L'oro perde terreno nel mercato delle materie prime dopo che la Federal Reserve ha usato un tono restrittivo nell'ultima riunione del 16-17 giugno. Il metallo giallo perde oggi quasi 2 punti percentuali, attestandosi intorno ai 4.150 dollari l'oncia, un calo che si aggiunge al passivo di circa il 4% registrato nella seduta di ieri.
L'accordo tra Stati Uniti e Iran per una tregua di 60 giorni, in attesa di trovare un compromesso definitivo che ponga fine alla guerra in Medio Oriente, era stato accolto positivamente dagli investitori in oro. La riapertura dello Stretto di Hormuz e la riduzione delle pressioni inflazionistiche, infatti, allontanano la possibilità di rialzi dei tassi di interesse, che renderebbero meno conveniente detenere un asset non redditizio come l'oro.
Tuttavia, la prima riunione di Kevin Warsh come presidente della Fed ha deluso quanti si aspettavano un approccio accomodante. Al contrario, il governatore sembra intenzionato a mantenere una linea dura per salvaguardare la stabilità dei prezzi, segnalando un crescente sostegno a future strette monetarie.
Molto, ovviamente, dipenderà dalle dinamiche dell'inflazione. Se i costi energetici dovessero rimanere elevati ancora a lungo, le pressioni inflazionistiche potrebbero intensificarsi. In tal caso, la Fed sarebbe costretta a intervenire alzando il costo del denaro o, quantomeno, a mantenerlo elevato per un periodo più lungo. "Per l'oro, il tono aggressivo della Fed e la prospettiva di tassi più alti nel corso dell'anno pesano più dei benefici derivanti dall'accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran", ha affermato Ryan McKay, senior commodity strategist di TD Securities.
Oro: Goldman Sachs taglia le previsioni
L'andamento dell'oro degli ultimi giorni (Grafico del prezzo dell'oro) ha indotto Goldman Sachs a ridurre le proprie stime per il 2026. Ora la banca d'investimento statunitense vede le quotazioni del metallo prezioso a 4.900 dollari l'oncia, rispetto alla precedente previsione di 5.400 dollari.
Il motivo principale di questa revisione risiede nel fatto che l'istituto finanziario non si aspetta più tagli dei tassi da parte della Fed quest'anno. In precedenza, Goldman Sachs prevedeva riduzioni dei tassi a dicembre 2026 e a marzo 2027; ora, invece, stima il primo taglio a giugno 2027, seguito da un secondo intervento alla fine dello stesso anno.
Inoltre, per voce del suo vicepresidente Rob Kaplan, la banca avverte che, se l'inflazione dovesse rimanere elevata, già a settembre potrebbe arrivare un aumento dei tassi. In questo scenario, "la domanda di oro come copertura contro i rischi macroeconomici potrebbe ridursi in modo più persistente", hanno affermato gli analisti dell'istituto, aggiungendo che il prezzo "potrebbe scendere fino a 4.400 dollari l'oncia".
Nonostante il taglio delle stime, Goldman Sachs individua comunque alcuni fattori positivi in grado di sostenere le quotazioni dell'oro, come gli acquisti delle Banche centrali, stimati in 50 tonnellate al mese nel 2026 e in 40 tonnellate al mese nel 2027. "La nostra visione sull'oro rimane strutturalmente positiva, ma tatticamente prudente, con rischi di ribasso nel breve termine e potenziale rialzo nel medio periodo", hanno scritto gli analisti di Goldman Sachs.