ENI chiude il secondo trimestre 2026 con numeri che superano ogni previsione della vigilia. L'utile netto adjusted è salito a 2,33 miliardi di euro, più che raddoppiato rispetto agli 1,13 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno. Il consenso degli analisti era fermo a 2,09 miliardi. Per l'ultima riga di conto economico della società guidata da Claudio Descalzi, si tratta del livello più alto degli ultimi tre anni.
Il gruppo energetico italiano ha battuto le stime anche sull'utile e sull'ebit dell'upstream, arrivato a 4,77 miliardi contro i 3,01 miliardi attesi dal mercato. Un divario così ampio racconta di una trimestrale di ENI capace di sorprendere gli osservatori, complice l'impennata dei prezzi dell'energia innescata dal conflitto tra Stati Uniti e Iran e dal conseguente rialzo del Brent.
Trimestrale ENI: produzione al top, E&P motore dei conti
I numeri operativi confermano la solidità della macchina industriale. L'Ebit proforma adjusted di gruppo raggiunge 5,38 miliardi di euro, il doppio rispetto ai 2,68 miliardi del secondo trimestre 2025, con una progressione del 52% anche sul trimestre precedente. A trainare la crescita è l'Exploration & Production, che segna un balzo del 97% su base annua grazie ai maggiori volumi, all'efficienza operativa e ai migliori prezzi di realizzo del greggio.
La produzione di idrocarburi sale a 1,79 milioni di barili equivalenti al giorno, +7% sul periodo di confronto e +11% su base omogenea al netto dell'effetto prezzo, sostenuta dall'avvio a regime di giacimenti in Africa occidentale, Golfo d'America, Norvegia e Indonesia.
Bene anche i satelliti della transizione energetica: Enilive più che raddoppia l'ebit a 295 milioni mentre Plenitude cresce del 70% a 226 milioni. Segnali di ripresa arrivano infine dalla raffinazione, tornata in utile con 80 milioni contro la perdita di 9 milioni di un anno fa, e dalla chimica di Versalis, la cui perdita si riduce del 65% a circa 65 milioni grazie al piano di ristrutturazione.
Guidance alzata e le parole di Descalzi
Di fronte a risultati della trimestrale così robusti, ENI ha scelto di rivedere al rialzo le previsioni per l'intero 2026. La crescita della produzione oil&gas è ora attesa intorno al 5%, contro il precedente intervallo del 3-4%, mentre il flusso di cassa operativo adjusted è stimato a 15 miliardi di euro, con capex lordi confermati a 7 miliardi e capex netti sotto i 5 miliardi.
"La determinazione nell'esecuzione della nostra strategia ci ha consentito di conseguire risultati eccellenti", ha commentato l'Amministratore delegato Claudio Descalzi, che ha citato l'avvio della joint venture Searah tra Indonesia e Malesia come tassello chiave per valorizzare le scoperte di gas nel bacino di Kutei.
Un giudizio che trova conferma nei numeri: il rapporto di indebitamento su base proforma è sceso al 10%, un minimo storico che testimonia la solidità patrimoniale raggiunta dal gruppo, un fulgore di disciplina finanziaria in un anno segnato dalla volatilità delle materie prime.
Buyback, dividendo straordinario e prospettive per gli azionisti
Il programma di riacquisto di azioni proprie viene portato a 3,4 miliardi di euro, il 20% in più rispetto ai 2,8 miliardi indicati in precedenza e oltre il doppio della stima iniziale di 1,5 miliardi.
Confermato anche il dividendo 2026 a 1,1 euro per azione, in crescita del 5% sull'anno precedente. Il gruppo valuterà a ottobre l'eventuale distribuzione di un dividendo straordinario, ipotesi che diventerebbe concreta qualora i margini di raffinazione restassero significativamente sopra le attese del piano o in scenari di Brent oltre i 90 dollari al barile. Nel trimestre la remunerazione agli azionisti ha già raggiunto 1,35 miliardi, tra l'ultima tranche del dividendo 2025 e l'avvio del buyback 2026.
Per una trimestrale di ENI che ha battuto il consenso su quasi ogni fronte, la prospettiva che si apre ora è quella di un gruppo pronto a condividere con il mercato una fetta crescente dei benefici legati allo scenario favorevole delle commodity, mantenendo intatta la disciplina sul debito che ha reso possibile questa stagione di crescita.
Con il FTSE Mib che sale di circa mezzo punto percentuale, le azioni ENI in scia della pubblicazione della trimestrale avanzano del 4,41% a 22,985 euro mettendo a segno la performance migliore del paniere delle blue chip.