La prima stretta monetaria dal 2023 ha lasciato il segno sulle Borse USA. Il Dow Jones ha chiuso in calo dell'1,2%, lo S&P 500 ha perso lo 0,5% mentre il Nasdaq ha chiuso piatto (-0,01%). Il driver dominante è stato il rialzo di 25 punti base deciso all'unanimità dalla Federal Reserve, che ha portato il target sui Fed Funds al 3,75%-4%.
La mossa era largamente prezzata, ma il mercato ha reagito soprattutto al messaggio successivo. Kevin Warsh ha ribadito che l'inflazione resta troppo elevata e le nuove proiezioni della Fed indicano la possibilità di un altro rialzo entro fine anno, senza tagli nel 2027 (Fed, primo rialzo in 3 anni: Wall Street scopre il rischio Warsh). Il Treasury decennale è così tornato sopra il 5%, aumentando la pressione sulle valutazioni azionarie. Più che il rialzo in sé, già assorbito dal pricing, Wall Street ha dovuto fare i conti con una forward guidance implicitamente più restrittiva.
Azioni Wall Street: i future provano a riassorbire lo shock Fed
La seduta odierna parte con un tentativo di recupero. Il future sul Dow Jones avanza dello 0,7%, il contratto sullo S&P 500 sale dello 0,8% e il derivato sul Nasdaq guadagna l'1%. Il rimbalzo, tuttavia, non cancella il nodo centrale: capire se il nuovo ciclo di rialzi resterà misurato o se l'inflazione costringerà la Fed a intervenire ancora.
Warsh ha definito il mercato del lavoro in piena occupazione e ha concentrato l'attenzione sulla stabilità dei prezzi. Jeff Schulze di Franklin Templeton Institute ha descritto la decisione come un aggiustamento di metà ciclo mentre Robert Sockin di PGIM ha sottolineato che i rischi restano orientati verso ulteriori strette se l'inflazione non rallenterà.
La reazione di Donald Trump non si è fatta attendere. Dopo il rialzo dei tassi, il presidente ha chiesto alla Fed di portarli all'1% "o meno" e di intervenire rapidamente, tornando così a mettere pressione sulla Banca centrale. Trump ha però evitato l'attacco diretto a Kevin Warsh, ribadendo di avere fiducia nel presidente della Fed e spostando le critiche sul resto del FOMC.
Oggi l'attenzione si sposta sulle richieste settimanali di sussidio di disoccupazione e sui nuovi cantieri residenziali di agosto. Nelle prossime settimane, se i dati delineeranno un quadro economico ancora solido, accompagnato da pressioni persistenti sui prezzi, la lettura restrittiva della Fed finirà per uscire rafforzata; segnali di indebolimento potrebbero invece attenuare la pressione sui rendimenti.
Wall Street oggi: Generac, Lennar e Microsoft sotto i riflettori
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Generac: sale di oltre il 34% nel pre-market dopo l'accordo con Amazon (+1,41%). Il gruppo ha emesso warrant che consentono al colosso dell'e-commerce di acquistare fino a 1,69 milioni di azioni a 200,93 dollari ciascuna. Generac fornirà inoltre generatori di backup per i data center di Amazon, con forniture iniziali attese per 2,4 miliardi di dollari nel 2027-2028.
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Lennar: cede il 2,5% nel pre-market dopo il taglio al target annuale sulle consegne di abitazioni. La società ha citato la pressione dei tassi e un peggioramento delle condizioni del mercato immobiliare, mentre ricavi e utili sono diminuiti nel terzo trimestre.
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Microsoft: segna un +0,8% nel pre-market dopo l'aumento dell'8% del dividendo trimestrale, portato a 98 centesimi per azione. Morgan Stanley mantiene il giudizio "overweight" e un target price di 600 dollari, che implica un potenziale rialzo del 22% rispetto alla chiusura di mercoledì. Per la banca, la crescita dell'utile per azione e la politica di remunerazione sostengono un profilo di total return ancora interessante.
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Diamondback Energy: il maggiore azionista ha venduto quasi 2 miliardi di dollari di azioni. Dopo il -8,03% di ieri, il titolo prima dell'avvio è piatto.
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ExxonMobil: il gruppo sarebbe vicino a un accordo preliminare per esplorare investimenti in diversi giacimenti venezuelani, un dossier che potrebbe segnare un ritorno nel Paese dopo quasi vent'anni. +0,1% nel pre-mercato.