I prezzi del greggio hanno registrato un brusco ribasso, con un calo superiore al 5%, in seguito alle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che hanno indicato progressi nei colloqui con l’Iran sulla possibile riapertura dello Stretto di Hormuz.
Secondo le ultime indicazioni riportate da funzionari statunitensi, la diplomazia resta la via preferenziale per risolvere la crisi, anche se non si esclude il ricorso ad alternative nel caso in cui i negoziati dovessero fallire.
Petrolio: il ruolo cruciale dello Stretto di Hormuz
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti più sensibili per il commercio energetico globale, con circa il 20% del petrolio mondiale che transita attraverso questo passaggio strategico. Le tensioni nell’area hanno già ridotto in modo significativo le esportazioni dal Medio Oriente, contribuendo a forti oscillazioni dei prezzi negli ultimi mesi.
Le ultime dichiarazioni di Trump su un possibile accordo imminente per riaprire il canale marittimo hanno quindi avuto un impatto immediato sulle aspettative del mercato, invertendo temporaneamente la dinamica rialzista legata ai rischi di approvvigionamento.
USA-Iran: un equilibrio precario tra diplomazia e rischio di escalation
Nonostante il rallentamento delle tensioni, il contesto resta fragile. In precedenza, la crisi aveva portato a un blocco de facto del transito navale da parte dell’Iran, con conseguenze rilevanti sulle catene logistiche globali.
Il generale ed ex direttore della CIA David Petraeus ha sottolineato che un eventuale accordo dovrebbe garantire la piena apertura dello stretto senza condizioni, evitando qualsiasi forma di controllo iraniano sul traffico marittimo. In caso contrario, Teheran potrebbe mantenere una leva strategica significativa sulla regione.
Materie prime, petrolio WTI: le indicazioni del Forecaster

Le quotazioni del petrolio WTI hanno perso terreno, riportandosi in area 92 dollari al barile. Guardando all’azione dei prezzi da marzo, i corsi rimangono all’interno del trading range compreso tra 85 e 108 dollari al barile. Eventuali segnali di inversione in area 88 dollari potrebbero essere sfruttati per valutare strategie in acquisto.
Per quanto riguarda la stagionalità - analizzata con la piattaforma Forecaster - gli archi temporali selezionati mostrano una possibile fase laterale/ribassista fino alla fine della seconda decade di giugno, seguita da una possibile fase rialzista che potrebbe estendersi fino ai primi giorni di luglio.


Il tool “Pattern” della piattaforma Forecaster, con orizzonte temporale a 1 mese, evidenzia nello scenario “best match” (linea blu) e “long” (linea verde) un iniziale storno verso area 90 dollari, seguito da un potenziale rimbalzo verso area 103 dollari al barile, prima di un eventuale storno (guarda come funziona il tool “Pattern” di Forecaster Terminal).

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