Nvidia pubblica stasera i conti del secondo trimestre 2026, chiuso il 26 luglio. Il consenso degli analisti per la trimestrale indica ricavi per 91,9 miliardi di dollari e un utile per azione rettificato di 2,08 dollari, contro i 46,74 miliardi e 1,05 dollari dello stesso trimestre di un anno fa: una crescita del 97% sui ricavi e del 99% sugli utili. Per capire come il mercato arriva all'appuntamento, c'è un dato che di solito resta ai margini della cronaca: quanto movimento stanno prezzando le opzioni sul titolo.
Trimestrale Nvidia: cosa ha promesso l'azienda e cosa chiede il mercato
I numeri di riferimento sono due e non coincidono. Il 20 maggio Nvidia aveva indicato per il periodo appena chiuso ricavi pari a 91 miliardi di dollari con una tolleranza del 2%, quindi tra 89,2 e 92,8 miliardi, margine lordo rettificato al 75% con mezzo punto di tolleranza e costi operativi rettificati a 8,3 miliardi. La previsione non incorpora alcun ricavo da vendite per data center in Cina.
Il consenso, a 91,9 miliardi, si colloca poco meno dell'1% sopra il punto centrale della guidance. Il vero terreno di gioco, però, non è il trimestre appena chiuso.
Per il trimestre in corso, che si chiude a fine ottobre, gli analisti attendono una guidance da 104 miliardi di dollari. Sull'intero esercizio il consenso indica 394,4 miliardi contro i 215,9 dell'anno precedente, una crescita dell'83%.
Nel trimestre precedente la divisione data center, che raggruppa i sistemi acquistati per addestrare e far funzionare i modelli di intelligenza artificiale, aveva generato 75,2 miliardi su 81,6 totali, oltre il 92% del fatturato. Circa metà di quel volume proviene dai grandi operatori del cloud, l'altra metà da imprese e laboratori specializzati.
Cosa scontano le opzioni
Sulla trimestrale di Nvidia il movimento scontato è del 5,4% in entrambe le direzioni. Applicato alla chiusura di ieri, a 213,05 dollari, individua una fascia compresa all'incirca tra 201 e 225 dollari. In termini di capitalizzazione significa circa 280 miliardi, cifra superiore al valore complessivo di circa il 90% delle società dell'indice S&P 500.
Il dato rilevante emerge dal confronto storico. Prima della trimestrale di maggio il mercato scontava il 6,5% di movimento, e la media dei movimenti effettivamente registrati nelle ultime dodici trimestrali è del 7,4%. Il livello attuale è il più contenuto degli ultimi anni.
Gli operatori leggono il restringimento come un'attenuazione delle aspettative. Matt Amberson, fondatore di una società specializzata nell'analisi dei mercati delle opzioni, ha parlato apertamente di compiacenza, osservando che il titolo sta diventando più prevedibile; Chris Murphy, che si occupa di strategie sui derivati per Susquehanna, ha rilevato come la fase in cui Nvidia sorprendeva sistematicamente il mercato sia sostanzialmente conclusa.
L'implicazione operativa è duplice. La barriera è più bassa e quindi più facile da superare: un movimento del 7 o dell'8%, ordinario per il titolo negli ultimi tre anni, coglierebbe oggi in contropiede chi ha venduto quelle opzioni. E chi ha venduto copertura a prezzi contenuti deve poi intervenire sul titolo per riequilibrare le posizioni, meccanismo che tende ad amplificare i movimenti nelle ore successive.
I tre fattori che pesano più dei ricavi nella trimestrale
Il primo è il margine lordo, la quota di ricavi che resta dopo aver coperto i soli costi di produzione. Il 75% di Nvidia misura la capacità di imporre i propri prezzi senza negoziazione, e una sua erosione segnalerebbe un cambiamento nei rapporti di forza con la clientela. Le pressioni sui costi riguardano memorie, silicio e assemblaggio avanzato, e per diversi analisti la conferma dell'obiettivo annuo di margine pesa sul titolo più dei ricavi.
Il secondo fattore da tenere d'occhio nella trimestrale è la transizione verso Rubin, la nuova generazione di sistemi destinata a sostituire Blackwell. La società dichiara la produzione a pieno regime e le prime consegne nel trimestre in corso; Morgan Stanley stima 150.000 unità iniziali per un controvalore vicino ai 9 miliardi. Ogni cambio di generazione comporta una fase in cui i clienti sospendono gli acquisti della piattaforma uscente prima che la nuova sia disponibile in volumi, e i risultati di oggi diranno se quel vuoto si sia manifestato. In senso opposto, una società taiwanese attiva nel collaudo finale dei chip ha rivisto al ribasso le previsioni, spostando ricavi più avanti.
Il terzo è la Cina, assente dalle previsioni aziendali. A dicembre l'amministrazione statunitense ha autorizzato l'esportazione verso clienti cinesi selezionati del modello H200, una generazione precedente rispetto ai prodotti di punta, a fronte del versamento al Tesoro del 25% del valore di ogni vendita. Pechino ha esercitato un controllo altrettanto stringente: ByteDance e Tencent hanno ricevuto circa 10.000 chip ciascuna, il 13% del quantitativo autorizzato, con la richiesta di tenerne gran parte a Hong Kong, dove manca la capacità elettrica per renderla operativa. Poiché la guidance non incorpora nulla di tutto questo, qualunque ordine cinese effettivo sarebbe un elemento non scontato dai prezzi.
Sul fronte opposto, lunedì la procura taiwanese di Keelung ha incriminato nove persone, tra cui un dirigente Nvidia e due ex dipendenti di Super Micro, per l'esportazione illegale in Cina di 74 server basati su processori B300, il cui trasferimento è vietato. La vicenda non incide sui conti, ma tocca l'efficacia dei controlli interni sulle esportazioni.
Le due voci meno osservate
La prima voce meno osservata nella trimestrale di Nvidia riguarda i crediti verso clienti, cioè le forniture consegnate e non ancora incassate: a fine aprile 40,7 miliardi di dollari, pari a 45 giorni di vendite, in calo dai 51 del trimestre precedente. La direzione finanziaria ha attribuito il miglioramento a incassi anticipati e ha segnalato un ritorno a livelli più consueti nel trimestre in pubblicazione, quindi un aumento non è di per sé negativo. Un valore sensibilmente superiore ai 51 giorni indicherebbe invece un allungamento dei tempi di pagamento della clientela, elemento non trascurabile alla luce dell'indebitamento crescente di chi costruisce capacità di calcolo.
La seconda è la distanza tra i due utili pubblicati. Nel trimestre precedente l'utile per azione secondo i principi contabili statunitensi è stato di 2,39 dollari, superiore all'utile rettificato di 1,87: una circostanza inconsueta, perché di norma il dato rettificato risulta più alto. La differenza deriva da circa 15,9 miliardi di plusvalenze non realizzate sul portafoglio di partecipazioni, che comprende OpenAI, CoreWeave e Nebius, in larga parte clienti dell'azienda stessa. Le regole contabili impongono di farle transitare dal conto economico, ma restano valutazioni di mercato, non flussi incassati.
Allo stesso perimetro appartiene un impegno reso noto il 17 agosto: Nvidia garantisce fino a 105 miliardi di dollari sul valore residuo dei contratti di locazione di un campus per data center in Ohio destinato a una società collegata a OpenAI, e in caso di mancato pagamento del conduttore la differenza resterebbe a suo carico. È un rischio che non compare tra le passività finché non si concretizza.
Quattro trimestrali superate, quattro reazioni negative
Nelle ultime quattro trimestrali Nvidia ha superato le stime di utile in ogni occasione, con scarti del 5,65%, 6,58%, 4% e 2,97%, e in tutti e quattro i casi il titolo ha reagito negativamente nelle sedute successive. Va notato anche il progressivo restringimento dello scarto, passato da quasi sette punti a meno di tre.
Il posizionamento con cui il titolo arriva all'appuntamento riflette la stessa tensione. Nvidia ha chiuso in ribasso per sette sedute consecutive, la serie negativa più lunga dal 2022, con una perdita di circa il 7%, prima di recuperare il 2,19% ieri chiudendo a 213,05 dollari. Da inizio anno il progresso è dell'11,7%, allineato all'S&P 500, mentre l'indice dei semiconduttori nello stesso periodo guadagna il 61%.
È forse il dato più significativo della vigilia: circa cinquanta punti percentuali di ritardo rispetto al proprio comparto. I capitali che scommettono sull'intelligenza artificiale non si sono ritirati, si sono redistribuiti verso produttori di memorie, componentistica e operatori che finanziano le infrastrutture.
Sul piano dei multipli il titolo tratta intorno a 21 volte gli utili attesi nei dodici mesi successivi, meno dell'indice statunitense nel suo complesso. Il consenso resta ampiamente favorevole, con 59 giudizi di acquisto contro uno di vendita e un obiettivo medio intorno ai 305 dollari: una convergenza così marcata indica che gran parte degli acquisti per convinzione è già stata effettuata.
Morgan Stanley delinea tre scenari: rialzo del 5 o 10% con risultati trimestrali superiori alle attese e conferme sulla domanda di Rubin, movimento contenuto se i dubbi restano irrisolti, calo oltre il 10% qualora ricavi o margini deludessero. La conferenza con gli analisti, un'ora dopo i dati, è la sede dei due punti realmente aperti: ordini cinesi effettivi e calendario di consegne della nuova piattaforma.
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