La seduta di ieri si è chiusa con i tre principali indici di Wall Street ai massimi storici, trainati dal calo del greggio e da segnali di apertura nei negoziati tra Stati Uniti e Iran.
Il Dow Jones Industrial Average ha terminato la giornata in rialzo dello +0,36%, segnando un nuovo record sia intraday che di chiusura. Il Nasdaq Composite ha guadagnato lo +0,07%, anch'esso a un nuovo massimo, mentre l'S&P 500 ha chiuso praticamente invariato, con un progresso marginale di appena +0,02% (FEMO vs FOMO: Yardeni spiega il rally di Wall Street).
A guidare la giornata è stato il netto ribasso del petrolio: i futures sul greggio americano WTI sono scesi sotto la soglia dei 90 dollari al barile, mentre il Brent si è attestato intorno ai 95 dollari. A innescare il movimento, le dichiarazioni del segretario di Stato Marco Rubio, che ha riferito di progressi nei colloqui diplomatici con Teheran, alimentando le speranze di una riapertura dello Stretto di Hormuz.
Dichiarazioni parzialmente ridimensionate nella stessa serata dal presidente Donald Trump, che ha escluso la possibilità di cedere il controllo dello stretto nell'ambito di un eventuale accordo.
Azioni Wall Street: future in calo, riflettori puntati sul PCE
Oggi la seduta è destinata ad aprirsi all'insegna della cautela: il derivato sull'S&P 500 cede lo 0,20%, il contratto sul Nasdaq 100 arretra dello 0,41% mentre il future sul Dow Jones segna un calo di 10 punti base. A pesare sui mercati è il rimbalzo del petrolio: il WTI recupera l'1,8% tornando sopra i 90 dollari al barile, dopo che Reuters ha riportato l'esecuzione di nuovi raid militari americani in Iran. Il Brent guadagna quasi il 2%, attestandosi a 96,07 dollari.
L'attenzione degli operatori è tuttavia rivolta soprattutto all'appuntamento macroeconomico della mattina: alle 14:30 italiane sarà diffuso il dato sull'indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) di aprile, il parametro di inflazione preferito dalla Federal Reserve.
Le attese degli analisti indicano un incremento mensile dello +0,5% e una variazione annua del +3,8%. Escludendo le componenti più volatili, come energia e alimentari, il cosiddetto "PCE core" dovrebbe mostrare una crescita mensile dello +0,3% e annua del +3,3%, in lieve rialzo rispetto al +3,2% di marzo.
Si tratta del dato più atteso della settimana, in grado di condizionare le aspettative sulla politica monetaria in vista della prossima riunione del FOMC (Riunioni Fed: calendario delle date dei meeting del FOMC 2026). Diversi esponenti della Fed hanno già preso posizione: la governatrice Lisa Cook ha dichiarato che l'inflazione si sta muovendo "chiaramente nella direzione sbagliata", mentre il presidente della Fed di Minneapolis, Neel Kashkari, ha ribadito che "il mercato del lavoro è in buona forma, ma l'inflazione è semplicemente troppo elevata".
In agenda vi sono anche le richieste settimanali di sussidio di disoccupazione, la seconda lettura del PIL del primo trimestre (stima di consenso: +2%), i dati sui beni durevoli di aprile (attesa: +3,50%) e l'indicatore che misura le vendite di case nuove.
Wall Street oggi: Snowflake, Salesforce e Boeing sotto i riflettori
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Snowflake (+37% nel pre-market): la piattaforma cloud per l'analisi dei dati ha riportato ricavi nel primo trimestre pari a 1,39 miliardi di dollari, superiori alle stime di mercato, ferme a 1,32 miliardi, e ha alzato le previsioni annuali sui ricavi. La società ha inoltre siglato un accordo quinquennale del valore di 6 miliardi di dollari con Amazon Web Services per l'utilizzo dei processori Graviton e dell'infrastruttura AI di AWS. Il CEO Sridhar Ramaswamy ha sottolineato che "Snowflake Intelligence conta già 2.500 clienti ed è in piena crescita", aggiungendo che "è l'innovazione di prodotto a creare valore duraturo". Degli analisti monitorati da LSEG, 45 su 52 raccomandano l'acquisto del titolo, con un prezzo obiettivo mediano di 247,50 dollari.
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Salesforce (-1%): il colosso del CRM ha comunicato utili per azione rettificati di 3,88 dollari e ricavi per 11,13 miliardi di dollari, entrambi superiori alle attese. Tuttavia, le cRPO (current Remaining Performance Obligation, la metrica che indica il valore totale dei ricavi non ancora realizzati derivanti da contratti già firmati) sono cresciute del 14,00% a 33,6 miliardi di dollari, al di sotto delle aspettative degli analisti. Le indicazioni prospettiche hanno deluso il mercato.
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Boeing (-0,1%): nel corso della Bernstein Annual Strategic Decisions Conference il CEO Kelly Ortberg ha confermato che la società ha superato la revisione della FAA necessaria ad aumentare la produzione del 737 Max a 47 velivoli al mese. Attualmente la linea produce 42 aerei al mese, e Ortberg ha dichiarato di essere "fortemente fiducioso" nel raggiungimento del nuovo obiettivo entro pochi mesi. È già allo studio una quarta linea produttiva nello stabilimento di Everett, nello Stato di Washington, che consentirebbe di portare la cadenza a 52 aeromobili mensili all'inizio del 2027.
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Marvell Technology (-2,8%): il titolo del produttore di semiconduttori scivola nonostante le previsioni positive per il trimestre in corso.
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Agilent Technologies (+11,6%): il gruppo attivo nelle tecnologie sanitarie ha alzato le stime di utile per azione rettificato per l'intero esercizio, portandole a una forchetta compresa tra 6,00 e 6,10 dollari, al di sopra delle precedenti indicazioni.
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Nio (+9,32% ieri, -0,7% prima dell'avvio): le azioni del produttore cinese di veicoli elettrici hanno chiuso in netto rialzo a Wall Street dopo il lancio ufficiale del SUV ES9, in vendita a partire da circa 57.470 dollari (390.000 yuan) con il modello di abbonamento alla batteria. Nel primo trimestre la società ha consegnato 83.465 veicoli, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (Nio accelera in Borsa dopo il lancio del SUV ES9 in Cina).