Piazza Affari apre la settimana con il freno a mano tirato. Con Wall Street chiusa per il Labor Day, il FTSE Mib in corrispondenza del giro di boa quota in sostanziale parità sostenuta dal rally di Lottomatica (+8,9%) e dal buon andamento del comparto oil, spinto dal petrolio in rialzo dopo i nuovi scontri tra USA e Iran nel Golfo Persico durante il fine settimana.
Il Dax arretra, appesantito dalla vittoria dell'Afd alle elezioni regionali tedesche - un risultato che riaccende i dubbi sulla tenuta della coalizione del cancelliere Friedrich Merz - e da una produzione industriale di luglio scesa dell'1,1% su base mensile e dell'1,6% su base annua.
Sul fronte obbligazionario lo spread Btp-Bund sale a 81,6 punti base, con il decennale italiano che avanza al 4,17%. Sullo sfondo resta la BCE, attesa questa settimana su una decisione di politica monetaria (Riunione BCE 10 settembre 2026: atteso rialzo dei tassi al 2,5%).
In questo scenario la notizia che muove Piazza Affari riguarda TIM. L'Amministratore delegato Pietro Labriola e i dirigenti con responsabilità strategiche hanno portato in adesione le proprie azioni all'OPA di Poste Italiane su TIM. Lo comunica la stessa società con una nota diffusa in avvio di settimana.
In rosso del 4,2%, il titolo TIM fa registrare la performance peggiore del paniere principale mentre Poste Italiane segue a breve distanza con un -4,01%. L'adesione dei vertici, chiusa già la settimana scorsa, sarà dettagliata nei prossimi comunicati di internal dealing, come previsto dalla normativa.
Poste Italiane - TIM: i numeri dell'offerta
L'offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Poste lo scorso 20 luglio riconosce per ogni azione TIM consegnata 1,67 euro in contanti più 0,218 azioni Poste di nuova emissione, con un premio stimato attorno al 9% sui prezzi precedenti l'annuncio. Il periodo di adesione si chiude l'11 settembre, salvo possibile riapertura dei termini dal 21 al 25 settembre.
Al 4 settembre le adesioni si fermavano al 5,48% del capitale oggetto di offerta. Questo dato porta la quota complessiva di Poste, già azionista al 20,1%, poco sopra il 25%. Resta lontana la soglia del 66,67% necessaria per il controllo dell'assemblea straordinaria e l'eventuale delisting.
Ai prezzi di chiusura di venerdì - 26,90 euro per Poste e 7,75 euro per TIM - un pacchetto di 100 azioni TIM portato in adesione vale circa 753 euro contro i 775 euro incassabili vendendo le stesse azioni sul mercato. Un gap del 2,8% che il mercato interpreta come una scommessa su un possibile ritocco dell'offerta.
I conti di TIM
Secondo i dati elaborati dalla piattaforma Forecaster.biz, il quadro finanziario di TIM mostra un miglioramento dopo un avvio d'anno complicato. Il primo trimestre 2026 si era chiuso con una perdita netta di 292 milioni e un margine di profitto negativo del 6,35%, mentre il secondo trimestre ha segnato un'inversione: utile netto a 88 milioni, margine di profitto al 5,64% e free cash flow a 1 miliardo di euro.
Nella semestrale presentata il 30 luglio il gruppo guidato da Labriola ha indicato ricavi per 6,8 miliardi, in crescita del 2% (3,3% al netto dell'effetto tecnico legato alla transizione dell'operatore Mvno) e un Ebitda after lease a 1,8 miliardi, in aumento del 6,3% a perimetro omogeneo. Il capex si è fermato a 0,9 miliardi, pari al 12,6% dei ricavi, la posizione debitoria dopo lease è scesa a 7,3 miliardi con una leva di 1,94 volte l'Ebitda. Il management ha confermato la guidance per l'intero 2026.
Le stime sull'utile per azione atteso indicano una traiettoria in accelerazione: da 0,11 euro nel 2025 a 0,17 euro nel 2026 fino a 0,30 euro nel 2027. Un percorso che il mercato osserva come termine di paragone per giudicare la congruità dell'offerta di Poste.
Il rilancio nell'aria
Il precedente delle altre grandi operazioni italiane dell'ultimo anno aiuta a leggere la fase attuale dell'OPA. Bpm su Anima, Banca Ifis su Illimity e Bper sulla Popolare di Sondrio si sono chiuse con successo dopo un'accelerazione delle adesioni nelle ultime settimane. In due casi, Anima e Illimity, anche grazie a un ritocco del prezzo.
La composizione dell'azionariato TIM - con gli investitori istituzionali che pesano per circa il 60% e i piccoli azionisti fermi al 20% - rende plausibile uno scenario simile: bastano poche decisioni di peso per spostare quote consistenti di capitale in prossimità della scadenza. Poste punta a superare il 90% per attivare lo squeeze out e velocizzare il delisting, un traguardo che porterebbe a sinergie stimate in 700 milioni l'anno.
Ed è proprio su questo terreno che circola l'indiscrezione più attesa dagli operatori: un possibile rilancio dell'offerta, solo nella componente cash, per non far scendere la quota pubblica in Poste - detenuta tramite CDP - sotto la soglia del 50,01%. Secondo alcune ricostruzioni, l'annuncio potrebbe arrivare già nei primi giorni di questa settimana.