Il 2025 si è chiuso con un “all in” da parte degli investimenti nei Paesi emergenti almeno rispetto agli equivalenti investimenti americani.
Dopo il Covid per l’azionario emergente non c’è mai stato un anno in cui le performance sono risultate migliori dell’azionario americano. In qualche occasione è andata meglio per l’obbligazionario in hard e local currency.
Il 2025 ha segnato indubbiamente un cambio di strategia da parte degli asset allocator di tutto il mondo che, timorosi della svalutazione del dollaro, ma soprattutto delle pratiche commerciali protezionistiche di Trump, hanno cominciato a guardare altrove. Tra cui il dimenticato mondo emergente che quest’anno da deciso di vincere la sfida.
Azionario Emergente vs Wall Street: performance a confronto
Cominciamo dall’azionario dove il cratere di performance scavato negli ultimi 5 anni è comunque ancora evidente. L’America sotto forma di indice MSCI US in euro ha raddoppiato il suo valore, gli ETF che replicano gli indici MSCI Emerging hanno raggiunto una performance di appena il 30%.
Performance che si è concretizzata soprattutto tra il 2024 e il 2025. Se però nel 2024 il +15% degli ETF che investono sull’azionario emergente impallidiva rispetto al +32% dell’azionario americano, in questo 2025 sono gli Stati Uniti a deludere con una crescita di appena il 4% a fronte di azionario emergente in rally di quasi il 20%.
Dal 2021 in avanti mai l’equity emergente era stato davanti, nemmeno nel 2022 quando la correzione si era spinta oltre il 14% per l’America e oltre il 15% per l’azionario emergente. La diversificazione non aveva lavorato bene come invece ha fatto quest’anno.
Obbligazionario Emergente: bene sia a cambio aperto che in valuta locale
Entrando nel mondo obbligazionario le parti si invertono a distanza di 5 anni; mettere soldi nei bond governativi americani ha bruciato denaro, mentre gli emergenti hanno regalato sia nella versione a cambio aperto dollaro che nella versione in valuta locale un ritorno complessivo compreso tra il 6% e il 13%.
I Treasuries americani, anche a parità di esposizione valutaria, nel 2025 hanno paganto dazio con una performance negativa total return del -5%, i bond emergenti sono rimasti praticamente flat. Leggermente meglio le obbligazioni in valuta locale con un progresso del 2%.
Quali sono le valutazioni attuali degli indici sottostanti gli ETF?
Se guardiamo agli indici MSCI azionari il rapporto prezzo utili atteso per l’anno prossimo si posiziona a 14 per gli emergenti (prezzo su valore contabile di 2,2) e a 22 per gli Stati Uniti (prezzo su valore contabile di 5,5).
Andando sulle obbligazioni siamo attorno al 4% di rendimento a scadenza per il paniere di titoli che compone un ETF che investe sui Treasury americani, contro il quasi 6% degli ETF che investono in bond emergenti in valuta locale e in hard currency.
Numeri che ancora giustificherebbero il mantenimento di una adeguata esposizione al mondo emergente sia lato reddito fisso che azionario in ottica 2026.