La sorpresa del 2026, almeno nel mondo delle materie prime, potrebbe arrivare proprio dalle commodity meno presenti sui titoli di giornale. Si parla spesso di petrolio, oro, rame, quasi mai di mais, soia e frumento.
Certo, soprattutto il petrolio sta facendo registrare una crescita impressionante a causa della guerra in Iran, ma quando i prezzi cominciano ad assumere parabole così speculative forse comincia ad essere meglio guardare altrove.
E in effetti le commodity agricole non hanno brillato negli ultimi anni. A fronte dei rally in tripla cifra dei metalli preziosi, oppure di quelli in doppia cifra del rame, quasi nessuna materia prima agricola negli ultimi 3 anni può vantare un segno positivo, con l'unica eccezione dell'olio di soia.
Tra poco andremo ad osservare il grafico dell’indice Bloomberg Agriculture replicato da un ETC di WisdomTree e comprenderemo perché proprio le materie prime agricole potrebbero essere la sorpresa del 2026.
Investire in Commodity agricole: la composizione di questo ETC
Cominciamo intanto dal capire cosa compone questo strumento che, facendo parte della famiglia degli ETC, almeno in Italia permette di recuperare eventuali minusvalenze pregresse.
La soia fa la parte del leone all’interno dell’indice con il 20% di peso, seguita dal mais con il 17%, ma di nuovo soynean meal e soybean oil assieme cubano quasi il 25%. A seguire troviamo il frumento con il 15% e caffè e zucchero con l’8% a testa. Rischio cambio ovviamente dollaro, con l’intero strumento che è a replica sintetica swap fully fundes con titoli di Stato dei paesi G10 a collaterale.
L’ETC è reduce da un 2025 negativo di oltre il 14%, un 2024 piatto e un 2023 altrettanto negativo (-9%). Ma è dal lancio che la performance si fa veramente modesta. Dal 2006 infatti questo ETC ha raccolto appena il 10% di performance positiva. Qualcosa che scoraggerebbe anche i più convinti.
Il quadro grafico
Non certamente commodity che eccitano dunque gli investitori come oro e petrolio, ma graficamente si scorge qualche cosa di interessante che richiede naturalmente delle conferme per potersi trasformare in un vero e proprio segnale bullish.

Il grafico del Bloomberg Agriculture ci mostra infatti un indice che tra il 2024 e il 2025 ha continuato a picchiare su una zona di supporto poco sopra il 61,8% di ritracciamento del rialzo partito dopo la pandemia nel 2020. Poi c'è stata una bella reazione tuttora in corso.
Ovviamente serve altro per proclamare una formale inversione, ma abbattere la trendline ribassista che guida il mercato orso dal 2022 è un interessante segnale. Ciò che per ora è stato solo abbozzato, il massimo di inizio 2025 per formalizzare un doppio minimo, è il tassello che manca per proclamare il ritorno del bull market.
Se siamo veramente di fronte a una fase di accumulazione in fase di esaurimento le sorprese verso l’alto nei prossimi mesi potrebbero non mancare. Piazzare uno stop sotto i ripetuti minimi degli ultimi anni sembra una strategia accettabile per scommettere sulle materie prime agricole come alternativa ai gettonatissimi oro e petrolio.