La guerra in Iran sta per concludere il suo primo mese e si comincia a fare un primo bilancio del gigantesco balzo dei prezzi del petrolio in questo periodo. Le carenze di carburante si sono diffuse in tutto il mondo e Paesi e aziende hanno adottato misure per cercare di contenere gli effetti devastanti.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che l'Iran si trova in una fase di disperazione per raggiungere un accordo che metta fine a quattro settimane di combattimenti. Queste dichiarazioni, però, sono state smentite dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araqchi, secondo cui Teheran sta esaminando la proposta statunitense in 15 punti di cui si è parlato nei giorni scorsi, ma non ha intenzione di avviare colloqui per la cessazione delle ostilità.
In sostanza, la situazione naviga ancora in un mare di incertezze e i prezzi del petrolio si sono riportati in prossimità dei 100 dollari al barile.
Prezzi petrolio: se arrivassero a 200 dollari?
Se non ci sarà una reale de-escalation nei prossimi giorni, la preoccupazione degli investitori è che il greggio possa continuare a salire. Ma fino a dove? E quali saranno le conseguenze? Più il conflitto si prolunga, maggiori sono le probabilità che le quotazioni raggiungano livelli insostenibili, con forti ripercussioni sull'economia. Analisti e investitori temono che si possa configurare uno shock energetico simile a quello degli anni '70 o al periodo successivo alla guerra Russia-Ucraina, con il rischio che si materializzi il fenomeno, tanto paventato, della stagflazione.
La chiave di volta è lo Stretto di Hormuz, da cui transita il 20% del petrolio mondiale. Finché questo canale strategico del Golfo rimarrà chiuso, le navi saranno costrette a percorrere rotte alternative, più lunghe e costose, mentre le aziende ridurranno la produzione di petrolio. Nelle scorse settimane, Teheran ha dichiarato che, con il blocco di Hormuz, il Brent potrebbe arrivare a 200 dollari al barile. Uno scenario che l'amministrazione Trump sta prendendo in considerazione.
Secondo indiscrezioni, i funzionari della Casa Bianca stanno valutando le conseguenze per l'economia di una prospettiva così estrema. Le fonti precisano, tuttavia, che si tratta di analisi ordinarie condotte nei periodi di tensione e non di una previsione, con l'obiettivo di preparare il governo a ogni eventualità, incluso un conflitto prolungato. Inoltre, hanno riferito che il Segretario al Tesoro, Scott Bessent, aveva già espresso preoccupazioni su come il conflitto potesse far salire i prezzi del petrolio e danneggiare la crescita economica prima ancora dell'inizio della guerra.
Tuttavia, il portavoce della Casa Bianca, Kush Desai, ha smentito queste affermazioni. "Sebbene l'amministrazione valuti costantemente diversi scenari di prezzo e impatti economici, i funzionari non stanno esaminando la possibilità che il petrolio raggiunga i 200 dollari al barile e il Segretario Bessent non è 'preoccupato' per le interruzioni a breve termine dell'operazione Epic Fury", ha dichiarato. Inoltre, ha aggiunto che Bessent "ha ripetutamente espresso fiducia sia sua sia dell'amministrazione nella traiettoria a lungo termine dell'economia americana e dei mercati energetici globali".
In ogni caso, gli osservatori finanziari concordano nel ritenere che un prezzo del petrolio a 200 dollari rappresenterebbe uno shock enorme per l'economia globale. Un livello simile è stato raggiunto solo una volta negli ultimi 50 anni, in termini corretti per l'inflazione, poco prima della Grande Crisi del 2008. Secondo gli economisti di Bloomberg Economics, anche un prezzo di 170 dollari al barile mantenuto per alcuni mesi farebbe aumentare l'inflazione e ridurrebbe la crescita economica negli Stati Uniti e in Europa.