Doug Petno non usa giri di parole. Il co-presidente di JP Morgan, intervenendo martedì alla Barclays Global Financial Services Conference, ha alzato l'asticella sulle attese per il terzo trimestre: commissioni di investment banking e ricavi da trading in crescita a doppia cifra, "mid-to-high teens" nel gergo della banca, quindi tra il 15% e il 19%.
Una dichiarazione che arriva a poche ore da un contesto tutt'altro che semplice per il settore. Lunedì era stata Bank of America a gelare gli investitori: l'Amministratore delegato Brian Moynihan aveva parlato di commissioni di investment banking in calo di oltre il 10% e di ricavi da trading sostanzialmente piatti, affondando il titolo di oltre il 5% e trascinando con sé Goldman Sachs e Morgan Stanley.
In questo scenario le parole di Petno hanno avuto l'effetto di un contrappeso: il titolo JP Morgan ha chiuso in rialzo dello 0,67%, tra i migliori del Dow insieme a Chevron (+2,64%) e 3M (+1,64%). La seduta di Wall Street si è chiusa in negativo: il Dow Jones è sceso dello 0,63%, lo S&P 500 ha lasciato sul campo lo 0,45% mentre il Nasdaq ha ceduto lo 0,78%. Sullo sfondo pesa il rendimento del Treasury a 10 anni, salito al 5,041%, il livello più alto dal 2007 mentre il petrolio resta sostenuto dalle tensioni in Medio Oriente.
In attesa della decisione della Federal Reserve, prevista in serata, in Europa il Dax non fa registrare variazioni di rilievo mentre il FTSE Mib guadagna lo 0,57% grazie ai recuperi dei titoli legati all'hi-tech (+2,18% di STM e +1,9% di Prysmian) e delle banche (+1,45% di UniCredit e +1,1% per BPER Banca).
Risultati JP Morgan: commissioni e trading, i numeri che contano
I risultati JP Morgan poggiano su basi già solide. Nel secondo trimestre le commissioni di investment banking erano salite del 30% su base annua mentre i ricavi dei mercati erano cresciuti del 35%. Un'accelerazione che secondo il manager riflette un'attività di fusioni e acquisizioni "ai livelli più alti da tempo".
I dati della piattaforma Forecaster.biz, relativi ai ratio finanziari trimestrali della banca, confermano la traiettoria: l'utile per azione è passato da 5,09 dollari nel terzo trimestre 2025 a 4,63 dollari nel quarto, per poi risalire a 5,95 dollari nel primo trimestre 2026 e balzare a 7,59 dollari nell'ultimo trimestre chiuso a giugno. Nello stesso arco temporale il ROE è salito dal 4,01% al 5,73% mentre il margine di profitto è passato dal 26,07% al 33,37%, con un ritorno sugli attivi (ROA) in miglioramento allo 0,42%.
Sempre secondo Forecaster.biz, la media dei modelli di valutazione (discounted cash flow, Peter Lynch, Economic Value Added ed EV/Sales) colloca il fair value di JP Morgan a 375,81 dollari, circa il 6,62% sopra l'ultima quotazione di 352,49 dollari. Il titolo tratta oggi con una capitalizzazione di 982,99 miliardi di dollari, un P/E sui dodici mesi di 15,15 e un dividend yield dell'1,70%, con la prossima trimestrale in calendario per il 13 ottobre.
Le parole di Petno: pipeline solida, asticella alta per le acquisizioni
Sul fronte del credito al consumo e della tenuta della clientela, Petno ha usato toni rassicuranti. "I clienti sono incredibilmente resilienti, vedono oltre la volatilità e la nebbia dell'incertezza", ha detto il manager, leggendo nel dato la diversità e la solidità dell'economia americana.
Sul fronte delle acquisizioni, JP Morgan resta selettiva: la banca valuta costantemente il mercato ma con un filtro molto alto per le operazioni. "Siamo pronti ad acquisire in modo opportunistico, con una lista della spesa pronta", ha precisato Petno, riservandosi di agire solo a valutazioni corrette in caso di turbolenze.
Il manager ha anche affrontato il tema della governance: promosso a giugno co-presidente insieme a Troy Rohrbaugh, in un riassetto ai vertici pensato per costruire il piano di successione, Petno ha smentito ogni ipotesi di passo indietro da parte di Jamie Dimon, descritto come "attivo come sempre, sempre presente sul mercato".
I due manager, già co-responsabili della divisione Commercial and Investment Bank, si dividono ora compiti più ampi in una banca che, per usare le sue parole, ha "grandi ambizioni" e sta "scalando rapidamente".
JP Morgan: tra ottimismo e incertezze macro
Nonostante il quadro macroeconomico resti complesso, con il rendimento del Treasury decennale ai massimi dal 2007 e le tensioni geopolitiche a pesare sui mercati, JP Morgan sembra navigare in acque relativamente favorevoli. Le parole di Doug Petno delineano una banca con una pipeline solida, una clientela resiliente e una chiara propensione a cogliere opportunità di acquisizione a condizioni vantaggiose.
I numeri fondamentali confermano una traiettoria di crescita robusta, con utili in aumento e un fair value che suggerisce un potenziale rialzo per il titolo. Tuttavia, la cautela resta d'obbligo: la prossima trimestrale e la decisione della Federal Reserve saranno banchi di prova decisivi per capire se l'asticella alzata da Petno si tradurrà in risultati concreti o se le turbolenze globali finiranno per frenare anche il gigante di Wall Street.