L'AkademikerPension, fondo pensione danese da circa 25 miliardi di dollari, ha deciso di uscire del tutto dai Treasury USA: una mossa piccola nei numeri, ma potente nel segnale politico-finanziario. Il punto, per gli investitori europei, è che il “peso” dell’Europa sul debito americano è enorme e potrebbe diventare leva in un clima geopolitico sempre più teso.
Il segnale che arriva da Copenaghen: addio ai Treasury USA
AkademikerPension, fondo pensione danese che gestisce circa 25 miliardi di dollari per insegnanti e accademici, ha deciso di vendere entro fine gennaio l’intera esposizione in Treasury statunitensi, pari a circa 100 milioni di dollari a fine 2025. Una scelta motivata apertamente da considerazioni di rischio di credito e sostenibilità fiscale, legate alle politiche del presidente Donald Trump.
"Gli Stati Uniti non sono fondamentalmente un buon debitore e, nel lungo periodo, le finanze del governo USA non sono sostenibili", ha dichiarato Anders Schelde, Chief investment officer del fondo. Schelde ha spiegato che la presenza dei Treasury in portafoglio era giustificata da esigenze di rischio e liquidità, ma "abbiamo deciso che possiamo trovare alternative".
Tra i fattori citati figurano anche le minacce di Trump sulla Groenlandia, i dubbi sulla disciplina fiscale e il rischio di un indebolimento del dollaro. Un messaggio chiaro: anche il debito sovrano americano non è più immune da valutazioni politiche.
Il vero peso dell’Europa nel debito americano
La mossa danese si inserisce in un contesto più ampio, in cui l’Europa emerge come uno dei principali creditori di Washington. Secondo i dati del Dipartimento del Tesoro USA, a novembre Regno Unito, Belgio, Lussemburgo, Francia, Irlanda, Norvegia e Germania detenevano complessivamente 2.840 miliardi di dollari di Treasury, oltre il 30% del debito americano in mano estera.
Elaborazione: Investire.biz
Non a caso l’amministrazione USA è concentrata sul contenimento dei rendimenti a lungo termine, cruciali per mutui e credito all’economia reale. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha spinto per emissioni a breve, tagli dei tassi e deregolamentazione bancaria, ma il problema strutturale resta: deficit elevati e in crescita.
La recente richiesta di Trump di portare il budget della difesa 2027 a 1.500 miliardi di dollari, secondo il Committee for a Responsible Federal Budget, aggiungerebbe 5.800 miliardi di debito in dieci anni includendo gli interessi. In questo quadro, "siamo in un periodo pluriennale di diversificazione dagli asset USA", ha osservato Dan Ivascyn, Chief investment officer di Pimco.
Il capitale come leva
Già lo scorso anno PFA, il maggiore fondo pensione danese, aveva ridotto l’esposizione ai Treasury. La Chief strategist Tine Choi Danielsen aveva spiegato che "le politiche di Trump stanno causando così tanto tumulto e così tanti rischi potenziali, come la messa in discussione dello status del dollaro come valuta di riserva, la sostenibilità del debito pubblico e l’indipendenza della Banca centrale, che abbiamo venduto".
E aveva aggiunto: "abbiamo mantenuto obbligazioni societarie e azioni. Crediamo nelle aziende americane, ma non crediamo negli Stati Uniti politici".
Se le tensioni su Groenlandia e politica fiscale dovessero intensificarsi, l’Europa potrebbe scoprire che il suo vero “bazooka” non è commerciale ma finanziario. Anche una semplice revisione prudenziale dei portafogli pubblici potrebbe alimentare aspettative di debolezza sui Treasury, spingendo i rendimenti e trasmettendo stress all’intero sistema USA. Un rischio che, a pochi mesi da un’elezione cruciale, Washington difficilmente può permettersi di ignorare.