I Paesi del Nord Europa sono da sempre un esempio di virtuosismo contabile ma anche di innovazione tecnologica e rispetto ambientale. Negli ultimi tempi però sono saliti alla ribalta soprattutto per i rischi geopolitici che si stanno sviluppando ai confini orientali con la Russia di Putin che si affaccia come minaccia militare nei prossimi anni.
Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia costituiscono i Paesi che popolano l’indice Msci Nordic replicato da diversi ETF ormai da anni. Quello più anziano è Amundi Msci Nordic che ha vissuto un 2025 decisamente sottotono rispetto al mercato europeo nel suo complesso con un guadagno di appena il 6%. Una performance annua allineata agli ultimi 3 anni dove il guadagno è stato del 25% e che sale al 41% a distanza di un lustro.
Se mettiamo a confronto l’indice Msci Nordic con l’indice Msci Europe il divario si fa progressivamente abissale con un gap di oltre 30 punti a 5 anni a favore del ben più diversificato indice europeo. Come vedremo tra poco Amundi Msci Nordic sta però offrendo un quadro grafico molto interessante.
Amundi Msci Nordic: composizione e caratteristiche
L’ETF è composto da 80 titoli con i primi 10 che coprono il 40% del totale. Novo Nordisk e Spotify da sole fanno quasi il 20% del portafoglio e viste le vicissitudini in Borsa della società farmaceutica danese comprendiamo anche il perché della sottoperformance recente.
La Svezia è il paese più rappresentato con il 40% di peso, seguita da Danimarca e Finlandia con il 13%, poi la Norvegia. A livello settoriale gli industriali fanno la parte del leone con il 30%, seguiti da finanziari (20%) e farmaceutici (14%).
Se guardiamo alle esposizioni ai fattori di rischio, l’indice Nordic è più spostato verso il low volatility mentre è sottopesato sul momentum. Interessanti i dati di dividend yield sopra al 3%, ma anche di rapporto prezzo utili stimato per l’anno prossimo a quota 16.
Il grafico
Andiamo dunque a vedere il grafico di questo ETF che ho definito interessante. La correzione di aprile non è stata ancora recuperata ma è abbastanza evidente che la media mobile che sta sostenendo da 10 anni il bull market, seppur a fatica, ha retto all’urto ribassista a fine 2025 contribuendo a quel rilancio tuttora in corso.

Adesso siamo in quella classica fase in cui formalmente si è chiusa una figura di testa e spalla rialzista con tanto di capitolazione della down trend line che guida il ribasso dal 2024.
Superare definitivamente i massimi post Liberation Day darebbe quel semaforo verde definitivo ad un bull market che renderebbe l’indice nordico un interessante sovrappeso geografico di un ideale portafoglio azionario.