenza, sostenendo che una minore trasparenza migliori la capacità del mercato di interpretare i segnali economici: una linea che a luglio aveva già scosso azionario e obbligazionario, quando il numero uno della Banca centrale aveva rifiutato di chiarire i criteri con cui la Fed valuterà le prossime mosse sui tassi.
Il contesto non è neutro. Mercoledì il PCE, l'indice dei prezzi preferito dalla Fed, è salito al 3,7% annuo a luglio, con il dato core al 3,3%, entrambi sopra il target del 2%.
Giovedì tre esponenti della Fed, Jeffrey Schmid (Kansas City), Beth Hammack (Cleveland) e Austan Goolsbee (Chicago), hanno definito l'inflazione ancora troppo elevata, con Hammack che ha chiesto apertamente un rialzo dei tassi. I Fed funds future, secondo lo strumento FedWatch del CME, prezzano una probabilità del 64% che la Banca centrale lasci i tassi invariati a settembre.
Come nota Mark Cabana, responsabile della strategia sui tassi USA di Bank of America: "temiamo che i mercati possano interpretare un messaggio concentrato solo su temi strutturali come dovish", con il rischio di un sell-off sui Treasury a lunga scadenza che spingerebbe il trentennale sopra il 5,5%, oltre 0,3 punti rispetto ai livelli attuali. Complica il quadro l'iniziativa del Tesoro di Scott Bessent, che dal 9 settembre raddoppierà il riacquisto di debito già in circolazione: una mossa che rischia di apparire in contraddizione con l'approccio non interventista di Warsh.
Sullo sfondo resta il fronte dei semiconduttori: l'amministrazione Trump valuterebbe un ampliamento dei dazi sui chip, esteso a laptop, server e hardware da gaming, ancora in fase preliminare secondo la Casa Bianca ma da monitorare per l'intero comparto dopo il rally di Nvidia.
Wall Street oggi: focus su Gap, Marvell e PayPal
Tra le azioni a Wall Street più osservate nel pre-market spiccano tre nomi.
- Gap: sale di quasi il 15% nel pre-market dopo un trimestre con utile per azione rettificato a 52 centesimi, contro un consensus LSEG di 48 centesimi, e l'annuncio della nomina di Michael Francis alla guida di Old Navy dal 2 novembre, in sostituzione di Haio Barbeito. Il mercato premia sia i conti sia il cambio ai vertici del marchio più in difficoltà del gruppo, segnale che gli investitori guardano con favore a un intervento diretto sulla catena che pesa di più sui risultati complessivi.
- Marvell Technology: cede oltre l'8% nel pre-market nonostante un innalzamento dell'outlook sui ricavi nei conti del secondo trimestre. A pesare è la guidance sul margine lordo non-GAAP, indicata tra il 57,5% e il 58,5% contro un consensus StreetAccount fermo al 58,5%, oltre alle preoccupazioni sull'impatto del recente accordo sui chip AI siglato con Google. Un caso che mostra come, nei semiconduttori, la qualità della guidance conti ormai più del semplice superamento delle stime.
- PayPal: crolla di circa il 15% nel pre-market dopo che Bloomberg ha riportato l'abbandono, da parte di Stripe e del fondo Advent International, del tentativo di acquisizione della società. Se confermato, il dietrofront chiuderebbe una delle ipotesi di consolidamento più discusse nel fintech USA, riportando l'attenzione degli investitori sulle prospettive stand-alone del gruppo.