Il futuro degli investimenti è nelle materie prime. A sostenerlo è Michael Hartnett, strategist di Bank of America, secondo cui le tensioni geopolitiche globali e l'instabilità macroeconomica allontaneranno gli investitori dall’azionario, orientandoli verso le commodity.
Mentre gli investitori cercheranno di proteggersi dai rischi, dall'inflazione e dalla debolezza del dollaro, sostituiranno le azioni con le materie prime nell’ambito della strategia "anything but bonds", ha scritto Hartnett. Tale strategia, tradotta letteralmente in "tutto tranne le obbligazioni", si basa sull’idea che i titoli di Stato subiranno un mercato ribassista nei prossimi anni a causa dell’eccesso di spesa fiscale dei governi, sebbene possano verificarsi rimbalzi.
Investimenti: perché le materie prime?
Con l’ultima guerra in Medio Oriente, gli investitori hanno potuto constatare ancora una volta quanto sia cruciale la catena di approvvigionamento per l’intera industria, soprattutto dal punto di vista energetico. La chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui transita circa un quinto del petrolio e del gas a livello mondiale, ha fatto impennare i prezzi dei due combustibili, riducendo l’offerta e creando le premesse per una profonda crisi energetica.
A livello economico, ciò si traduce in costi più elevati per le aziende, che vengono poi trasferiti sui consumatori. L’inflazione generalizzata che ne consegue si accompagna a una contrazione della crescita, dando luogo al pericoloso fenomeno della stagflazione. I governi, inoltre, stanno cercando di garantirsi l’accesso a minerali critici come le terre rare, fondamentali per l’industria e, in particolare, per la tecnologia.
Le materie prime, quindi, potrebbero diventare il fulcro degli investimenti nella seconda metà del decennio, sottolinea Hartnett, affermandosi come i principali vincitori rispetto al dollaro. "La geopolitica è guidata dalla necessità di monopolizzare le materie prime. Chi possiede chip, terre rare, minerali e petrolio vince la guerra dell'AI", ha dichiarato, riferendosi all’importanza di queste risorse per le infrastrutture basate sull’intelligenza artificiale, come i data center, che richiedono enormi quantità di energia e chip molto potenti.
Investimenti: attenzione alle azioni
Nel breve termine, Hartnett formula alcune considerazioni sul mercato azionario. Lo strategist osserva come in questo comparto si siano registrati afflussi per 275 miliardi di dollari dall’inizio dell’anno. Una tendenza che, a suo avviso, è destinata a proseguire, a meno di gravi errori di politica economica o di un crollo del dollaro e dei bond che faccia aumentare i rendimenti.
Inoltre, l’esperto sottolinea che le società americane sono considerate "too big to fail" e che, quindi, difficilmente gli investitori le abbandoneranno nel breve periodo. Nel lungo termine, tuttavia, Hartnett predilige le azioni internazionali rispetto a quelle statunitensi, con una preferenza per la tecnologia cinese. A livello settoriale, mantiene inoltre una visione positiva sui titoli legati ai consumi e ai semiconduttori, che beneficerebbero rispettivamente dell’attenzione politica al costo della vita e della continua spesa degli hyperscaler nell’intelligenza artificiale.