ENI ha chiuso il terzo trimestre 2026 con un utile netto adjusted di 2,8 miliardi di euro, più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2025 e superiore di circa il 13% al consensus di 2,48 miliardi raccolto dalla società. Sulla base di questi risultati e di uno scenario energetico più favorevole delle ipotesi di budget, il Consiglio di amministrazione ha deliberato un dividendo straordinario di 0,46 euro per azione, pari a circa 1,3 miliardi, e ha portato il programma di riacquisto di azioni proprie 2026 a 3,8 miliardi.
Il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha inoltre alzato a 16,5 miliardi la stima del flusso di cassa operativo adjusted per l'intero esercizio.
Sommario
Trimestrale ENI: conti del terzo trimestre oltre le attese
Dopo un secondo trimestre già chiuso con l'utile adjusted raddoppiato, la trimestrale di ENI ha evidenziato un utile operativo proforma adjusted di gruppo che si è attestato a 6 miliardi, il doppio del terzo trimestre 2025 e il 12% in più rispetto al trimestre precedente, contro attese di consenso pari a 5,69 miliardi.
Il contributo principale arriva dall'Exploration & Production, con 4,63 miliardi (+76%) e una produzione di 1,83 milioni di barili equivalenti al giorno, in crescita organica del 7% su base annua e sopra gli 1,81 milioni attesi dal consenso, grazie ai nuovi progetti e al primo trimestre pieno di Searah, nel Sud-est asiatico.
La raffinazione ha generato 0,73 miliardi, ENIlive 0,41 miliardi (+80%), Plenitude 0,19 miliardi (+95%) e il Global Gas & LNG Portfolio 0,41 miliardi (+46%), mentre la chimica di Versalis ha registrato una perdita di 0,18 miliardi.
Su base contabile l'utile netto del trimestre sale a 3,2 miliardi; nei nove mesi il risultato adjusted raggiunge 6,4 miliardi (+70%) e quello reported 7,59 miliardi. Il flusso di cassa adjusted prima delle variazioni del circolante, pari a 4,29 miliardi, è in linea con il consensus di 4,30 miliardi, mentre l'indebitamento finanziario netto scende a 6,7 miliardi a fine settembre, con un gearing proforma al 9%, minimo storico per il gruppo.
Dividendo straordinario e buyback a 3,8 miliardi
La cedola straordinaria discende dalla politica di remunerazione fissata dalla società, che prevede la distribuzione del 100% del flusso di cassa aggiuntivo generato da uno scenario più favorevole del budget, con il Brent sopra i 90 dollari al barile o margini di raffinazione e prezzi del gas superiori di oltre il 50% alle assunzioni, come illustrato nell'analisi delle condizioni per il dividendo extra di ENI. Lo stacco è fissato al 7 dicembre, con record date l'8 e pagamento il 9 dicembre; per le ADR, ciascuna rappresentativo di due azioni, l'importo è di 0,92 euro, in pagamento l'8 gennaio 2027.
Il dividendo ordinario 2026 resta confermato a 1,10 euro per azione (+5% sul 2025), mentre il buyback sale da 3,4 a 3,8 miliardi (+12%). Nel solo terzo trimestre ENI ha restituito agli azionisti 1,9 miliardi, di cui 0,8 miliardi con la prima tranche del dividendo e 1,1 miliardi con i riacquisti. "Gli eccellenti risultati conseguiti nel terzo trimestre derivano dalla forza del nostro modello operativo", ha dichiarato Descalzi, sottolineando che il gruppo è "in grado di generare flussi di cassa solidi e ricorrenti in diverse condizioni di mercato".
Guidance 2026 rivista e strategia dei satelliti
Le nuove stime per l'esercizio comunicate nella trimestrale di ENI indicano una crescita organica della produzione di idrocarburi tra il 6% e il 7%, un flusso di cassa operativo adjusted di 16,5 miliardi e investimenti netti inferiori a 4,5 miliardi, a fronte di capex lordi confermati a 7 miliardi; il gearing proforma è atteso al limite inferiore della forchetta 10-15%. Descalzi ha ricordato che nel corso dell'anno il gruppo ha scoperto 1,23 miliardi di barili di nuove risorse di idrocarburi.
Lo scenario di riferimento assume un Brent a 95 dollari al barile, un margine di raffinazione SERM di 18 dollari, un prezzo del gas TTF di 55 euro/MWh e un cambio euro/dollaro a 1,15. Secondo le sensitività indicate dalla società, ogni dollaro di variazione del Brent vale circa 0,11 miliardi di flusso di cassa.
Sul fronte del portafoglio, Plenitude è stata deconsolidata da fine settembre dopo l'aumento di capitale che attribuisce al fondo Ares il controllo congiunto, con la quota di ENI scesa dal 70% al 65%: un passaggio che completa il percorso di deconsolidamento di Plenitude previsto dal modello satellitare. Il gruppo ha inoltre concordato la cessione del 10% del progetto Baleine a SOCAR, firmato accordi vincolanti per vendere a Pertamina e Medco il 10% residuo di Kutei, in Indonesia, e attende verso fine anno la decisione finale d'investimento sul progetto di GNL in Argentina.
Il titolo ENI nei dati di Forecaster.biz
Secondo i dati della piattaforma Forecaster.biz rilevati il 23 ottobre, il titolo ENI presentava un'ultima chiusura di 26,13 euro, con un rialzo dell'8,69% nell'ultimo mese e del 59,72% da inizio anno, per una capitalizzazione di 76,68 miliardi. Il fair value medio stimato dai modelli della piattaforma è di 24,59 euro, con un prezzo di mercato superiore del 5,91% a questo valore; si tratta di una stima di modello, non di un obiettivo di prezzo, che sintetizza risultati molto dispersi, compresi tra i 17,62 euro del metodo EV/Sales e i 28,81 euro dell'Economic Value Added.
Dopo la pubblicazione della trimestrale, le azioni ENI a Piazza Affari fanno registrare la performance migliore del FTSE MIB: poco prima delle 10, il titolo del Cane a sei zampe sale del 3,39% a 27,015 euro.
Focus sul prezzo del Brent
La trimestrale di ENI mostra come il rialzo dei prezzi energetici si stia traducendo in utili, cassa e riduzione della leva, con l'upstream come motore principale, un contributo crescente di ENIlive e Plenitude e la persistente debolezza della chimica. Dividendo straordinario e aumento del buyback derivano dalla politica di distribuzione legata allo scenario: la loro ripetibilità resta quindi subordinata all'andamento di Brent, margini di raffinazione e gas. Gli elementi da monitorare nei prossimi mesi sono la tenuta dei prezzi sopra le soglie di budget, la decisione d'investimento sul GNL argentino, il completamento delle cessioni in Indonesia e gli effetti del deconsolidamento di Plenitude sui conti del quarto trimestre.