Le quotazioni dell’oro hanno registrato un rimbalzo nelle ultime sedute, recuperando terreno dopo il forte calo registrato nei giorni precedenti. Le quotazioni sono risalite in area 4.500 dollari l’oncia, dopo essere scivolate fino a circa 4.000 dollari la scorsa settimana, in una delle correzioni più marcate degli ultimi anni.
Oro: un rimbalzo tecnico dopo vendite massicce
Secondo diversi analisti, il recupero appare prevalentemente di natura tecnica. Il metallo prezioso era entrato in una fase di ipervenduto, spingendo alcuni investitori a rientrare sul mercato dopo liquidazioni significative, anche da parte degli ETF legati all’oro. Nonostante il rimbalzo, il bilancio mensile resta negativo, con una perdita superiore al 10%, segnale di un contesto ancora fragile.
Dal punto di vista tecnico, il movimento rialzista dovrà confrontarsi con alcune resistenze chiave, individuate nell’area compresa tra 4.624 e 4.850 dollari l’oncia. Il superamento di questi livelli sarà determinante per confermare un’inversione più strutturale del trend.
Oro e guerra in Medio Oriente
Le tensioni geopolitiche rappresentano uno dei principali driver del recente recupero. L’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, insieme all’ingresso degli Houthi nello scenario bellico con attacchi missilistici, ha riacceso la domanda di asset rifugio come l’oro.
Il rischio di un allargamento del conflitto e di interruzioni nelle rotte energetiche, in particolare nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz, ha contribuito ad aumentare l’incertezza sui mercati, sostenendo temporaneamente le quotazioni del metallo prezioso.
Il peso della Federal Reserve
Un altro elemento rilevante arriva dal fronte monetario. Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha recentemente indicato che la Banca centrale non intende reagire automaticamente al rialzo dei prezzi del petrolio legato al conflitto.
Powell ha sottolineato come gli shock energetici abbiano natura temporanea e come un intervento sui tassi rischierebbe di avere effetti ritardati sull’economia, quando le pressioni sui prezzi potrebbero già essersi attenuate. Questo approccio più attendista ha contribuito a ridimensionare le aspettative di una stretta monetaria imminente, offrendo un supporto indiretto all’oro.
Petrolio alto e dollaro forte: fattori di pressione sul metallo giallo
Nonostante il supporto geopolitico, l’oro continua a essere frenato da due elementi chiave: il rafforzamento del dollaro e l’aumento dei prezzi energetici. Il petrolio ha raggiunto nuovi massimi pluriennali, alimentando timori inflazionistici che potrebbero tradursi in rendimenti obbligazionari più elevati.
Questo contesto tende a penalizzare l’oro, che non offre rendimento, rendendolo meno attraente rispetto ad asset alternativi in un ambiente di tassi più alti.
Oro, tra inflazione e prospettive macro
L’evoluzione dei prezzi energetici rappresenta un nodo centrale anche per le prospettive dell’oro. Un’inflazione più persistente potrebbe sostenere la domanda di beni rifugio, ma allo stesso tempo spingere le banche centrali verso politiche monetarie più restrittive, creando un effetto contrastante. Alcuni analisti iniziano inoltre a intravedere il rischio di uno scenario di stagflazione, caratterizzato da crescita debole e inflazione elevata, storicamente favorevole all’oro nel medio periodo.
Materie prime, oro: cosa dice il Forecaster

Le quotazioni dell’oro hanno recuperato terreno nelle ultime sedute, riportandosi al di sopra dei 4.500 dollari l’oncia, ma rimanendo ancora all’interno della netta fase ribassista in atto dai massimi segnati in area 5.420 dollari a inizio mese.
Per quanto riguarda la stagionalità - analizzata con la piattaforma Forecaster - gli archi temporali selezionati mostrano una possibile fase rialzista fino alla fine della prima decade di aprile, seguita da una possibile fase laterale/ribassista che potrebbe estendersi fino a fine mese.


Il tool “Projection” della piattaforma Forecaster, con orizzonte temporale a 1 mese, evidenzia nello scenario “best match” (linea blu) e “long” (linea verde) un potenziale rialzo che potrebbe portare i prezzi in area 5.290-5.142 dollari l’oncia, prima di un eventuale storno (PREVEDERE I MERCATI CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: la funzionalità di Forecaster Terminal).

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