La Bank of Japan ha alzato i tassi di 25 punti base, portando il riferimento all’1,25%, il livello più alto dal 1995. La mossa era largamente attesa dal mercato e, proprio per questo, l’attenzione degli investitori si è concentrata soprattutto sulle indicazioni arrivate dal governatore Kazuo Ueda sul percorso dei prossimi mesi.
Il messaggio della BoJ conferma che il Giappone è ormai entrato in una fase completamente diversa rispetto agli anni della lotta alla deflazione. L’inflazione resta sopra il target del 2%, i salari continuano a crescere e la Banca centrale teme che l’aumento dei costi, anche legato a energia e debolezza dello yen, possa continuare a trasferirsi sui prezzi finali.
Ueda ha lasciato aperta la porta a nuovi rialzi, ma senza indicare una traiettoria precisa. La BoJ continuerà a valutare le decisioni riunione dopo riunione, osservando soprattutto inflazione, salari e andamento dell’economia.
Anche il voto interno ha mostrato qualche divisione, con due membri contrari all’aumento dei tassi. Un elemento che ha contribuito a rafforzare la percezione di una banca centrale ancora intenzionata a procedere con gradualità.
Riunione Bank of Japan: il mercato prezza altri due rialzi
Gli operatori prezzano due rialzi da 25 punti base entro fine gennaio. Il cambio di passo nasce da tre fattori.
Il primo è l'inflazione, alimentata dall'energia e da uno yen ancora debole. Il secondo è la tenuta dell'economia domestica. Il terzo è il rischio che una Banca centrale troppo prudente finisca per dover rincorrere i prezzi con mosse più violente. Gli ultimi dati commerciali rafforzano il quadro: ad agosto le importazioni giapponesi sono salite del 28% annuo, soprattutto per il maggiore costo dell'energia, contro esportazioni in crescita del 19,3%.
Anche le proiezioni si stanno spostando. Il sondaggio Reuters vede il tasso all'1,50% entro marzo 2027 e all'1,75% nel secondo trimestre successivo, con un terminal rate atteso almeno a quel livello.
PGIM e Schroders: un'accelerazione nel 2027
Katharine Neiss, Deputy Head of Global Economics di PGIM Credit, parte dalla stima BoJ di un tasso neutrale nominale compreso tra l'1% e il 2,5%. Per PGIM, la Banca centrale può procedere verso il "punto medio del range di neutralità" prima di valutare un'accelerazione nel 2027. Il nodo è capire se crescita, inflazione e stabilità finanziaria consentiranno a Tokyo di spingersi oltre area 1,75%.
Schroders adotta una traiettoria ancora più esplicita. Tina Fong, Economist e Strategist, stima PIL giapponese a +0,8% nel 2026 e +1% nel 2027, inflazione al 2,5% nel 2027 e salari base dello Shunto (la storica "offensiva sindacale della primavera" in Giappone) cresciuti di circa il 3,5%. La previsione porta il tasso al "2,0% entro la fine del 2027". La lettura è quella di una BoJ pronta a stringere più velocemente rispetto alle attese precedenti, senza spingersi molto sopra la neutralità.
Yen: il vero termometro della Bank of Japan
Il mercato valutario resta il punto più sensibile. Dopo essere scivolato fino a 163,99 contro dollaro a luglio, lo yen aveva recuperato fino a 152,89 a inizio settembre, aiutato dall'intervento coordinato di Stati Uniti e Giappone e dalle attese di stretta monetaria. Oggi USD/JPY è tornato fino a 155 ¥, segnale che il differenziale dei tassi con gli Stati Uniti continua a dominare il trading.
Claudio Wewel, FX Strategist di J. Safra Sarasin, vede un quadro più favorevole alla valuta nipponica, ma non una strada lineare. Rendimenti JGB più alti e possibili rimpatri di capitali possono sostenere lo yen, mentre energia cara, finanza pubblica e forza dell'economia americana restano ostacoli.
Il nodo di Tokyo: non solo il rialzo, ma la fine del denaro a basso costo
Il punto centrale è che la BoJ non deve più cercare di creare inflazione, come avveniva in passato, ma deve iniziare a gestire il rischio opposto: evitare che la dinamica dei prezzi diventi troppo persistente. Il processo di normalizzazione monetaria continua, ma per ora Ueda non sembra intenzionato ad accelerarlo bruscamente.
Se la strategia restrittiva dovesse proseguire, lo yen smetterebbe di essere soltanto il termometro della politica monetaria giapponese per diventare il perno di un riassetto globale.
Il carry trade, che per anni ha alimentato la liquidità mondiale attingendo al denaro a costo quasi zero, entrerebbe nella sua fase finale, con implicazioni profonde per bond, valute e mercati azionari. La settimana delle Banche centrali entra nel vivo, ma è a Tokyo che si decide se il lungo inverno dei tassi zero è davvero finito.