Il petrolio ha registrato un ulteriore forte rialzo, in seguito all’escalation del conflitto in Medio Oriente. I prezzi del petrolio WTI sono balzati al rialzo, sfiorando i 120 dollari al barile, per poi ridurre i guadagni in seguito alle indiscrezioni secondo cui i Paesi del G7 starebbero valutando un rilascio coordinato di greggio dalle riserve strategiche per stabilizzare il mercato.
La corsa dei prezzi arriva dopo una settimana eccezionale per il mercato energetico: il greggio statunitense WTI ha registrato un aumento di circa il 35%, il più ampio nella storia dei futures dal 1983. L’ultima volta che il petrolio aveva superato quota 100 dollari risale al 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
Conflitto USA-Iran e petrolio: i timori sull’offerta globale
A sostenere i prezzi è soprattutto il timore di un forte shock sull’offerta. Diversi grandi produttori del Medio Oriente hanno infatti ridotto la produzione a causa delle difficoltà di esportazione legate alla chiusura dello Stretto di Hormuz, uno snodo cruciale per il commercio energetico mondiale da cui transita circa il 20% del consumo globale di petrolio.
Le minacce dell’Iran contro le petroliere hanno spinto molti armatori a evitare il passaggio nello stretto, bloccando di fatto le spedizioni e costringendo i Paesi produttori a tagliare l’output per mancanza di capacità di stoccaggio.
Il Kuwait, quinto produttore dell’OPEC, ha annunciato tagli precauzionali alla produzione e alla raffinazione, mentre la produzione in Iraq è crollata del 70%, scendendo a circa 1,3 milioni di barili al giorno dai 4,3 milioni precedenti al conflitto. Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato di stare gestendo con cautela i livelli produttivi offshore per far fronte ai limiti di stoccaggio.
Nel frattempo, il conflitto tra Stati Uniti e Iran non mostra segnali di allentamento. Secondo alcune indiscrezioni, Teheran avrebbe nominato Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah Ali Khamenei, come nuovo leader supremo dopo la morte del padre nei primi giorni della guerra.
Il segretario all’Energia statunitense Chris Wright ha dichiarato che il traffico nello Stretto di Hormuz potrebbe riprendere gradualmente una volta neutralizzata la capacità dell’Iran di minacciare le petroliere, anche se il ritorno alla normalità potrebbe richiedere diverse settimane.
Petrolio oltre i 100 dollari: il G7 valuta il rilascio delle riserve
In questo contesto, i ministri delle Finanze del G7 starebbero discutendo la possibilità di coordinare un rilascio di petrolio dalle riserve strategiche, nel tentativo di attenuare le tensioni sul mercato e contenere l’impennata dei prezzi.
Secondo il Financial Times, per le 14:30 di oggi, ora italiana, è prevista una riunione del G7 per discutere il rilascio comune e coordinato delle riserve strategiche di greggio. La decisione – già presa a seguito di eventi come l'invasione dell'Ucraina - coinvolgerebbe anche l'agenzia internazionale per l'energia. Gli USA sono già d'accordo per un rilascio comune di una quantità fra i 300 e i 400 milioni di barili, circa il 25-30% del totale delle riserve.
Materie prime, petrolio WTI: cosa dice il Forecaster

Permane la forte volatilità sul petrolio WTI, in scia ai guadagni della scorsa settimana, dopo che le quotazioni hanno sfiorato i 120 dollari al barile prima di ripiegare in area 100 dollari. Il quadro tecnico favorirebbe l’implementazione di strategie long dai vicini supporti, il primo in area 94-95 dollari al barile.
Per quanto riguarda la stagionalità - analizzata con la piattaforma Forecaster - gli archi temporali selezionati mostrano una possibile fase ribassista che potrebbe estendersi fino alla fine della seconda decade di marzo, seguita da una possibile ripartenza al rialzo che potrebbe durare fino a fine maggio.


Posizioni in acquisto potrebbero essere valutate in caso di ritracciamento e conseguenti segnali di forza in area 94 dollari. Al contrario, segnali di debolezza in area 110-120 dollari potrebbero essere sfruttati per valutare strategie short contro il trend dominante.
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