Il petrolio è in calo nelle contrattazioni odierne sul mercato delle materie prime, grazie al miglioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Iran, dopo che si sono attenuate le preoccupazioni legate a una ripresa del conflitto. Dopo quattro giorni di attacchi reciproci, i due Paesi hanno deciso di sospendere le ostilità e di proseguire sulla strada del dialogo per rilanciare i colloqui di pace.
Ciò che ha tenuto con il fiato sospeso gli investitori in questi giorni concitati è stata la prospettiva di un nuovo blocco dello Stretto di Hormuz, con il conseguente rischio di una riduzione dell'offerta di petrolio e di un possibile shock energetico.
Attualmente, il Brent si attesta intorno ai 73 dollari al barile, oltre 50 dollari al di sotto dei massimi raggiunti durante il conflitto in Medio Oriente iniziato alla fine di febbraio. Per quanto riguarda il West Texas Intermediate, le quotazioni si collocano poco sopra la soglia dei 70 dollari al barile, dopo essere scese nei giorni scorsi al di sotto di tale livello.
Petrolio: le scorte USA scendono
Una notizia che potrebbe avere un impatto sui prezzi del petrolio riguarda la diminuzione delle scorte della Riserva Strategica degli Stati Uniti, scese di 5,5 milioni di barili fino a quota 325,7 milioni di barili. Secondo i dati forniti dal Dipartimento dell'Energia statunitense, si tratta del livello più basso registrato dal maggio 1983.
I prelievi effettuati dall'amministrazione americana rientrano in un accordo che prevede il rilascio complessivo di 172 milioni di barili dalla riserva, con l'obiettivo di sostenere l'offerta globale, messa a dura prova dalla guerra in Iran, e contribuire a ridurre i prezzi della benzina.
Dall'inizio del conflitto, le scorte complessive statunitensi, comprendenti sia quelle commerciali sia quelle della Riserva Strategica, sono diminuite di 111,4 milioni di barili, attestandosi al 19 giugno a 743,3 milioni di barili. Anche in questo caso è stato raggiunto un minimo storico significativo, il più basso dal 1984.
Quali prospettive
L'andamento dei prezzi dell'oro nero sarà con ogni probabilità legato agli sviluppi della fragile tregua di sessanta giorni siglata questo mese tra Stati Uniti e Iran, su cui restano ancora molti punti da definire. Secondo gli analisti di ANZ, un maggiore controllo da parte dell'Iran sul traffico attraverso lo Stretto di Hormuz potrebbe rallentare la ripresa delle esportazioni attraverso il canale.
Gli esperti sottolineano inoltre che i mercati dei carburanti raffinati continuano a evidenziare vincoli strutturali dal lato dell'offerta, sebbene i prezzi del petrolio abbiano in gran parte assorbito gli effetti della guerra. Pertanto, anche se i prezzi di riferimento del greggio dovessero rimanere più contenuti, i margini di raffinazione continueranno probabilmente a restare sostenuti, hanno aggiunto gli analisti.