Ieri Wall Street ha chiuso in calo, con il Dow Jones in flessione dello 0,6%, lo S&P 500 dello 0,5% e il Nasdaq dello 0,8%. Più che una correzione azionaria, il movimento ha fotografato il rapido riprezzamento dello scenario monetario alla vigilia della decisione della Federal Reserve.
Il rendimento del Treasury decennale ha infatti sfiorato nuovamente il 5%, chiudendo al 4,995%, sui livelli più elevati dal luglio 2007. Una soglia che il mercato non considera più soltanto simbolica: rendimenti così alti aumentano il costo del capitale e riducono il margine di tolleranza per le valutazioni azionarie, in particolare per i segmenti più sensibili alla duration. Barclays ha indicato proprio il 5% sul decennale come un livello che storicamente può trasformarsi in un ostacolo più persistente per l'equity.
A complicare il quadro è stato il petrolio. La chiusura di una pipeline saudita ha spinto il Brent sopra 108,7 dollari al barile e il WTI oltre quota 105,8 $, rafforzando il timore che lo shock energetico possa alimentare nuove pressioni sui prezzi proprio mentre la Fed valuta una stretta. Il mercato si trova quindi davanti a una combinazione poco confortevole: inflazione ancora sopra il target, energia cara e rendimenti obbligazionari in accelerazione.
Azioni Wall Street: future in rialzo, ma tutto ruota attorno alla Fed
La seduta odierna parte con un tentativo di recupero. Il future sul Dow Jones avanza dello 0,2%, il contratto sullo S&P 500 guadagna lo 0,2%, il derivato sul Nasdaq-100 sale dello 0,4%. Il miglioramento dei future non cambia però il baricentro della giornata: alle 20 ora italiana arriverà la decisione della Federal Reserve, seguita mezz'ora dopo dalla conferenza stampa del presidente Kevin Warsh.
Il mercato assegna una probabilità del 92,5% a un rialzo di 25 punti base, che porterebbe il target dei Fed Funds dall'attuale 3,5%-3,75% al 3,75%-4%. Il vero elemento informativo sarà quindi la forward guidance. Per ottobre il pricing attribuisce una probabilità del 45% a un'altra stretta da 25 punti base, che scende al 30% per dicembre: numeri che spiegano perché l'attenzione sia già spostata oltre la decisione di oggi.
Il problema della Fed resta l'inflazione. In agosto il CPI è salito del 3,4% su base annua; l'incremento mensile dello 0,4% è risultato in linea con le attese, mentre il dato core ha superato le previsioni dello 0,3%.
Per Wall Street, dunque, un rialzo appare ormai largamente assorbito dal consensus. Il rischio è altrove: una Fed che lasciasse intendere una sequenza di strette più lunga potrebbe alimentare un nuovo rialzo dei rendimenti e comprimere il risk appetite. Al contrario, una comunicazione che presenti la mossa come discreta e non vincolante per le riunioni successive lascerebbe al mercato maggiore spazio per concentrarsi nuovamente su utili e fondamentali.
Wall Street oggi: Intel e Coinbase sotto i riflettori
- Intel: sale del 3,4% nel pre-market, inserendosi nel recupero dei titoli legati all'intelligenza artificiale dopo le vendite registrate a inizio settimana. Il movimento arriva mentre il settore resta attraversato dal confronto sulla velocità di sviluppo dell'AI e sui possibili limiti alla crescita delle capacità dei modelli. Per gli investitori sarà da verificare se il recupero riesca a resistere a una seduta dominata dal rischio tassi.
- Coinbase: dopo il -10,1% di ieri, non registra variazioni di rilievo nel pre-market. Ieri il Senato non è riuscito a far avanzare il Clarity Act. La proposta rappresentava una delle priorità normative dell'industria crypto e avrebbe spostato una parte rilevante della supervisione degli asset digitali fuori dal perimetro dei regolatori dei titoli. Il voto procedurale si è fermato a 49 favorevoli e 50 contrari, ben lontano dai 60 necessari, riducendo le possibilità di un nuovo passaggio prima delle elezioni di Mid-Term.
- Nvidia: segna un +0,5% nel pre-market dopo che il CEO Jensen Huang è intervenuto direttamente nel dibattito sulla sicurezza dell'intelligenza artificiale. Huang ha respinto l'idea che siano necessarie nuove restrizioni normative e ha sostenuto che i produttori dei modelli debbano assumersi la responsabilità dei propri prodotti. Il tema ha acquistato ulteriore visibilità dopo la telefonata pubblica del presidente Donald Trump a Huang, durante la quale Trump ha definito un "imbroglio" le preoccupazioni sulla sicurezza dell'AI e ha ribadito il proprio sostegno allo sviluppo dei data center. Per Nvidia la questione è rilevante perché tocca direttamente il ritmo degli investimenti nell'infrastruttura AI.
- Meta Platforms: anche Mark Zuckerberg è intervenuto nel confronto sulla velocità di sviluppo dell'intelligenza artificiale. Il CEO si è schierato su una posizione più vicina a quella di Huang rispetto a quella di Dario Amodei di Anthropic, sostenendo che sicurezza e allineamento diventeranno fattori competitivi tra modelli e agenti. Zuckerberg ha inoltre ricordato che Meta ha già rinviato autonomamente il lancio di alcune tecnologie Muse per ragioni di sicurezza. Il mercato guarda al dibattito perché un eventuale rallentamento nello sviluppo dei modelli potrebbe incidere sui piani di investimento dell'intero ecosistema AI. Le azioni META prima dell'avvio segnano un -0,14%.
- Doug Petno, co-presidente di JP Morgan, ha alzato l'asticella sulle attese per il terzo trimestre: commissioni di investment banking e ricavi da trading in crescita a doppia cifra "mid-to-high teens" (Risultati JP Morgan, Petno vede boom di commissioni e trading). Prima dell'avvio JPM segna un +0,26%.