Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha riportato il petrolio sotto i 100 dollari. Stamattina il Brent viaggia sui 93,50 dollari, dopo aver toccato nella giornata di ieri la quota di 120 dollari. A far rientrare le quotazioni è stata la dichiarazione del capo della Casa Bianca, che ha fatto sapere che la guerra con l'Iran finirà presto.
Tra l'altro, Trump ha detto anche che potrebbe sospendere le sanzioni in corso legate al greggio e far scortare le navi transitanti dallo Stretto di Hormuz attraverso la Marina statunitense. In verità, il tycoon non ha fornito approfondimenti circa il piano per congelare le sanzioni o proteggere le petroliere, ma si è messo in comunicazione con il presidente della Russia Vladimir Putin.
"Stiamo cercando di mantenere bassi i prezzi del petrolio", ha dichiarato Trump. "Sono saliti artificialmente a causa di questa operazione". Tuttavia, ha precisato che tale operazione militare non si fermerà "finché il nemico non sarà totalmente e decisamente sconfitto".
Si tratta comunque di una boccata d'ossigeno, dopo che il mercato petrolifero ha vissuto una delle giornate più nere dal periodo successivo all'Invasione russa dell'Ucraina del 2022. A peggiorare la situazione era stata anche la nomina di Mojtaba Khamenei, figlio dell'ayatollah ucciso Ali Khamenei, come successore alla guida suprema dell'Iran. L'erede è considerato un radicale della Repubblica Islamica e, quindi, la sensazione generale è che al vertice del Paese non cambierà nulla nell'approccio alla democrazia e al fanatismo religioso.
Petrolio: Trump riuscirà davvero a calmare i mercati?
Fino ad ora gli investitori erano rimasti scettici circa i tentativi di Trump di calmare i mercati energetici, ma le ultime dichiarazioni sono state interpretate come uno sforzo convinto di far cessare le ostilità. "Il fatto che Trump dica che la guerra con l'Iran finirà molto presto difficilmente rassicurerà le petroliere a riprendere a navigare normalmente dentro e fuori dallo Stretto di Hormuz", ha affermato Vandana Hari, fondatrice della società di analisi Vanda Insights.
Lo Stretto di Hormuz, però, di fatto è chiuso. Diverse navi sono state bersaglio di attacchi iraniani per impedirne il passaggio e, dal 28 febbraio, la maggior parte delle compagnie petrolifere e del gas ha cercato altre rotte e ha ridotto la produzione a causa del riempimento dei siti di stoccaggio. Le poche navi che transitano dalla foce del Golfo sono quelle iraniane e le imbarcazioni che non portano bandiera dei Paesi considerati nemici della Repubblica Islamica.
Secondo Bob McNally, presidente di Rapidan Energy Group, il mercato sta ancora "faticando a elaborare la portata della situazione". L'esperto ha osservato che "per decenni i trader hanno pensato che nessun Paese avrebbe potuto chiudere lo Stretto di Hormuz". Quindi il fatto che sia successo "è completamente disastroso e inaspettato".
Andy Lipow, presidente di Lipow Oil Associates, invita alla cautela, osservando che è troppo presto per trarre conclusioni concrete dopo le dichiarazioni di Trump. "Dovremo aspettare e vedere come l'Iran risponderà ai commenti del presidente e se attaccherà o meno qualsiasi infrastruttura petrolifera nelle prossime ore", ha detto.
La risposta dell'Iran, però, è arrivata dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, secondo cui sarà Teheran a determinare la fine della guerra, impedendo nel frattempo l'esportazione di petrolio dalla regione fino a quando gli attacchi americani non cesseranno.
Le riserve di emergenza
Ieri i ministri delle Finanze del G7 si sono riuniti per discutere, insieme all'Agenzia Internazionale dell'Energia, dell'impiego di riserve petrolifere di emergenza per calmare il rialzo dei prezzi del greggio. I leader hanno rilasciato una dichiarazione affermando di essere pronti a rilasciare le riserve strategiche, ma non sono ancora arrivati al punto di agire.
In realtà Trump è riluttante al riguardo, mentre il ministro dell'Energia statunitense Chris Wright ha parlato della temporaneità degli alti prezzi energetici. Oggi è prevista una riunione virtuale per prendere una decisione.
Fatih Birol, direttore esecutivo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, ha detto che si è discusso di tutte le opzioni disponibili per favorire una de-escalation in Medio Oriente, "inclusa la messa a disposizione sul mercato delle azioni petrolifere d'emergenza dell'IEA".