L’Euro Digitale entra nel 2026 da protagonista: il Parlamento europeo è atteso a un passaggio chiave in primavera, mentre la BCE accelera su tempi e consenso politico. Sullo sfondo, si intrecciano sovranità dei pagamenti, costi per le banche e timori (spesso amplificati) su privacy e “controllo”.
Sommario
Euro Digitale 2026: voto UE e resa dei conti
Uno dei progetti più complessi e controversi della Banca Centrale Europea si avvicina a un test politico nel primo semestre 2026, quando è atteso il voto del Parlamento europeo sull’Euro Digitale. Il Consiglio UE ha già sostenuto il piano, ma a Strasburgo la maggioranza resta fragile: centro-sinistra e liberali sono favorevoli ma non arrivano alla soglia, l’estrema destra è contraria e i voti decisivi potrebbero arrivare dal centrodestra, dove le posizioni sono divise.
Tra gli scettici, l’eurodeputato tedesco Markus Ferber (PPE) avverte che “ottenere una maggioranza sarà difficile” e che “le posizioni differiscono notevolmente”. Ferber spinge per una versione ridimensionata, sostenendo che i pagamenti offline sono l’area con “lacune reali”. “Un euro digitale ha senso solo se offre un valore aggiunto chiaro e comprensibile per i cittadini e le imprese” e “non deve diventare un progetto di prestigio politico”.
Cosa è l'Euro Digitale
L’euro digitale è un progetto della BCE per affiancare banconote e monete con una forma digitale di moneta pubblica, spendibile in tutta l’Area Euro come mezzo di pagamento. Si tratta dell’equivalente elettronico del contante: un euro digitale varrebbe sempre un euro e sarebbe emesso dalla Banca centrale con l’obiettivo di offrire ai cittadini un’ulteriore scelta di pagamento, senza sostituire il contante.
In pratica, si “convertirebbero” fondi dal conto in euro digitali conservati in un portafoglio (wallet), da usare per pagare in negozio, online o tra privati. Le autorità hanno indicato anche l’uso offline come caratteristica possibile, per pagamenti di prossimità anche senza connessione.
La logica di policy è preservare l’accesso a moneta pubblica nell’economia dei pagamenti digitali e rafforzare l’infrastruttura europea dei pagamenti. Si tratterebbe in pratica di un “contante 2.0” garantito dall’Eurosistema, pensato per rendere i pagamenti quotidiani più moderni senza cambiare l’unità di conto.
La spinta BCE: sovranità e “cash digitale”
Per conquistare consensi, la BCE ha intensificato la comunicazione e ribadendo la logica industriale e geopolitica dell’Euro Digitale: ridurre la dipendenza da infrastrutture di pagamento non europee in un mondo sempre più frammentato.
Christine Lagarde ha promesso di “spingere il più possibile e il più velocemente possibile per far nascere l'euro digitale”, legando il tema alla sovranità e ai rischi di leva esterna sui pagamenti.
Sul piano operativo, la BCE mira a preparare l’emissione entro il 2029, a condizione che il regolamento venga adottato nel 2026, con attività preparatorie e possibili esercizi pilota già da metà 2027.
Costi, banche e timori: la frizione resta
La resistenza del settore bancario non è solo politica: una parte dell’industria teme che l’Euro Digitale aumenti complessità e costi, oltre a interferire con iniziative private europee alternative ai circuiti USA. In uno studio commissionato da lobby bancarie, PwC ha stimato che i costi complessivi per le banche dell’Eurozona potrebbero arrivare a 18 miliardi di euro (Digital Euro Cost Study), mentre la BCE sostiene che la cifra sarebbe più vicina ai 6 miliardi (ECB: Digital euro).
Nella discussione pubblica pesa anche il fronte “libertà vs controllo”: alcuni gruppi politici sostengono che la moneta digitale possa diventare uno strumento di “censorship”, mentre la BCE ribatte di non poter monitorare o controllare i singoli pagamenti.
Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE, in una recente intervista ha parlato di un impianto di salvaguardie per evitare fughe di depositi e destabilizzazione: limite massimo di detenzione, Euro Digitale non remunerato e collegamento del wallet al conto bancario per pagare senza “precaricare” fondi.
Il 2026 non sarà l’anno dell’emissione, ma della scelta politica: l’Euro Digitale potrà passare da progetto a infrastruttura, oppure restare un cantiere ad alta tensione tra sovranità, costi e fiducia.