Con il FTSE Mib in rosso del 2%, le azioni ENI si muovono in controtendenza, salendo dello 0,44% a 20,615 euro, spinte da tre fattori. Il primo ovviamente è rappresentato dal balzo dei prezzi del petrolio, alimentato da un contesto geopolitico che rimane teso e incerto. Poi troviamo la decisione di Goldman Sachs di incrementare il prezzo obiettivo sul titolo da 19 a 21 euro ed infine un sostegno per il titolo del colosso energetico italiano arriva dai rumor di uno scorporo di Plenitude, la controllata attiva nella produzione di energia da fonti rinnovabili e nella distribuzione di luce e gas ai clienti finali.
Plenitude verso lo scorporo: Mediobanca al lavoro sull'operazione
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, ENI starebbe valutando il deconsolidamento di Plenitude e Mediobanca starebbe studiando la struttura dell'operazione e le modalità di esecuzione.
Nel corso dell'ultimo anno la società guidata da Stefano Goberti ha accelerato la propria espansione: prima con l'acquisizione di 52 impianti rinnovabili in Francia dal gruppo Neoen, avvicinando l'obiettivo di raggiungere 10 gigawatt di capacità verde entro il 2028; poi con l'accordo per rilevare Acea Energia per 587 milioni di euro, operazione che ha portato la base clienti a superare gli 11 milioni, centrando con anticipo il traguardo fissato per il 2028.
All'atto dell'ingresso del fondo americano Ares con una quota del 20%, Plenitude aveva ottenuto una valutazione complessiva di 12 miliardi di euro.
Deconsolidamento Plenitude da ENI, le modalità
Il deconsolidamento potrebbe avvenire secondo due percorsi distinti. Il primo prevede un cambiamento nella governance tale da comportare la perdita del controllo da parte di ENI: il gruppo potrebbe ridurre sensibilmente il numero dei propri rappresentanti nel Consiglio di amministrazione di Plenitude, eliminando così ogni influenza dominante sulla gestione e sulle decisioni strategiche.
Il secondo scenario, descritto come più complesso nel breve termine e in ogni caso da abbinare al primo, consisterebbe in una riduzione della quota azionaria di ENI al di sotto del 50%, con la cessione di partecipazioni ad altri investitori accanto ai fondi già presenti nel capitale: il fondo svizzero EIP e il fondo americano Ares detengono nell'insieme circa il 30% del capitale di Plenitude.
L'operazione si inserirebbe nella cosiddetta "strategia dei satelliti", il percorso tracciato da ENI fin dalla nascita di Plenitude e che mira a dare maggiore evidenza di mercato al valore delle proprie controllate, consentendo loro di accedere in modo autonomo ai mercati dei capitali e di rivolgersi a investitori specializzati per settore o per area geografica.
Il direttore finanziario di ENI, Francesco Gattei, ha confermato la direzione di marcia durante la presentazione dei conti del 2025: "stiamo studiando diverse soluzioni per creare società indipendenti in grado di crescere in maniera autonoma e stiamo lavorando a diverse alternative". "Il deconsolidamento di Plenitude - ha aggiunto Gattei - è una di queste possibilità, ma è una decisione che eventualmente comunicheremo nelle tempistiche più opportune".
Debito in calo con scorporo di Plenitude
L'uscita di Plenitude dal perimetro di consolidamento consentirebbe a ENI di ottimizzare la propria struttura del debito: dai documenti di presentazione dei conti del 2025 emerge che l'indebitamento finanziario netto del gruppo, escludendo quello di Plenitude, si attesta a 7,4 miliardi di euro.
Ne consegue che i finanziamenti in capo alla controllata ammontano a circa 2 miliardi di euro, cifra che equivale approssimativamente al doppio del margine operativo lordo generato da Plenitude nel corso del 2025. Il deconsolidamento potrebbe rappresentare, oltre che un passo verso una futura quotazione in Borsa, uno strumento di alleggerimento del bilancio consolidato del gruppo.
Equita: implicazioni marginali sul titolo, dominano petrolio e gas
L'ipotesi di deconsolidamento di Plenitude è stata analizzata dagli esperti di Equita, che ne hanno valutato le implicazioni sia dal punto di vista operativo sia da quello del mercato azionario. A giudizio della SIM milanese, l'operazione è coerente con la traiettoria strategica del gruppo e presenta vantaggi concreti, ma le sue ricadute sul titolo ENI rimangono, almeno nel breve periodo, di entità limitata.
Secondo Equita, il deconsolidamento consentirebbe di valorizzare Plenitude come entità autonoma e di alleggerire il debito consolidato di ENI di circa 2 miliardi di euro, rendendo la controllata più indipendente nel finanziarsi sui mercati dei capitali. L'operazione è descritta come pienamente coerente con la strategia dei satelliti del gruppo, che punta a valorizzare le singole controllate rendendole al contempo finanziariamente autonome.
Tuttavia, gli analisti di Equita, che sulle azioni ENI mantengono una raccomandazione di acquisto con un target price di 20 euro, sottolineano che "le implicazioni per il titolo sono marginali", dal momento che "lo scenario su prezzi di petrolio e gas sono decisamente dominanti". In altri termini, per gli investitori in ENI, il fattore determinante per la performance del titolo rimane l'andamento delle materie prime energetiche, non le operazioni di riorganizzazione societaria, per quanto strategicamente rilevanti.