Meta chiude uno dei dossier legali più delicati della sua storia proprio in una seduta dominata dal rischio tecnologico e dai nuovi segnali sull'inflazione americana. Il gruppo ha raggiunto un'intesa con gli Stati Usa nella causa legata ai presunti danni provocati ai minori da Facebook e Instagram, con un esborso massimo indicato in 16,68 miliardi di dollari.
La prima reazione era stata netta: il titolo guadagnava oltre il 4% nel premarket. Dopo l'apertura gli acquisti si sono però raffreddati e Meta è arrivata a perdere circa lo 0,6%. Attualmente l'azione Meta quota in rialzo del 2,36% portandosi a 583,65 dollari.
Il verdetto sul processo Meta arriva in una giornata nella quale Wall Street evita per ora movimenti direzionali: al momento il Dow Jones cede lo 0,23%, lo S&P 500 quota invariato ed il Nasdaq lascia sul campo un quarto di punto percentuale.
A frenare la propensione al rischio è stato il PCE americano di luglio, cresciuto del 3,7% annuo contro il 3,6% atteso, con il dato core al 3,3%. Il PIL Usa del secondo trimestre è stato confermato in crescita dell'1,5%. La probabilità implicita di un rialzo dei tassi Fed a settembre è così salita attorno al 44%. Il Treasury decennale ha reagito portandosi al 4,658%, dal 4,639% della seduta precedente.
Il mercato resta però concentrato soprattutto sui conti Nvidia, attesi dopo la chiusura americana, diventati un banco di prova per l'intera catena degli investimenti nell'intelligenza artificiale (Trimestrale Nvidia: le attese e cosa scontano le opzioni).
Meta: quasi 17 miliardi per fermare il processo, ma il rischio legale non sparisce
L'intesa interrompe il procedimento federale in corso a Oakland, promosso da 29 Stati e guidato da California, Colorado, New Jersey e Kentucky. Le contestazioni riguardavano le caratteristiche di Facebook e Instagram considerate capaci di favorire un utilizzo compulsivo tra i più giovani, la gestione dei rischi per la salute mentale e il trattamento dei dati dei minori. Meta pagherà fino a 16,7 miliardi di dollari e dovrà modificare il funzionamento delle piattaforme per gli utenti adolescenti.
Sono previsti limiti giornalieri di utilizzo, blocchi nelle ore notturne, sistemi più stringenti per l'accertamento dell'età e strumenti rafforzati per genitori e tutori. Tra gli interventi indicati figurano anche lo stop alle notifiche push durante l'orario scolastico nei giorni feriali e maggiori restrizioni sui contenuti ritenuti non adatti all'età. Per la sola California l'incasso potrebbe collocarsi tra 1,5 e 2,1 miliardi di dollari.
Meta ha descritto un pacchetto complessivo di circa 18 miliardi, considerando anche altri accordi, con pagamenti distribuiti nell'arco di dieci anni. Circa 12,7 miliardi, pari al 70% del totale indicato dalla società, sarebbero destinati agli Stati partecipanti. Altri 5,3 miliardi dipendono dall'adozione di misure analoghe da parte di YouTube e TikTok e dai relativi contributi finanziari.
Sul piano contabile il passaggio più sensibile per gli azionisti è un altro: Meta prevede di contabilizzare nel terzo trimestre 2026 circa 10 miliardi di dollari di spese legali legate all'accordo, una voce che non era stata incorporata nelle precedenti previsioni. Il patteggiamento riduce il rischio rappresentato dal processo pilota, dove erano state formulate richieste per circa 200 miliardi, ma non chiude il fronte giudiziario.
Restano aperte altre azioni promosse da privati e distretti scolastici. Ad agosto un giudice del New Mexico aveva già ordinato a Meta di versare 567 milioni in un fondo dedicato dopo una precedente decisione da 375 milioni di dollari di danni. Per il modello pubblicitario del gruppo il tema è sensibile, perché le nuove limitazioni intervengono direttamente sui tempi e sulle modalità di utilizzo delle piattaforme da parte degli utenti più giovani.
Ricavi ancora forti, ma l'AI presenta il conto a margini e cassa
Il problema per Meta è che la fattura legale arriva nella fase più costosa della corsa all'intelligenza artificiale. Il business pubblicitario continua a crescere a ritmi elevati, ma la progressione degli investimenti sta cambiando rapidamente il profilo finanziario del gruppo.
Nel quarto trimestre 2025 i ricavi erano saliti del 24% a 59,89 miliardi di dollari, con un margine operativo del 41%, 22,14 miliardi di capex e 14,08 miliardi di free cash flow. Il primo trimestre 2026 aveva mantenuto una traiettoria robusta: fatturato a 56,31 miliardi, +33%, utile operativo a 22,87 miliardi, +30%, e margine ancora al 41%. Il free cash flow era pari a 12,39 miliardi. L'utile netto di 26,77 miliardi, in crescita del 61%, beneficiava però di un vantaggio fiscale da 8,03 miliardi.
Il cambio di passo è emerso con maggiore evidenza nel secondo trimestre. I ricavi sono aumentati del 28% a 60,8 miliardi e il motore pubblicitario è rimasto acceso: le impression sono cresciute del 14% e il prezzo medio per inserzione del 12%, con 3,60 miliardi di utenti attivi giornalieri sulle piattaforme della famiglia Meta, +3%.
Dall'altra parte i costi sono balzati del 55% a 42,03 miliardi. Il margine operativo è sceso dal 43% al 31%, l'utile operativo ha perso l'8% e quello netto il 14%. Il capex trimestrale ha raggiunto 31,08 miliardi e il free cash flow si è quasi azzerato a 784 milioni. Sui costi hanno inciso anche 2,4 miliardi di oneri legali e 1,18 miliardi legati alle riduzioni di personale.
La guidance di luglio indicava per il terzo trimestre ricavi tra 61 e 64 miliardi, spese annue tra 165 e 169 miliardi e capex 2026 tra 130 e 145 miliardi. Quest'ultima forchetta rende evidente la velocità con cui sta crescendo lo sforzo infrastrutturale: a gennaio Meta prevedeva 115-135 miliardi, ad aprile aveva alzato il range a 125-145 miliardi e a luglio ha portato il limite minimo a 130 miliardi.
Il management continua a puntare a un utile operativo 2026 superiore a quello del 2025 e considera l'AI un acceleratore per pubblicità, raccomandazioni e nuovi prodotti. È una tensione comune ai grandi hyperscaler.
Un'analisi Reuters basata sulle stime LSEG indica che Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta e Oracle potrebbero arrivare nel 2027 a spendere complessivamente in capex più di quanto generano in free cash flow. La partita per il settore si sta spostando dalla capacità di finanziare l'AI alla velocità con cui quell'enorme base di capitale riuscirà a produrre ritorni misurabili.
Azioni Meta, il quadro grafico resta fragile
La pressione sugli investimenti arriva con Meta impegnata su più fronti competitivi. Reels continua a confrontarsi con TikTok e YouTube Shorts, Threads compete nel segmento del microblogging e l'intelligenza artificiale viene utilizzata per aumentare precisione pubblicitaria, engagement e capacità di raccomandazione. La stessa struttura dell'accordo legale coinvolge indirettamente i concorrenti, perché una parte dei pagamenti indicati da Meta è collegata all'eventuale adozione da parte di YouTube e TikTok di misure analoghe per i minori.
Sul mercato il quadro tecnico delle azioni Meta Platforms rimane più debole rispetto alla solidità mostrata dai ricavi. Il primo vero ostacolo statico è collocato in area 640 dollari. Finché le quotazioni restano sotto questa soglia, i recuperi mantengono il profilo di rimbalzi all'interno di una struttura ancora deteriorata rispetto ai massimi raggiunti nella precedente fase rialzista.
Azioni Meta Platforms, grafico a un anno. Fonte: Investire.biz
Un ritorno sopra 592 e 607 $, dove attualmente passano le medie mobili a 50 e 100 giorni, rappresenterebbe il primo segnale di recupero; il superamento di 620 (MM a 200 giorni) rafforzerebbe lo scenario e riporterebbe l'attenzione verso la successiva area tecnica a 750 dollari. Sul lato opposto, 525 dollari rappresenta il supporto decisivo.
Il titolo si trova in una zona neutrale, coerente con una fase nella quale il mercato sta cercando di bilanciare crescita pubblicitaria, rischio legale e dimensione del programma di investimenti nell'AI. La fascia compresa tra 525 e 640 dollari resta quindi il terreno sul quale si gioca il prossimo segnale direzionale.