Le quotazioni dell’oro cedono terreno, mentre la forza del dollaro USA continua a rappresentare un freno per il metallo prezioso, in un contesto in cui le tensioni in Medio Oriente e le pressioni inflazionistiche spingono gli investitori verso i Treasury e controbilanciano la domanda di oro come bene rifugio.
Sul fronte geopolitico, le tensioni in Medio Oriente continuano a pesare sui mercati. Il nuovo leader supremo iraniano, Mojtaba Khamenei, ha avvertito che lo Stretto di Hormuz deve rimanere chiuso e ha promesso attacchi contro le basi militari USA nella regione.
Gli attacchi a navi mercantili e le minacce di chiusura dello stretto hanno già alimentato le preoccupazioni per interruzioni nella fornitura di petrolio, contribuendo a un aumento dei prezzi del greggio verso i 96 dollari al barile.
Gli analisti sottolineano come l’oro stia vivendo una fase di “push-and-pull”: da un lato il metallo è sostenuto dalla domanda di beni rifugio legata al conflitto, dall’altro è frenato dai rendimenti elevati dei Treasury e dalla forza del dollaro. Gli operatori inoltre sono in attesa dei dati sull’inflazione USA misurata dall’indice PCE, l’indicatore preferito dalla Fed.
Inflazione USA: oggi i dati del deflatore PCE
L’attenzione degli operatori resta concentrata sui dati dell’inflazione USA (deflatore PCE) di gennaio, attesi alle 13:30. Questo indicatore è considerato dalla Federal Reserve il parametro di riferimento per valutare le pressioni inflazionistiche e orientare la politica monetaria.
Un aumento più sostenuto del previsto potrebbe rafforzare le aspettative di tassi più alti per più tempo, sostenendo il dollaro e penalizzando i beni come l’oro. Va sottolineato che i dati di gennaio ovviamente non rifletteranno ancora l’impatto del recente rialzo dei prezzi del petrolio, legato alle tensioni in Medio Oriente.
L’effetto di questi aumenti energetici si manifesterà probabilmente nei mesi successivi, con possibili ulteriori pressioni sui prezzi al consumo e sugli asset sensibili all’inflazione.
Materie prime, oro: cosa dice il Forecaster

Le quotazioni dell’oro cedono terreno e rimangono all’interno dell’area di consolidamento compresa tra i livelli orizzontali a 5.000 e 5.230 dollari l’oncia. Con la difesa di area 5.000 dollari, il quadro grafico di breve rimarrà orientato al rialzo, con possibili target in prossimità dell’area di resistenza compresa tra i 5.420 e i 5.600 dollari.
Per quanto riguarda la stagionalità - analizzata con la piattaforma Forecaster - gli archi temporali selezionati mostrano un potenziale rialzo fino alla fine della prima decade di aprile, seguito da una fase di lateralità/debolezza che potrebbe estendersi fino a fine giugno.


Il tool “Projection” della piattaforma Forecaster, con orizzonte temporale a 1 mese, evidenzia – nello scenario “best match” (linea blu) e “long” (linea verde) – un possibile rialzo che potrebbe portare i prezzi in area 5.370-5.650 dollari l’oncia, prima di un eventuale storno (PREVEDERE I MERCATI CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: la funzionalità di Forecaster Terminal).

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