La Federal Reserve ha alzato di 25 punti base il costo del denaro, portando i Fed Funds nel corridoio 3,75%-4%. Decisione unanime e primo rialzo sotto la presidenza di Kevin Warsh. I nuovi dots indicano inoltre un'altra stretta entro fine 2026 e tassi fermi nel 2027.
Wall Street ha provato inizialmente a digerire la decisione senza drammi, poi ha cambiato idea. Il Dow Jones ha chiuso in calo dell'1,21%, l'S&P 500 ha ceduto lo 0,45% e il Nasdaq è rimasto praticamente immobile, -0,01%. Prima dell'annuncio tutti e tre gli indici erano positivi. La tecnologia ha retto meglio, energia maglia nera dopo la frenata del petrolio.
In Asia la digestione è stata meno pesante. L'indice MSCI Asia-Pacifico escluso il Giappone è salito dello 0,3% e il Nikkei ha guadagnato lo 0,5%. Più deboli Cina e Hong Kong, con CSI 300 a -0,2% e Hang Seng a -0,6%. Il dollaro, intanto, è salito sui massimi da sette settimane.
L'Europa ha scelto invece di guardare il bicchiere mezzo pieno. Nelle prime battute lo STOXX 600 avanzava dello 0,35%: DAX, CAC 40 e FTSE Mib si muovono in territorio positivo con rialzi attorno allo 0,15%-0,3%.
La vera sorpresa? Una Fed che non considera finito il lavoro
Il punto di contatto tra le analisi arrivate dopo la riunione della Federal Reserve è piuttosto evidente: quello di settembre difficilmente resterà un rialzo solitario.
Donatella Principe, Head of Global Strategy di Intermonte, focalizza l'attenzione sul doppio mandato. Il mercato del lavoro continua a tenere, quindi Warsh può concentrarsi sull'altra metà del problema: la stabilità dei prezzi. Da qui il dubbio che accompagnerà i prossimi mesi: una Fed colomba perché procede per piccoli passi oppure falco perché, secondo i dots, nel 2027 i tagli semplicemente non ci sono?
Dan Siluk, Head of Global Short Duration and Liquidity di Janus Henderson, insiste soprattutto sull'unanimità. Il voto senza dissensi mostra un Comitato più compatto di quanto previsto dai mercati. Tradotto per gli investitori: Warsh non sta combattendo da solo.
Anche Barclays legge la riunione in senso restrittivo. Il report firmato da Marc Giannoni, Jonathan Millar, Pooja Sriram e Colin Johanson sottolinea come tutti i membri prevedano almeno un rialzo nel 2026 e dodici ne indichino complessivamente due. La banca mantiene come scenario base altri 25 punti base a dicembre e considera i rischi orientati verso una stretta maggiore.
Economia forte, inflazione ostinata: il cocktail che piace poco ai bond
I numeri spiegano perché la Fed non abbia fretta di rimettere la colomba sul trespolo. Le nuove proiezioni indicano crescita reale al 2,3% nel 2026 e al 2,4% nel 2027, disoccupazione al 4,1% e core PCE al 3,4% quest'anno. Il tasso di lungo periodo sale inoltre al 3,2%.
Siluk sintetizza il quadro osservando che l'economia appare più forte, il mercato del lavoro più solido e l'inflazione più persistente. Principe arriva allo stesso incrocio da un'altra strada: se l'attività tiene e i prezzi restano lontani dall'obiettivo, una politica più restrittiva diventa difficile da evitare.
La parte lunga della curva resta infatti il termometro più delicato. Il Treasury decennale si conferma in area 5%, dopo essere sceso fino al 4,973% nella notte. Il biennale viaggia invece in quota 4,7%. I future assegnano già circa il 53% di probabilità a un nuovo rialzo in ottobre, con un intervento entro dicembre interamente prezzato.
Dal petrolio all'AI: Warsh combatte un'inflazione con molti padri
Filippo Fiori, Senior Advisor di Otala.Markets, allarga l'obiettivo. Elenca un'economia prossima alla piena occupazione, gli investimenti miliardari nell'intelligenza artificiale, energia cara e un deficit federale al 5,8%. Un insieme che rende, secondo Fiori, raro vedere così tanti elementi spingere contemporaneamente nella stessa direzione inflazionistica.
È un aspetto che compare anche nell'analisi di Barclays. Warsh ha collegato l'aumento dei rendimenti a lungo termine alla forza dell'economia e alla maggiore competizione per il capitale, alimentata proprio dalla corsa agli investimenti dei grandi gruppi tecnologici.
Qui si apre il problema per l'azionario. Fiori ritiene che tassi più alti possano ad un certo punto destabilizzare il mercato azionario, pur precisando che quel momento non sembra ancora vicino. Ed è probabilmente la miglior fotografia della seduta: nessun panico, ma meno spazio per sbagliare.
Il primo rialzo è passato: ora arriva il vero test
Il primo rialzo di Warsh è passato senza terremoti. Anzi, Asia ed Europa hanno persino trovato qualche compratore. Ma la calma dei listini racconta soprattutto quanto la mossa fosse attesa.
La questione lasciata dalla riunione Federal Reserve riguarda ciò che succede se inflazione, energia e crescita continueranno a correre insieme. Settembre ha tolto un po' di accomodamento, per usare l'espressione scelta dallo stesso Warsh. Barclays avverte che il percorso potrebbe diventare più restrittivo di quanto oggi indichi il dot plot.
Per ora Wall Street ha incassato il primo colpo senza finire al tappeto. Il problema è che, a differenza di ieri sera, il secondo potrebbe non essere già completamente scritto nei prezzi.