Ieri Wall Street ha chiuso una seduta di sostanziale tenuta, ma il messaggio arrivato dal mercato obbligazionario è stato molto meno rassicurante. Lo S&P 500 ha perso lo 0,02%, il Nasdaq ha guadagnato lo 0,01%, mentre il Dow Jones ha ceduto lo 0,31%.
Nel corso del pomeriggio gli indici avevano provato ad accelerare dopo le indiscrezioni secondo cui Stati Uniti e Iran starebbero valutando un percorso graduale per uscire dal conflitto, ma il recupero si è rapidamente sgonfiato.
A dettare il ritmo sono stati soprattutto i Treasury. Il rendimento del decennale si è spinto sui livelli più alti dal 2007, mentre quello del sette anni ha raggiunto i massimi dal 2009. Dietro il repricing si sommano petrolio elevato, aspettative di una Federal Reserve più restrittiva e debole domanda nell'ultima asta del Tesoro.
Il dato forse più interessante è però la resilienza dell'equity: nonostante l'aumento del risk-free rate, i principali indici restano in prossimità dei record. Una dicotomia che difficilmente potrà protrarsi indisturbata se la pressione sui rendimenti dovesse continuare.
Wall Street Oggi: petrolio e Iran sfidano la pressione dei bond
Anche per la seduta odierna il nodo centrale resta il mercato obbligazionario. In chiusura giovedì il Treasury decennale era salito al 5,225%, massimo dal 2007, mentre il trentennale aveva raggiunto il 5,502%. Le attese per un ulteriore rialzo della Fed restano elevate: i Fed funds future attribuiscono circa il 68% di probabilità a una stretta a ottobre.
Lo spiraglio arriva dalla geopolitica. Teheran ha proposto di riaprire lo Stretto di Hormuz e riprendere i negoziati nucleari con Washington entro sette giorni, a determinate condizioni. Il Brent scende dello 0,4% a 106,22 dollari e il WTI dell'1% a 93,61 dollari: un'eventuale distensione potrebbe ridurre uno dei principali fattori che stanno alimentando inflazione attesa e rendimenti. Per Wall Street il passaggio è cruciale, perché oggi il canale petrolio-bond-Fed pesa probabilmente più delle singole trimestrali.
Il future sul Dow Jones ed il contratto sullo S&P 500 salgono dello 0,4% mentre il derivato sul Nasdaq guadagna lo 0,8%. In agenda gli investitori seguiranno il dato sulla fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan e gli ordini di beni durevoli, numeri che potrebbero modificare ulteriormente il pricing sui tassi.
Azioni USA: Akamai, AMD e Oracle sotto i riflettori
- Akamai Technologies: vola del 23,5% nel pre-market dopo l'annuncio di un accordo da 11,6 miliardi di dollari con Anthropic per capacità cloud e servizi collegati. Il contratto avrà durata di sette anni e prevede anche un warrant che permetterà ad Anthropic di acquistare fino a circa il 5% della società a 111,33 dollari per azione. Per Akamai si tratta di un accordo capace di aumentare sensibilmente la visibilità sul business cloud nei prossimi anni.
- Starbucks: nell'ambito del piano di rilancio guidato dall'Amministratore delegato Brian Niccol, il gruppo ha deciso di chiudere circa 250 caffetterie poco redditizie in Nord America. La società sosterrà circa 300 milioni di dollari di oneri di ristrutturazione. Il piano più ampio, approvato nel 2025, prevede costi complessivi nell'ordine di 1 miliardo di dollari, mentre Niccol punta a ridurre le spese di 2 miliardi entro la fine dell'esercizio 2028. Il titolo prima dell'avvio segna un +0,3%.
- Costco Wholesale: segna un -0,8% nel pre-market dopo una trimestrale che ha superato le attese su utili e ricavi. L'utile rettificato è risultato pari a 6,60 dollari per azione contro un consensus LSEG di 6,53 dollari mentre i ricavi hanno raggiunto 95,72 miliardi rispetto ai 94,86 miliardi attesi. Le commissioni associative, pari a 1,85 miliardi, si sono invece collocate leggermente sotto il consensus FactSet di 1,86 miliardi.
- Scholastic: perde quasi il 13% dopo aver riportato una perdita rettificata di 3,63 dollari per azione nel primo trimestre fiscale, rispetto alla perdita di 2,52 dollari dello stesso periodo dell'anno precedente. I ricavi sono scesi del 4% a 216,8 milioni di dollari. Il peggioramento dei conti riporta in primo piano la pressione sulla redditività dell'editore.
- AMD: guadagna il 2% nel pre-market e prova a recuperare dopo le prese di profitto della seduta precedente. A sostenere il titolo resta il rinnovato interesse per AI e semiconduttori, comparto che continua a concentrare una parte rilevante del risk appetite sulle azioni USA.
- Oracle: sale dello 0,2% nel pre-market dopo essere rimasta sotto pressione nella seduta precedente. Il mercato monitora le indiscrezioni sui possibili ritardi legati al progetto data center Jupiter in New Mexico, dopo l'invio di una comunicazione di "force majeure". La vicenda mantiene alta l'attenzione sulla capacità del gruppo di rispettare le tempistiche degli investimenti infrastrutturali collegati al cloud.