Nella seduta di ieri la direzione l'ha dettata il mercato obbligazionario: il fattore decisivo è stata l'asta sui Treasury a 5 anni, accolta da una domanda debole. Il rendimento del 5 anni ha superato per qualche momento il 5% e ha chiuso sui massimi dal 2007, trascinando al rialzo l'intera curva: il 10 anni si è portato al 5,11%, il 30 anni al 5,4%.
Le Borse USA si sono adeguate. Il Nasdaq ha ceduto l'1,1%, lo S&P 500 lo 0,8%, il Dow Jones lo 0,7%. La maggioranza dei componenti dello S&P 500 ha chiuso in calo e, degli 11 settori principali, solo l'energia ha terminato in positivo, in una giornata di prezzi del petrolio in ripresa.
L'ordine delle perdite ha una logica. Il calo più ampio del Nasdaq indica che il rialzo del costo del denaro inizia a incidere sui multipli della crescita legata all'AI. Sullo sfondo ci sono i PMI di S&P Global diffusi nella stessa giornata, più forti delle attese: i servizi sono saliti a 58,7, massimo da quasi cinque anni, la manifattura a 56,7, livello che non si vedeva da oltre quattro. Nelle stesse ore Michael Barr, membro del Board dei governatori della Fed, ha indicato come probabili ulteriori aggiustamenti della politica monetaria per riportare l'inflazione al target.
"Il mercato - ha rilevato Daniel O'Regan di Mizuho - sta dicendo due cose molto diverse nello stesso momento: gli investitori obbligazionari sono sempre più a disagio con il quadro fiscale, mentre quelli azionari sono ancora disposti a pagare per la crescita trainata dall'AI. Prima o poi una delle due letture dovrà probabilmente cedere".
Wall Street Oggi: i rendimenti salgono ancora, future in calo
La pressione sui bond non si è esaurita con la chiusura di ieri. Il rendimento del Treasury a 30 anni ha toccato il 5,44%, livello che non si vedeva dal 2004. Il 10 anni si è spinto fino al 5,15%, in area massimi da luglio 2007. Il movimento non riguarda solo gli Stati Uniti: salgono anche i rendimenti di Gilt britannici e Bund tedeschi, con diversi titoli di Stato europei su nuovi massimi pluriennali.
Il riflesso sui future è immediato. Il derivato sul Nasdaq 100 perde l'1%, il contratto sullo S&P 500 lo 0,6%, il future sul Dow Jones lo 0,4%. La gerarchia ricalca quella di ieri: la componente tecnologica resta la più esposta.
Il nodo è la Federal Reserve. Secondo il FedWatch di CME Group, i trader prezzano al 73% di probabilità di un nuovo rialzo dei tassi alla riunione del FOMC di ottobre, contro circa il 55% di una settimana fa (Riunioni Fed: calendario delle date dei meeting del FOMC 2026). Un riprezzamento di questa ampiezza in pochi giorni rischia di non essere effimero. Oggi da Londra il presidente della Fed di New York, John Williams, ha giudicato ragionevole attendersi un'altra stretta entro fine anno.
Per BMO i PMI giustificano questa lettura. "Nel complesso, la rilevazione sull'attività economica USA è stata molto più forte del previsto e lascia ampio margine perché sia i tassi di policy sia i rendimenti dei Treasury salgano ancora nel breve termine", ha osservato Vail Hartman, strategist sui tassi USA della banca. BMO segnala inoltre che i colli di bottiglia nelle catene di fornitura e i maggiori costi di carburante e trasporti possono alimentare l'inflazione.
Il petrolio complica il quadro. Il Brent sale dell'1,4% in quota 104,5 dollari al barile, il WTI si porta sopra i 93 dollari (+0,9%). Rendimenti più alti e carburante più caro formano una combinazione che pesa sui bilanci delle famiglie americane, ed è un tema che tornerà nelle trimestrali dei titoli legati ai consumi.
In agenda ci sono le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione e le vendite di nuove case di agosto. Dopo i PMI, il mercato tende a leggere ogni segnale di solidità come un argomento a favore della stretta di ottobre. Un mercato del lavoro robusto rafforzerebbe il pricing sulla Fed e la pressione sulla parte lunga della curva, mentre una lettura più debole offrirebbe una tregua ai rendimenti e alle azioni a Wall Street più sensibili alla duration. Il dato sulle case ha un peso particolare: il 10 anni, riferimento per i tassi sui mutui, è sopra il 5%.
Sul fronte geopolitico prosegue la visita di Stato del presidente cinese Xi Jinping, al primo viaggio negli Stati Uniti dal 2015 (Vertice Trump-Xi: le 4T che possono cambiare gli equilibri globali). Il vertice di tre giorni con Donald Trump si chiude domani. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha già annunciato l'estensione al 10 gennaio della tregua commerciale che aveva eliminato i dazi elevati sulle merci cinesi e le restrizioni di Pechino sull'export di terre rare. In agenda ci sono anche AI, Iran e Taiwan, ma gli esperti non si attendono molti risultati concreti. Stasera Trump ospita una cena di Stato con, tra gli altri, Jensen Huang di Nvidia, Sam Altman di OpenAI, Sundar Pichai di Google ed Elon Musk di Tesla. Più che ai comunicati finali, il mercato guarderà agli invitati.
Costco, Nvidia e Meta in focus
- Costco: +0,2% nel pre-market, in attesa della trimestrale in calendario dopo la chiusura. Il consensus indica un EPS di circa 6,55 dollari e ricavi per 94,85 miliardi. Con rendimenti e carburante in rialzo, vendite comparabili, margini e commenti sui consumi saranno letti come un test sulla tenuta della spesa delle famiglie americane.
- Nvidia: cede circa lo 0,9% nel pre-market. Il titolo è il più esposto ai colloqui tra Stati Uniti e Cina, dove commercio, AI ed export tecnologico sono tra i temi in agenda. L'accesso al mercato cinese resta un punto rilevante per il gruppo, e la presenza di Jensen Huang alla cena di Stato ne fa un osservato speciale.
- AMD: arretra di circa il 2,2% nel pre-market. Lunedì aveva toccato per la prima volta una capitalizzazione di 1.000 miliardi di dollari. È uno dei termometri più validi per capire se il rally dei semiconduttori ha ancora forza o se entra in una fase di consolidamento con rendimenti in salita.
- Meta Platforms: nel corso della conferenza per sviluppatori il gruppo ha presentato i Ray-Ban Meta Audio senza fotocamera, a partire da 349 dollari, e i Meta VR Glasses a 1.299 dollari, meno del Vision Pro di Apple. Ha anche annunciato l'integrazione con l'agente AI Muse. Prima dell'avvio le azioni scendono del 2%.
- Paramount Skydance: +0,6%. Il gruppo prepara un'emissione di debito da 49 miliardi di dollari per finanziare l'acquisizione di Warner Bros. Discovery da 110 miliardi, dopo aver chiuso le cause che ne bloccavano il completamento. Il pacchetto comprende circa 30 miliardi di bond investment grade, 7,5 miliardi di prestiti e circa 12 miliardi di bond second-lien. I tassi non hanno tetto, e dalla sottoscrizione le condizioni di credito sono peggiorate: Fed e BCE hanno alzato i tassi e gli spread corporate si sono allargati. Dal 1° ottobre Paramount dovrà versare circa 7 milioni di dollari al giorno agli azionisti di Warner Bros. Discovery per ogni giorno di mancata chiusura.
- McDonald's: +0,2%. Il gruppo ha presentato un pacchetto da 8,5 miliardi di dollari a sostegno di affitti e liquidità dei ristoranti in difficoltà nei principali mercati USA. Ha anche fissato per il 2030 un target di margine operativo tra la parte bassa e quella media del 50%. Il contesto è debole: nel secondo trimestre le vendite comparabili negli Stati Uniti sono cresciute dello 0,8%, contro il 2,5% di un anno prima, e il titolo ha perso oltre il 21% in dodici mesi.