I prezzi del petrolio sono scivolati sotto gli 80 dollari al barile, dopo che Stati Uniti e Iran hanno trovato un accordo provvisorio che comporterà la
riapertura dello Street di Hormuz. L'intesa verrà firmata venerdì e ciò significa che il 20% del commercio globale di greggio che transita attraverso il canale del Golfo può riprendere normalmente.
Lo stretto era stato chiuso dopo lo scoppio della guerra in Medio Oriente a fine febbraio, generando un'impennata delle quotazioni dell'oro nero, arrivate ben oltre i 100 dollari al barile. Ora la tregua sarà estesa di 60 giorni, nella speranza che USA e Iran riusciranno a trovare una quadra definitiva che ponga definitivamente la parola fine alle ostilità. Durante questo periodo, gli investitori osserveranno da vicino l'andamento del petrolio, la cui estrema volatilità di questi mesi ha sconvolto i mercati globali.
Petrolio: i prezzi crolleranno?
La domanda principale è se, con la riapertura dello Stretto di Hormuz, i prezzi del greggio crolleranno o subiranno comunque una marcata correzione, oppure se gli investitori manterranno un atteggiamento prudente alla luce dell'incertezza che ancora circonda un accordo definitivo.
Secondo gli strategist di Goldman Sachs, le esportazioni petrolifere del Golfo Persico torneranno ai livelli precedenti al conflitto entro la fine di luglio, mentre la produzione recupererà i livelli pre-crisi entro ottobre. Ciò comporterebbe un aumento di 12 milioni di barili al giorno nei flussi attraverso Hormuz rispetto ai livelli attuali, riportando i volumi al 70% di quelli registrati prima della guerra, sottolinea il team guidato da Daan Struyven.
Tuttavia, la banca d'investimento americana non prevede un crollo dei prezzi del petrolio, poiché persistono diversi rischi per la ripresa delle forniture. Tra questi figurano una possibile ripresa del conflitto nella regione, ritardi nelle operazioni di bonifica delle mine che potrebbero ostacolare la riapertura delle rotte marittime e una nuova chiusura dello stretto in assenza di un accordo sul nucleare iraniano.
Gli scenari di Goldman Sachs per i prezzi del petrolio
Goldman Sachs delinea due possibili scenari per il Brent.
Il primo è uno scenario negativo, nel quale lo Stretto di Hormuz rimane soggetto a interruzioni per tutto il 2027 e le esportazioni del Golfo recuperano solo gradualmente. In questo caso, il greggio del Mare del Nord potrebbe superare i 130 dollari al barile entro la fine del 2026 e attestarsi a una media di 105 dollari nel 2027.
Il secondo è uno scenario positivo, caratterizzato da una rapida normalizzazione delle esportazioni, da una domanda più debole del previsto e da una crescita dell'offerta superiore alle attese. In tale contesto, il Brent potrebbe scendere sotto i 70 dollari al barile nel quarto trimestre del 2026 e scivolare sotto i 60 dollari nel 2027.
Nello scenario base, comunque, Goldman Sachs ha ridotto la propria previsione media sul Brent a 80 dollari al barile per il quarto trimestre del 2026, rispetto alla precedente stima di 90 dollari. Anche la previsione per il 2027 è stata abbassata, passando da 80 a 75 dollari al barile.
Per quanto riguarda il prezzo del West Texas Intermediate (WTI), gli strategist prevedono un prezzo medio di 75 dollari al barile nel quarto trimestre del 2026 e di 70 dollari nel 2027.