Ieri Wall Street ha chiuso in rosso, con il Dow Jones in calo dello 0,3%, lo S&P 500 dello 0,5% e il Nasdaq Composite dello 0,6%. Il segnale più importante è però arrivato dai bond: il rendimento del Treasury decennale ha superato il 5%, tornando su livelli che il mercato non vedeva dal 2007.
La pressione è stata alimentata dal petrolio. Il Brent ha chiuso a 105,7 dollari mentre il WTI si è fermato a 101,4 dollari. Ad infiammare i prezzi è stata la chiusura dell'oleodotto saudita East-West dopo gli attacchi con droni: l'infrastruttura può trasportare 7 milioni di barili al giorno e alcuni danni potrebbero richiedere mesi per essere riparati.
Il risultato è un repricing più strutturale del rischio inflazione. La correlazione mobile a un mese tra WTI e Treasury decennale è salita a 0,96: ogni rialzo del greggio viene quindi letto come un ostacolo alla disinflazione e, di riflesso, come un fattore di pressione sui rendimenti.
Azioni Wall Street: future giù, la Fed resta il vero spartiacque
Il tono resta prudente anche oggi. Il future sul Dow Jones perde lo 0,3%, il contratto sullo S&P 500 arretra dello 0,2% e il derivato sul Nasdaq 100 cede lo 0,17%. Il Treasury decennale è salito fino al 5,047%, mentre il trentennale ha raggiunto il 5,4%.
Il mercato arriva così alla riunione della Federal Reserve con un pricing più aggressivo: i future sui Fed Funds attribuiscono oltre il 92% di probabilità a un rialzo di 25 punti base, che porterebbe il limite superiore del corridoio al 4%. La questione non è soltanto settembre, ma il messaggio che Kevin Warsh darà sulla persistenza dello shock inflazionistico (Riunione Fed, il mercato ha deciso: ora Warsh deve sfidare Trump). Tariffe e guerra con l'Iran rendono più difficile trattare il rialzo dei prezzi come un fenomeno temporaneo.
Barclays ha evidenziato che l'area del 5% sul decennale è storicamente una soglia oltre la quale i rendimenti tendono a diventare un freno più persistente per le valutazioni azionarie. Finché gli utili reggono, il mercato può assorbire parte della stretta; oltre questi livelli, il margine di tolleranza si riduce.
A complicare il quadro c'è anche il de-risking sull'intelligenza artificiale. Lunedì Nvidia ha perso il 3,36% dopo le richieste di Dario Amodei di rallentare lo sviluppo dell'AI e il sostegno di Sam Altman a un approccio più prudente (Nvidia e il freno all'AI: cosa cambia dopo l'allarme di Amodei). Il tema è diventato anche politico dopo l'attacco di Donald Trump al CEO di Anthropic.
Wall Street oggi: Nvidia, Dave & Buster's e Coinbase sotto esame
-
Nvidia: +0,71% prima dell'avvio. Con il Treasury sopra il 5%, le valutazioni growth tornano più esposte alla duration, mentre il dibattito sulla velocità di sviluppo dell'AI aggiunge incertezza.
-
Corning: sale dell'1,5% dopo il -13,7% di ieri. Il titolo resta uno dei termometri del de-risking sul comparto AI.
-
Dave & Buster's: arretra dell'11,7% dopo risultati inferiori alle attese. Ricavi a 544,1 milioni di dollari contro 556,8 milioni attesi ed EBITDA adjusted a 98,9 milioni contro un consensus di 120,4 milioni.
-
Coinbase: cede il 4% nel pre-market seguendo Bitcoin, al test del supporto rappresetato dai 77 mila dollari. Per il titolo si sommano debolezza delle criptovalute e condizioni finanziarie più restrittive. In rosso anche Robinhood (-2,13) e Strategy (-3,3%).
- Direzione opposta per i big del comparto oil: +0,6% per Halliburton, +0,1% di Occidental Petroleum e +0,15% di Marathon Petroleum.