La settimana delle Banche centrali entra nel vivo. Dopo il rialzo di 25 punti base deciso dalla BCE il 10 settembre, questa sera alle 20 ora italiana è il turno della Federal Reserve. Domani toccherà alla Bank of England, venerdì a Tokyo. E l'appuntamento con la Bank of Japan potrebbe rivelarsi il più movimentato per yen, bond e carry trade.
Il petrolio sopra i 100 dollari ha cambiato in fretta il tono della politica monetaria globale. La Fed arriva al verdetto con il mercato che prezza un rialzo di 25 punti base al 93% circa, portando i Fed Funds al 3,75%-4,00%. La BoE dovrebbe invece lasciare il Bank Rate fermo al 3,75%, con un voto atteso 6-3, rallentando il Quantitative Tightening da 70 a 50 miliardi di sterline l'anno.
I listini provano intanto a respirare dopo la correzione innescata da petrolio e rendimenti: lo STOXX 600 guadagna circa lo 0,4% e il Nikkei ha chiuso in rialzo dello 0,78%. Il vero test arriva però dai bond, con il Treasury decennale ancora vicino al 5% e i rendimenti giapponesi sui massimi da tre decenni.
Riunione Bank of Japan: il mercato punta sull'1,25%
La BoJ parte da un tasso dell'1% e il consenso indica un aumento all'1,25%, massimo da 31 anni. Secondo LSEG, gli operatori attribuiscono alla stretta una probabilità di circa l'80% e prezzano due rialzi da 25 punti base entro fine gennaio. Il cambio di passo nasce da tre fattori.
Il primo è l'inflazione, alimentata dall'energia e da uno yen ancora debole. Il secondo è la tenuta dell'economia domestica. Il terzo è il rischio che una Banca centrale troppo prudente finisca per dover rincorrere i prezzi con mosse più violente. I dati commerciali pubblicati oggi rafforzano il quadro: ad agosto le importazioni giapponesi sono salite del 28% annuo, soprattutto per il maggiore costo dell'energia, contro esportazioni in crescita del 19,3%.
Anche le proiezioni si stanno spostando. Il sondaggio Reuters vede il tasso all'1,50% entro marzo 2027 e all'1,75% nel secondo trimestre successivo, con un terminal rate atteso almeno a quel livello.
PGIM e Schroders: un'accelerazione nel 2027
Katharine Neiss, Deputy Head of Global Economics di PGIM Credit, parte dalla stima BoJ di un tasso neutrale nominale compreso tra l'1% e il 2,5%. Per PGIM, la Banca centrale può procedere verso il "punto medio del range di neutralità" prima di valutare un'accelerazione nel 2027. Il nodo è capire se crescita, inflazione e stabilità finanziaria consentiranno a Tokyo di spingersi oltre area 1,75%.
Schroders adotta una traiettoria ancora più esplicita. Tina Fong, Economist e Strategist, stima PIL giapponese a +0,8% nel 2026 e +1% nel 2027, inflazione al 2,5% nel 2027 e salari base dello Shunto (la storica "offensiva sindacale della primavera" in Giappone) cresciuti di circa il 3,5%. La previsione porta il tasso all'1,25% entro fine 2026 e al "2,0% entro la fine del 2027". La lettura è quella di una BoJ pronta a stringere più velocemente rispetto alle attese precedenti, senza spingersi molto sopra la neutralità.
Yen: il vero termometro della Bank of Japan
Il mercato valutario resta il punto più sensibile. Dopo essere scivolato fino a 163,99 contro dollaro a luglio, lo yen aveva recuperato fino a 152,89 a inizio settembre, aiutato dall'intervento coordinato di Stati Uniti e Giappone e dalle attese di stretta monetaria. Oggi USD/JPY è tornato fino a 155 ¥, segnale che il differenziale dei tassi con gli Stati Uniti continua a dominare il trading.
Claudio Wewel, FX Strategist di J. Safra Sarasin, vede un quadro più favorevole alla valuta nipponica, ma non una strada lineare. Rendimenti JGB più alti e possibili rimpatri di capitali possono sostenere lo yen, mentre energia cara, finanza pubblica e forza dell'economia americana restano ostacoli.
Ed è qui che la riunione della Bank of Japan può sorprendere davvero. Un rialzo all'1,25% rischia di essere quasi una formalità. Saranno le parole di Ueda a decidere se il mercato continuerà a finanziare il mondo in yen o se la lunga stagione del denaro giapponese a basso costo sta entrando nella fase finale.
Il nodo di Tokyo: non solo il rialzo, ma la fine del denaro a basso costo
Mentre la Federal Reserve e la Bank of England si preparano a muoversi all'interno di un copione già in larga parte prezzato, l'appuntamento davvero decisivo resta quello con la Bank of Japan. Il rialzo all'1,25% appare ormai quasi scontato, con il mercato che gli attribuisce una probabilità dell'80% e prezza almeno un altro intervento entro gennaio.
Ma il vero punto di svolta non sarà il numero, bensì il tono di Ueda: se Tokyo dovesse confermare una traiettoria più aggressiva, con proiezioni che spingono il tasso verso l'1,50% entro il 2027 e il 2% secondo Schroders, allora lo yen smetterebbe di essere soltanto il termometro della politica monetaria giapponese per diventare il perno di un riassetto globale.
Il carry trade, che per anni ha alimentato la liquidità mondiale attingendo al denaro a costo quasi zero, entrerebbe nella sua fase finale, con implicazioni profonde per bond, valute e mercati azionari. La settimana delle Banche centrali entra nel vivo, ma è a Tokyo che si decide se il lungo inverno dei tassi zero è davvero finito.