La forza del mercato del lavoro ha cambiato la lettura dell'ultima seduta della scorsa settimana. Le 162.000 buste paga create ad agosto, accompagnate da un tasso di disoccupazione stabile al 4,1%, avrebbero potuto offrire una conferma della resilienza dell'economia. Con l'inflazione ancora al centro delle preoccupazioni, Wall Street ha però scelto una chiave di lettura diversa: più l'economia tiene, maggiore è lo spazio della Federal Reserve per tornare ad alzare i tassi.
Il repricing è stato netto. Le probabilità attribuite dal mercato a un aumento di 25 punti base nella riunione del FOMC del 15-16 settembre sono salite di quasi 10 punti, raggiungendo il 58%. Un movimento sufficiente a comprimere il risk appetite: lo S&P 500 ha chiuso l'ottava in calo dello 0,4% mentre il Nasdaq Composite ha perso lo 0,3%, nonostante una seduta positiva per il comparto dei semiconduttori.
"Questo rapporto - ha evidenziato Jason Pride, Chief investment strategy and research di Glenmede -lascia l'inflazione come principale focus della decisione della Fed di settembre".
Wall Street Oggi: il pricing Fed resta il driver dominante
Per le Borse USA la questione centrale oggi rimane la stessa lasciata in eredità dalla seduta precedente: capire fino a che punto il mercato debba incorporare una Federal Reserve nuovamente più restrittiva. Il future sul Dow Jones segna un -0,7%, il contratto sullo S&P 500 lascia sul campo lo 0,3% ed derivato sul Nasdaq non fa registrare variazioni di rilievo.
Nel mese di agosto l'indice NFIB ha evidenziato una riduzione nell'ottimismo delle piccole imprese statunitensi. A 98,7 punti, il dato è risultato non solo inferiore rispetto al mese precedente (quando aveva toccato quota 99,8), ma ha anche deluso le aspettative degli analisti, che stimavano un valore leggermente più alto (99,4). Questo calo suggerisce che i proprietari delle piccole imprese sono più cauti riguardo al futuro dell'economia.
Azioni Wall Street: Amgen, Bloom Energy e Coinbase sotto i riflettori
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Amgen: cede oltre il 5% nel pre-market dopo che Novartis ha comunicato che un farmaco sperimentale non è riuscito a ridurre il rischio cardiovascolare in uno studio clinico di fase avanzata.
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Eli Lilly: prima dell'avvio il titolo segna un -0,6%. Anche in questo caso la società sta lavorando a un trattamento rivale rispetto a quello sperimentato da Novartis e il fallimento dello studio della società svizzera contribuisce a mettere il titolo sotto osservazione.
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Bloom Energy: guadagna il 6% nel pre-market dopo l'annuncio dell'ingresso nello S&P 500 nel corso del mese. L'inclusione nell'indice rappresenta il catalizzatore immediato che sta sostenendo gli acquisti prima dell'apertura.
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Nike: +0,9%. Il titolo sarà rimosso dallo S&P 100, una modifica annunciata da S&P Dow Jones Indices che porta l'attenzione sui cambiamenti nella composizione dei principali benchmark.
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Coinbase Global: cede l'1,5% mentre Bitcoin perde oltre l'1% e scende sotto quota 78.500 dollari. La debolezza della criptovaluta si riflette sui titoli maggiormente esposti all'andamento del settore.
- GameStop: la società pubblicherà i risultati dopo la chiusura delle contrattazioni. Nel pre-market il titolo segna un +0,3%.