Le Borse europee si sono prese una sonora rivincita nel 2025 battendo nettamente quelle americane, almeno sui prodotti presenti nei portafogli degli investitori del Vecchio Continente. Una buona parte del merito è infatti da attribuire alla debolezza del dollaro che ha contribuito a scavare un solco importante nei risultati di quest’anno.
Risale al 2022, l’anno del tutto giù, il periodo di over performance delle Borse europee rispetto a quelle americane. Una magra consolazione visto che si trattò comunque di un segno negativo e che nel mondo Small Cap il sorpasso non si concretizzò.
Nel 2025 non è andata così, con la doppia cifra percentuale di guadagno sulle Large Cap europee che è stata affiancata dalla over performance delle borse europee anche in versione Small Cap rispetto alle equivalenti azioni americane che invece hanno navigato in territorio negativo.
A seconda della versione di indici replicati, Msci Europe con dentro UK oppure Msci Emu senza UK, gli indici del Vecchio Continente si sono posizionati tra i 10 e i 15 punti percentuali sopra l’equivalente indice Large Cap Msci USA. Gli indici Europe contenente una quota importante di sterlina inglese a loro volta hanno sofferto l’effetto cambio negativo.
Permangono i distacchi tra Emu e Europe vs US nelle performance a 3 anni (tra i 13 e i 22 punti percentuali), mentre per l’indice Europe small caps ha agguantato il Russell 2000 americano.
Come era accaduto nel 2020 per il Covid, il 2022 e lo scoppio della guerra in Ucraina, è stato il “pretesto” per prosciugare qualche eccesso e dare il via ad una nuova gamba di bull market.
Borse Europee: possibili prese di beneficio
Il grafico dell’ETF iShares Core MSCI Europe è eloquente nel disegnare un bull market che ad aprile ha offerto una nuova finestra di ingresso ai ritardatari, con il Liberation Day che è stato il giusto pretesto per far salire l’indice a nuovi massimi addirittura salendo sopra la parte alta di questo canalone rialzista. Non ci sarebbe nulla di scandaloso nell’assistere ad una fase di prese di beneficio su questi livelli per riprendere fiato.

La natura prettamente value delle Borse europee si apprezza nei multipli. Il rapporto prezzo utile rimane sotto quota 20 e il rapporto prezzo valore di libro è di poco superiore a 2.
Finanziari, industriali e farmaceutici rappresentano i due terzi del paniere di titoli, spiegando perché in annate meno pimpanti di Borsa come il 2022 oppure questo finale di 2025, l’Europa riesca ad offrire quella giusta diversificazione difensiva al portafoglio.
Bene anche l'Europa dei bond
L’effetto cambio ha avuto la meglio anche per quello che riguarda il bilancio del reddito fisso. Nel confronto tra bond europei dell’Eurozona e Treasury americani, la seppur modesta positività dei primi si contrappone al pesante segno meno dei secondi attutito solo dal ricco flusso cedolare. A distanza di 3 anni l’investimento in titoli di stato europei strappa ancora un saldo positivo del 5% contro lo zero virgola dei bond americani.
Europa quindi che ritorna rampante in borsa, ma anche sul versante obbligazionario offrendo quel giusto tocco di diversificazione e protezione dalla volatilità del cambio che rendono forse opportuna una leggera sovraesposizione permanente al Vecchio Continente nei portafogli degli investitori domestici.
Tempo di "mean reversion" - quella teoria che suggerisce che il prezzo di un sottostante tende a tornare alla sua media di lungo periodo - geografica nel 2026? L'anno nuovo è cominciato nel solco di quello appena concluso e le sfuriate di Trump per ora sembrano fare bene a euro, bond e azionario del caro Vecchio Continente.