L'ultima seduta delle Borse USA si è chiusa all'insegna di un profondo nervosismo, sebbene i tre indici principali siano riusciti a recuperare terreno prezioso dai minimi intraday, allontanando lo spettro di una capitolazione. L'ondata di avversione al rischio, innescata in larga misura dall'escalation militare nel Medio Oriente, ha pesato fortemente sul sentiment degli investitori, spingendo molti a rimodulare le proprie posizioni azionarie.
Il Dow Jones ha terminato le contrattazioni in flessione dello 0,83%, penalizzato dai persistenti timori per le forniture energetiche in un panorama sempre più incerto. Una dinamica assimilabile ha caratterizzato l'S&P 500, che ha archiviato la seduta con un -0,94%.
Il comparto tecnologico, notoriamente sensibile all'incertezza sistemica, ha sofferto la pressione maggiore, trascinando in basso il Nasdaq, che ha chiuso la sessione con una contrazione dell'1,02%.
Azioni Wall Street: geopolitica, greggio e attesa per i dati macro
La tensione internazionale continua a dominare incontrastata le dinamiche operative odierne. Il rischio di un blocco totale del traffico navale nello Stretto di Hormuz ha innescato una severa instabilità sui mercati globali. A rassicurare in parte gli operatori è intervenuta la promessa statunitense di fornire coperture marittime di sicurezza, una mossa che ha provvidenzialmente frenato la corsa del petrolio.
In questo scenario, l'azionario americano tenta il recupero: il contratto future sul Dow Jones viaggia in territorio positivo segnando un +0,2%, il derivato sull'S&P 500 avanza dello 0,25% mentre quello sul Nasdaq 100 registra un progresso dello 0,33%.
L'ecosistema finanziario resta in massima allerta, non solo per l'attacco subito da due data center di Amazon e dalle sedi diplomatiche, ma anche per le inevitabili ricadute sull'inflazione. Secondo le stime pubblicate da Goldman Sachs, uno shock prolungato sul greggio rischierebbe di spingere i prezzi al consumo fino al 3% (+2,4% a gennaio), complicando notevolmente i piani monetari.
In attesa delle non-farm payrolls di venerdì, gli operatori guardano al rapporto sull'occupazione privata elaborato da ADP: le attese convergono su +50 mila buste paga, dalle +22 mila di gennaio. La fluidità della situazione impone un approccio prudente; come evidenziato da Jim Reid di Deutsche Bank, "siamo in una fase in cui i titoli dei giornali dominano la scena, con narrazioni contrastanti che modificano il sentiment del mercato su base oraria".
Wall Street Oggi: CrowdStrike, GitLab e Moderna sotto i riflettori
Vediamo i titoli sotto i riflettori nel pre-market di Wall Street:
- CrowdStrike: avanza dello 0,6% nel pre-market. La società di cybersicurezza ha riportato solide performance trimestrali, beneficiando della massiccia richiesta di protezione contro le minacce informatiche legate all'intelligenza artificiale.
- GitLab: cede il 7,7% nel pre-market. L'azienda di strumenti per lo sviluppo software ha tagliato le stime di crescita annuale, innescando timori sulla redditività del business di fronte all'avanzata dell'AI.
- Moderna: sale del 7% nel pre-market. Il colosso farmaceutico ha raggiunto un accordo transattivo da 950 milioni di dollari per chiudere un lungo contenzioso sui brevetti.
- Ross Stores: guadagna il 7% nel pre-market. La catena retail a prezzi scontati ha superato brillantemente le attese sugli utili, gratificando gli investitori con un incremento del 10% sul dividendo.
- MicroStrategy: +6,5%. il titolo della società, rinomata per le vaste riserve di Bitcoin (+4,35% a 71.030 dollari), vola in scia al marcato rally generale delle principali criptovalute. Andamento simile anche per Coinbase (+5,65%) e Robinhood (+3,7%).