Domani 24 settembre è in agenda il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping. Il meeting di Washington, secondo incontro tra i due leader nel 2026 e prima visita di Xi nella capitale americana da oltre un decennio, arriva in un momento in cui il rapporto tra Stati Uniti e Cina è diventato il principale punto di intersezione tra economia, tecnologia e sicurezza globale.
Washington e Pechino non stanno cercando necessariamente una riconciliazione, quanto una forma di stabilità sufficientemente robusta da impedire alla rivalità di trasformarsi in una nuova crisi economica. Reuters sottolinea come le attese per grandi svolte siano contenute e come uno degli obiettivi principali sia preservare la tregua commerciale raggiunta lo scorso anno. Nel frattempo la Cina continua a registrare una forte performance dell'export e il suo surplus commerciale globale è avviato a superare mille miliardi di dollari per il secondo anno consecutivo.
Vertice Trump-Xi: le “4T” sul tavolo
Il Vertice Trump-Xi può essere sintetizzato attraverso le cosiddette “4T”: Trade, Technology, Taiwan e Tehran. Cinque parole che descrivono quanto sia diventato difficile separare politica economica e sicurezza nazionale nel rapporto tra le due superpotenze.
La prima T è Trade. La tregua tariffaria raggiunta dopo il vertice dello scorso ottobre scadrà il 10 novembre. Quel compromesso aveva interrotto una spirale nella quale le tariffe reciproche avevano superato il 100% su alcune categorie di beni. Ora Washington punta a progressi sugli acquisti cinesi di prodotti agricoli americani, sulle barriere non tariffarie e su un possibile meccanismo di riduzione reciproca dei dazi su circa 30 miliardi di dollari di merci non sensibili. Sullo sfondo ci sono anche gli acquisti di Boeing: Pechino si era impegnata su 200 aerei, ma finora il percorso è stato più lento di quanto Washington sperasse.
Ma la seconda T, Technology, è probabilmente quella che meglio racconta la trasformazione della rivalità sino-americana. Le terre rare ne sono l'esempio più evidente. La Cina controlla fino al 70% dell'estrazione mondiale e circa l'85% della capacità di raffinazione, oltre a una quota ancora maggiore nella produzione di leghe e magneti. Washington vuole assicurarsi forniture più stabili; Pechino, parallelamente, cerca maggiore accesso alla tecnologia americana avanzata.
Dentro questa partita ce n'è poi un'altra, ancora più grande: l'intelligenza artificiale. Non si tratta più soltanto di chi riuscirà a costruire il modello più potente o il chip più avanzato. AI significa produttività, infrastrutture, difesa, cybersecurity ed equilibrio militare. Nei colloqui preparatori tra il segretario al Tesoro Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng, gli Stati Uniti hanno proposto un meccanismo bilaterale di notifica per incidenti legati all'AI capaci di assumere rilevanza per la sicurezza nazionale. Sarebbe una forma embrionale di “guardrail” tra due Paesi che, pur competendo per la leadership tecnologica, iniziano a discutere anche dei rischi condivisi.
La centralità del settore tecnologico sarà visibile anche fuori dalla sala negoziale. Alla cena di Stato sono attesi, tra gli altri, Sam Altman, Elon Musk e Jensen Huang, insieme ai vertici di alcune delle maggiori società tecnologiche e finanziarie americane.
Taiwan e Teheran, dove l'economia incontra la geopolitica
La terza T del vertice Trump-Xi è rappresentata da Taiwan, il dossier nel quale il margine di errore diventa molto più ristretto. Xi dovrebbe tornare a premere sulle forniture militari statunitensi all'isola. Trump ha in passato definito un pacchetto di armamenti in attesa di approvazione, del valore potenziale di 14 miliardi di dollari, una “negotiating chip”. Pechino vorrebbe inoltre una modifica del linguaggio diplomatico americano sull'indipendenza di Taiwan, mentre esponenti del Congresso e alleati asiatici hanno sollecitato Washington a non modificare la propria posizione.
Poi c'è Tehran. La Cina è il maggiore acquirente di petrolio iraniano e Washington considera Xi uno dei pochi leader in grado di esercitare una leva economica significativa su Teheran. Il tema assume un peso ancora maggiore nell'attuale scenario mediorientale e nelle trattative sul futuro del rapporto tra Stati Uniti e Iran. Bessent ha già indicato che i legami finanziari tra Cina e Iran saranno parte delle discussioni.
Sul fondo resta inoltre la guerra in Ucraina, un altro dossier sul quale Washington e Pechino continuano ad avere priorità e letture differenti.
La vera linea rossa potrebbe passare dai pannelli solari
Per capire però dove gli investitori pensano che Trump sia disposto a negoziare e dove invece le concessioni diventino più difficili, basta guardare a ciò che è accaduto a migliaia di chilometri da Washington.
Oggi le azioni sudcoreane Hanwha Solutions e OCI Holdings sono salite del 6,38 e del 9,57% sostenute dalle aspettative che il vertice non porti a un allentamento delle restrizioni americane sui prodotti solari cinesi. Secondo l'analista Yoon Jae-sung di Hana Securities, una retromarcia su questo fronte entrerebbe in conflitto con l'obiettivo statunitense di costruire una supply chain domestica in un settore ormai considerato strategico.
Il 6 agosto Trump ha invocato la Section 232 del Trade Expansion Act per intervenire sulle importazioni di polisilicio e derivati. Nella proclamazione, la Casa Bianca lega esplicitamente il polisilicio alla produzione di semiconduttori, sistemi per la difesa, energia solare e innovazioni nell'intelligenza artificiale. Non è quindi difficile comprendere perché il mercato guardi con particolare interesse alle società sudcoreane.
Hanwha Solutions, attraverso Qcells, ha costruito una presenza industriale americana sempre più profonda. Il gruppo ha investito miliardi di dollari in Georgia e nel giugno scorso ha avviato la produzione di celle nel sito di Cartersville. A regime, l'impianto dovrebbe integrare ingot, wafer, celle e moduli, mentre la capacità complessiva statunitense di Qcells è destinata a raggiungere circa 8,6 GW.
Anche OCI Holdings sta rafforzando il proprio legame con il mercato statunitense. La controllata OCI Energy ha avviato a settembre la costruzione del progetto SunRoper in Texas, un impianto da 260 MW nella contea di Wharton che dovrebbe entrare in esercizio commerciale nel 2027. La stessa società ha collegato l'espansione dei propri progetti americani alla crescita della domanda elettrica proveniente, tra l'altro, dai data center dedicati all'intelligenza artificiale.
Vertice Trump-Xi: dal commercio alla sicurezza nazionale
Trade, Technology, Taiwan e Tehran sembrano dossier separati, ma rispondono alla stessa domanda: quali filiere un Paese può permettersi di lasciare nelle mani del proprio principale concorrente strategico?
Nel corso del vertice Trump e Xi potranno trovare compromessi sui prodotti agricoli, su alcune categorie di merci o persino sulle regole minime di sicurezza dell'intelligenza artificiale. Ma la reazione delle Borse sudcoreane suggerisce che gli investitori stanno già distinguendo tra ciò che può essere oggetto di negoziato e ciò che Washington ha ormai spostato dal terreno del commercio a quello della sicurezza nazionale. Ed è proprio su quella frontiera, molto più che sul livello di un singolo dazio, che si sta ridisegnando il rapporto economico tra Stati Uniti e Cina.