Petrolio in rialzo: mercati in tensione prima dell’ultimatum su Iran | Investire.biz

Petrolio in rialzo: mercati in tensione prima dell’ultimatum su Iran

07 apr 2026 - 13:00

07 apr 2026 - 13:35

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Petrolio in rialzo oltre 112 dollari al barile in attesa dell’ultimatum degli Stati Uniti all’Iran, in scadenza nella nottata di domani. Cosa succede

I prezzi del petrolio continuano a salire mentre i mercati restano con il fiato sospeso in vista della scadenza dell’ultimatum imposto dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, all’Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Il movimento della materia prima energetica riflette il crescente timore degli investitori che un accordo tra Washington e Teheran sia più difficile del previsto, con il rischio di un conflitto prolungato.

 

Petrolio e Stretto di Hormuz: snodo chiave sotto pressione

Al centro delle tensioni resta lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto delle forniture globali di petrolio e gas. Dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, il traffico marittimo è stato fortemente ridotto, con Teheran che ha minacciato attacchi alle navi in transito.

Nonostante un parziale ritorno delle petroliere negli ultimi giorni, i volumi restano ben al di sotto dei livelli pre-crisi, alimentando uno shock dell’offerta che sta sostenendo i prezzi energetici a livello globale.

Secondo diversi analisti, il rialzo del greggio segnala che il mercato sta progressivamente scontando uno scenario di tensioni prolungate, anche alla luce della posizione rigida dell’Iran, che ha respinto le proposte di cessate il fuoco temporaneo chiedendo invece la fine definitiva delle ostilità e la revoca delle sanzioni.

 

USA vs. Iran: Trump alza la pressione, ma l’esito resta incerto

La scadenza fissata dalla Casa Bianca rappresenta un passaggio cruciale. Trump ha ribadito che, in assenza di un accordo, gli Stati Uniti potrebbero colpire duramente le infrastrutture iraniane, aumentando il rischio di un’ulteriore escalation nella regione.

Allo stesso tempo, il presidente ha lasciato intendere che sono in corso negoziati “in buona fede”, contribuendo a mantenere elevata l’incertezza sui mercati. Gli operatori restano divisi tra chi sconta una de-escalation imminente e chi teme un allargamento del conflitto. Questo contesto di “nebbia di guerra” continua a sostenere la volatilità del petrolio, con impatti diretti anche sulle aspettative di inflazione e crescita globale.

L’aumento dei prezzi energetici sta già iniziando a riflettersi sulle prospettive economiche. Secondo alcune stime, un incremento di 10 dollari del prezzo del petrolio potrebbe ridurre la crescita del PIL statunitense tra lo 0,1% e lo 0,4%, oltre a esercitare pressioni sui consumi e sui costi per le imprese.

 

Focus LNG: l’Europa perde carichi a favore dell’Asia

La crisi energetica si riflette anche sul mercato del gas naturale liquefatto (LNG), dove si è osservato un crescente spostamento dei flussi dall’Europa verso l’Asia.

Le difficoltà di navigazione nello Stretto di Hormuz e la riduzione delle coperture assicurative hanno limitato il transito delle navi, mentre diversi carichi originariamente destinati ai porti europei sono stati dirottati verso mercati asiatici, dove i prezzi risultano più elevati.

Secondo i dati di tracciamento marittimo, diverse metaniere partite dagli Stati Uniti e dall’Africa hanno cambiato rotta verso India e Asia orientale. Questa dinamica evidenzia la crescente competizione globale per assicurarsi le forniture energetiche disponibili.

La situazione riapre anche il dibattito sulle strategie energetiche europee. Con il progressivo phase-out delle forniture russe previsto entro il 2027 e la sospensione della produzione in Qatar a causa del conflitto, il continente si trova sempre più esposto alla volatilità dei mercati globali.

In alcuni Paesi dell’Europa centrale emergono già discussioni sulla possibilità di riaprire parzialmente ai flussi energetici russi, mentre la Commissione europea continua a ribadire la linea della diversificazione.

 

Materie prime, petrolio WTI: cosa dice il Forecaster

 

Le quotazioni del petrolio WTI sono balzate oltre i 112 dollari al barile, mentre si acuiscono le tensioni in Medio Oriente, tra USA, Israele e Iran, e in vista della scadenza dell’ultimatum a Teheran del presidente Trump.

Per quanto riguarda la stagionalità - analizzata con la piattaforma Forecaster - gli archi temporali selezionati mostrano una possibile fase positiva fino alla fine della seconda decade di aprile, seguita da uno storno e una possibile nuova fase di rialzo che potrebbe estendersi fino ai primi giorni di luglio.

 

 

L’area da monitorare per eventuali posizioni long è quella attorno al supporto orizzontale a 101,70 dollari. Eventuali posizioni short potrebbero essere valutate da area 118-120 dollari. Il quadro rimarrà positivo fino a che verrà difeso il sostegno in area 84 dollari.

 

 

 

 

 

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